Chirurgia di genere per minori in Italia: cosa prevede la legge

In Italia nessun minore viene sottoposto a chirurgia di affermazione di genere. Si tratta di un dato di fatto, non di un’opinione: la normativa italiana, le linee guida cliniche nazionali e internazionali, e la prassi consolidata dei centri specializzati concordano nel riservare gli interventi chirurgici esclusivamente alle persone maggiorenni [1][4]. Eppure, nel dibattito pubblico italiano — alimentato da titoli sensazionalistici e dichiarazioni prive di fondamento — circola con insistenza la narrazione secondo cui “i bambini vengono operati per cambiare sesso”. Questa affermazione è falsa, ed è importante spiegare perché.
Questo articolo analizza cosa prevede effettivamente la legge italiana, quale percorso clinico esiste per i minori con disforia di genere, cosa dicono le principali autorità scientifiche internazionali, e come si colloca l’Italia nel panorama europeo. L’obiettivo è fornire informazioni verificate e verificabili a famiglie, adolescenti, operatori sanitari e chiunque voglia capire davvero cosa accade — e cosa non accade — in Italia.
Cosa dice la legge italiana
La legge 164/1982
La legge 14 aprile 1982, n. 164, intitolata “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”, è il fondamento giuridico della transizione di genere in Italia [1]. All’articolo 3, la legge stabilisce che il tribunale, quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza. Questo significa che qualsiasi intervento chirurgico finalizzato alla rettificazione sessuale richiede un’autorizzazione giudiziaria.
Per i minori, il quadro normativo è ancora più restrittivo. La legge 164/1982 non contiene un divieto esplicito formulato come “la chirurgia è vietata ai minori”, ma la combinazione di più fattori rende impossibile, nella pratica, che un tribunale autorizzi un intervento chirurgico su una persona minorenne:
- L’autorizzazione giudiziaria è un prerequisito inderogabile. Il tribunale valuta la necessità dell’intervento caso per caso, tenendo conto dell’età, della maturità e della stabilità dell’identità di genere del richiedente.
- La giurisprudenza consolidata non registra alcun caso in cui un tribunale italiano abbia autorizzato un intervento di chirurgia genitale o di rettificazione sessuale su un minore.
- I protocolli clinici italiani, elaborati dall’ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) e recepiti dai centri specializzati, stabiliscono esplicitamente che la chirurgia è riservata ai maggiorenni [14].
La sentenza della Corte Costituzionale n. 221/2015
Un passaggio fondamentale nell’evoluzione del quadro giuridico italiano è la sentenza n. 221 del 2015 della Corte Costituzionale [13]. Con questa pronuncia, la Corte ha stabilito che la rettificazione anagrafica del sesso non richiede necessariamente un intervento chirurgico: il diritto all’identità di genere è un diritto fondamentale della persona, non subordinato alla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali.
Questa sentenza ha un’implicazione rilevante per il tema che stiamo trattando: se nemmeno per gli adulti l’intervento chirurgico è obbligatorio per ottenere la rettificazione, a maggior ragione non vi è alcuna ragione giuridica per sottoporre un minore a chirurgia.
Il DDL Disforia (2025)
Il DDL 2575, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2025, ha introdotto nuove disposizioni sulla somministrazione di farmaci per la disforia di genere nei minori [7][12]. Il disegno di legge non riguarda la chirurgia — che resta preclusa ai minori come prima — ma interviene sull’accesso ai trattamenti farmacologici, introducendo:
- diagnosi multidisciplinare obbligatoria;
- un registro nazionale AIFA per la prescrizione e dispensazione dei farmaci;
- il parere preventivo del Comitato etico pediatrico;
- la dispensazione esclusiva tramite farmacia ospedaliera.
Il DDL 2575 non ha modificato in alcun modo la normativa sulla chirurgia per i minori, semplicemente perché tale chirurgia non era — e non è — praticata. Il dibattito generato dal DDL riguarda esclusivamente l’accesso ai bloccanti della pubertà e alla terapia ormonale.
Il percorso clinico reale per i minori in Italia
Un approccio graduale e monitorato
Il percorso di affermazione di genere per i minori in Italia segue un modello graduale, reversibile e multidisciplinare, definito dai protocolli dell’ONIG e coerente con le linee guida internazionali WPATH e Endocrine Society [2][3][14]. Questo percorso non prevede in alcun passaggio la chirurgia prima dei 18 anni. Ecco le fasi:
1. Supporto psicologico e psicoterapeutico
Il primo passo è sempre una valutazione psicologica approfondita, condotta da professionisti con esperienza specifica in identità di genere. Questo percorso non ha lo scopo di “confermare” o “negare” l’identità di genere del minore, ma di supportarlo nell’esplorazione della propria identità, nella gestione del disagio e nel coinvolgimento della famiglia. Non ha limiti di età: può iniziare nell’infanzia o nell’adolescenza.
2. Transizione sociale
La transizione sociale — adottare un nome, un abbigliamento e un’espressione di genere coerenti con la propria identità — è un passaggio completamente reversibile e non medico. Può avvenire a qualsiasi età e non richiede alcun intervento farmacologico o chirurgico. Molte scuole italiane prevedono la possibilità di attivare una carriera alias per gli studenti che lo richiedono.
3. Bloccanti della pubertà (stadio Tanner 2-3)
I bloccanti della pubertà, in Italia tipicamente la triptorelina, possono essere somministrati a partire dallo stadio Tanner 2-3, cioè all’inizio dello sviluppo puberale [5][11]. La determina AIFA n. 21756/2019 ha autorizzato l’uso della triptorelina in regime di legge 648, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, per adolescenti con diagnosi confermata di disforia di genere da parte di un’équipe multidisciplinare [5].
I bloccanti della pubertà sono un intervento reversibile: sospendono temporaneamente lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, offrendo al minore più tempo per consolidare la propria identità senza la pressione di modificazioni corporee indesiderate. Alla sospensione del farmaco, la pubertà riprende il suo corso naturale.
4. Terapia ormonale (dai 16-18 anni)
La terapia ormonale con testosterone o estrogeni può essere avviata generalmente tra i 16 e i 18 anni, con il consenso informato dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale [3][14]. Si tratta di un intervento parzialmente irreversibile: alcuni effetti (come l’abbassamento della voce indotto dal testosterone) permangono anche dopo l’eventuale sospensione.
5. Chirurgia (solo dopo i 18 anni)
Gli interventi di chirurgia di affermazione di genere — che possono includere la mastectomia (top surgery), la vaginoplastica, la falloplastica e altri interventi — sono riservati esclusivamente ai maggiorenni. In Italia, l’accesso alla chirurgia richiede inoltre l’autorizzazione del tribunale ai sensi dell’articolo 3 della legge 164/1982 [1][4].
Il principio di gradualità
Il punto centrale di questo percorso è il principio di gradualità: si procede per tappe, dal meno al più invasivo, dal reversibile all’irreversibile. Ogni fase richiede una valutazione specifica e un consenso informato adeguato all’età del paziente. La chirurgia si colloca all’ultimo gradino di questa scala, ed è accessibile solo a persone maggiorenni che abbiano completato un percorso documentato.
Interventi reversibili e irreversibili: una distinzione fondamentale
Nel dibattito pubblico sulla disforia di genere nei minori, uno degli errori più frequenti è confondere interventi tra loro molto diversi, trattandoli come se fossero tutti equivalenti. È essenziale comprendere la differenza tra interventi reversibili, parzialmente reversibili e irreversibili.
Interventi reversibili
- Transizione sociale: adozione di nome, pronomi, abbigliamento coerenti con l’identità di genere. Completamente reversibile, nessun intervento medico.
- Bloccanti della pubertà (analoghi del GnRH, come la triptorelina): sospendono temporaneamente lo sviluppo puberale. Alla sospensione, la pubertà riprende spontaneamente [11]. L’Endocrine Society li classifica come reversibili [3].
Interventi parzialmente reversibili
- Terapia ormonale (testosterone, estrogeni): alcuni effetti — come le modificazioni vocali, la crescita della barba, lo sviluppo del tessuto mammario — possono permanere anche dopo la sospensione. Per questo motivo la terapia ormonale è classificata come parzialmente reversibile e richiede un consenso informato più approfondito [2][3].
Interventi irreversibili
- Chirurgia: mastectomia, vaginoplastica, falloplastica, isterectomia, orchiectomia e altri interventi chirurgici sono per definizione irreversibili. Proprio per questo sono riservati a persone maggiorenni, che abbiano raggiunto la piena capacità di esprimere un consenso informato e che abbiano completato un percorso di accompagnamento adeguato [2][3].
Questa distinzione è fondamentale perché smonta alla radice l’equazione, spesso proposta nel dibattito pubblico, secondo cui “transizione nei minori = operazione chirurgica”. In realtà, gli unici interventi accessibili ai minori in Italia sono quelli reversibili (transizione sociale, bloccanti) e, in una fase successiva, quelli parzialmente reversibili (ormoni), sempre sotto stretto controllo medico e con il consenso dei genitori.
Cosa dicono le linee guida internazionali
WPATH SOC-8
Gli Standards of Care nella versione 8 (SOC-8), pubblicati dalla World Professional Association for Transgender Health nel 2022, rappresentano il riferimento internazionale più autorevole per l’assistenza sanitaria alle persone transgender [2]. Per quanto riguarda la chirurgia nei minori, le SOC-8 raccomandano che:
- la chirurgia genitale (vaginoplastica, falloplastica, orchiectomia, isterectomia) sia riservata a persone che abbiano raggiunto la maggiore età nel proprio paese;
- la falloplastica, in ragione della sua complessità, non venga eseguita prima dei 18 anni in nessun caso;
- eventuali eccezioni per la chirurgia del torace (mastectomia) possano essere valutate caso per caso, ma solo con consenso genitoriale e raccomandazione di due professionisti della salute mentale qualificati.
Le SOC-8 sottolineano ripetutamente che ogni decisione deve essere individualizzata e che gli adolescenti non sono un gruppo omogeneo: il percorso clinico deve tenere conto della maturità cognitiva, emotiva e sociale di ciascun individuo.
Endocrine Society
Le linee guida dell’Endocrine Society, pubblicate nel 2017, forniscono raccomandazioni specifiche sulle soglie di età [3]:
- Bloccanti della pubertà: dall’inizio della pubertà (stadio Tanner 2), con diagnosi confermata e supporto di un’équipe multidisciplinare.
- Terapia ormonale: generalmente dai 16 anni, anche se l’età può variare in base alla maturità e alle circostanze individuali.
- Chirurgia genitale: raccomandata solo dopo i 18 anni o dopo il raggiungimento dell’età legale nel paese di residenza.
- Chirurgia del torace (mastectomia per i maschi trans): l’Endocrine Society non fissa un’età minima rigida, ma raccomanda che il paziente sia in grado di comprendere pienamente rischi e benefici. Nella pratica, la maggior parte degli interventi avviene dopo i 18 anni.
Il consenso scientifico internazionale
Sia le SOC-8 della WPATH sia le linee guida dell’Endocrine Society convergono su un punto: la chirurgia di affermazione di genere non è un trattamento appropriato per i minori, con l’eccezione molto circoscritta della mastectomia in casi selezionati e in alcuni paesi. In Italia, nemmeno questa eccezione viene applicata.
L’European Academy of Paediatrics, nel suo statement del 2024, ha ribadito che gli interventi sui minori con disforia di genere devono seguire un principio di gradualità e proporzionalità, privilegiando gli approcci meno invasivi e riservando quelli irreversibili alla maggiore età [8].
Il confronto europeo
La regola generale: chirurgia dopo i 18 anni
L’Italia non è un’eccezione nel panorama europeo. La stragrande maggioranza dei paesi dell’Unione Europea riserva la chirurgia di affermazione di genere ai maggiorenni [9]. Secondo i dati dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), l’età minima per accedere alla chirurgia di rettificazione sessuale è fissata a 18 anni in Austria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia [9].
L’eccezione della mastectomia
Alcuni paesi europei — in particolare i Paesi Bassi e la Francia — consentono, caso per caso, l’esecuzione della mastectomia (chirurgia del torace, detta anche “top surgery”) a partire dai 16 anni per gli adolescenti transmascolini [9]. Si tratta di un’eccezione limitata alla chirurgia del torace e non estesa alla chirurgia genitale, che resta riservata ai maggiorenni anche in questi paesi.
In Italia questa eccezione non si applica: la mastectomia, come qualsiasi altro intervento chirurgico di affermazione di genere, richiede l’autorizzazione del tribunale ai sensi della legge 164/1982 e non viene autorizzata per i minori [1][4].
Le restrizioni recenti in Europa
Negli ultimi anni, diversi paesi europei hanno adottato approcci più restrittivi nei confronti dei trattamenti per i minori con disforia di genere, ma è importante precisare che queste restrizioni riguardano i trattamenti farmacologici (bloccanti della pubertà e ormoni), non la chirurgia, che era già preclusa ai minori nella quasi totalità dei casi:
- Finlandia (2020): ha limitato l’uso dei bloccanti della pubertà a contesti di ricerca.
- Svezia (2022): ha ristretto la prescrizione di bloccanti e ormoni ai soli centri di ricerca accademici.
- Regno Unito (2024): il Cass Review ha portato alla sospensione della prescrizione di bloccanti al di fuori di trial clinici.
- Danimarca (2024): ha limitato fortemente l’accesso ai trattamenti farmacologici per i minori.
Nessuno di questi paesi ha “vietato la chirurgia sui minori” perché la chirurgia sui minori non veniva praticata nemmeno prima.
“I bambini vengono operati”: un mito da sfatare
L’origine della narrazione
La narrazione secondo cui “i bambini vengono operati per cambiare sesso” è uno dei miti più persistenti e dannosi nel dibattito sulla disforia di genere. Questa affermazione è priva di qualsiasi fondamento fattuale, sia in Italia sia nella stragrande maggioranza dei paesi occidentali [10].
L’organizzazione FactCheck.org ha documentato nel 2023 che i bambini in età prepuberale non ricevono alcun trattamento medico per la transizione di genere — né farmacologico, né tantomeno chirurgico [10]. L’unico intervento possibile per i bambini (non adolescenti) è il supporto psicologico e, eventualmente, la transizione sociale.
Perché questo mito è pericoloso
La diffusione di questa narrazione falsa produce danni concreti:
- Alimenta la paura nelle famiglie di adolescenti transgender, che possono ritardare o evitare di cercare aiuto specialistico per timore che il proprio figlio venga “operato”.
- Distorce il dibattito politico, portando a proposte legislative basate su premesse errate piuttosto che su evidenze scientifiche.
- Stigmatizza i minori transgender e le loro famiglie, che vengono descritti come vittime o complici di pratiche mediche estreme che nella realtà non esistono.
- Oscura i bisogni reali dei minori con disforia di genere, che necessitano di supporto psicologico, ascolto e, in alcuni casi, di trattamenti farmacologici graduali e monitorati.
I numeri in Italia
I dati disponibili confermano la portata estremamente limitata dei trattamenti per la disforia di genere nei minori in Italia. I centri specializzati italiani seguono complessivamente alcune centinaia di minori, e il numero di quelli che accedono ai bloccanti della pubertà è nell’ordine di poche decine all’anno — secondo alcune stime, tra i 15 e i 20 [6][11]. Il numero di minori sottoposti a chirurgia è zero.
L’ospedale Careggi di Firenze, che per anni è stato il principale centro di riferimento per i minori transgender in Italia, ha visto il proprio servizio significativamente ridimensionato dopo l’ispezione ministeriale del gennaio 2024, con conseguente difficoltà di accesso per le famiglie che necessitavano di supporto specialistico [6].
Il ruolo delle società scientifiche italiane
L’ONIG e i protocolli italiani
L’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG) è l’organismo che coordina i centri italiani dedicati alle persone transgender. I protocolli ONIG, coerenti con le SOC della WPATH, stabiliscono criteri chiari per l’accesso ai diversi livelli di trattamento e confermano che la chirurgia è riservata ai maggiorenni [14].
Il comunicato intersocietario del 2025
Nel dicembre 2025, otto società scientifiche italiane — tra cui ONIG, SIGIS (Società Italiana di Genere, Identità e Salute), SIE (Società Italiana di Endocrinologia), SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), ACP (Associazione Culturale Pediatri) e FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica) — hanno pubblicato un comunicato congiunto in risposta al DDL 2575. Le società hanno ribadito che i percorsi per i minori con disforia di genere seguono protocolli rigorosi, che nessun minore viene sottoposto a chirurgia, e che i trattamenti farmacologici disponibili — bloccanti della pubertà e ormoni — sono somministrati solo dopo attenta valutazione multidisciplinare e con il consenso dei genitori.
L’Istituto Superiore di Sanità
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel documento “Appropriatezza terapeutica nelle persone transgender” del 2022, ha confermato il modello di intervento graduale per i minori, ribadendo che il percorso deve procedere dal meno invasivo al più invasivo e che la chirurgia non rientra tra gli interventi appropriati per le persone minorenni [14].
Il percorso dopo i 18 anni
Per completezza, è utile spiegare cosa accade quando un giovane transgender raggiunge la maggiore età. Al compimento dei 18 anni, la persona può:
- continuare o iniziare la terapia ormonale senza necessità del consenso genitoriale;
- presentare ricorso al tribunale per ottenere la rettificazione anagrafica del sesso ai sensi della legge 164/1982;
- richiedere l’autorizzazione giudiziaria per eventuali interventi chirurgici;
- accedere alla chirurgia di affermazione di genere, previa valutazione clinica e autorizzazione del tribunale.
È importante sottolineare che anche dopo i 18 anni la chirurgia non è automatica né obbligatoria. Molte persone transgender scelgono di non sottoporsi ad alcun intervento chirurgico, e la sentenza della Corte Costituzionale n. 221/2015 ha confermato che la rettificazione anagrafica può essere ottenuta anche senza chirurgia [13].
Cosa significa tutto questo per le famiglie
Se sei un genitore di un adolescente che sta esplorando la propria identità di genere, o se sei un adolescente transgender, è fondamentale sapere che:
- Nessuno opererà un minore. La chirurgia di affermazione di genere in Italia è riservata esclusivamente ai maggiorenni. Non esiste alcun protocollo clinico, alcuna linea guida e alcuna prassi giudiziaria che preveda interventi chirurgici su persone sotto i 18 anni.
- Il percorso è graduale. Si parte sempre dall’ascolto e dal supporto psicologico. Ogni passo successivo — transizione sociale, bloccanti, ormoni — è facoltativo, monitorato e richiede il consenso informato adeguato all’età.
- I bloccanti sono reversibili. Se prescritti, i bloccanti della pubertà sospendono temporaneamente lo sviluppo puberale. Se interrotti, la pubertà riprende normalmente. Non sono un “punto di non ritorno”.
- Il tempo è un alleato. Il modello graduale esiste proprio per dare al minore il tempo di esplorare la propria identità senza pressioni e senza interventi irreversibili. La fretta non fa parte di nessun protocollo clinico serio.
- Cercare aiuto è la cosa giusta. Rivolgersi a un centro specializzato non significa “avviare una transizione”. Significa accedere a professionisti che possono supportare il minore e la famiglia nel comprendere cosa sta accadendo e quali opzioni esistono.
I centri specializzati in Italia — come quelli elencati dall’ONIG e dalla rete Infotrans — offrono percorsi di accompagnamento che rispettano i tempi di ogni persona [4]. Iniziare il percorso significa, prima di tutto, parlare con qualcuno che ha le competenze per ascoltare.
In sintesi
La chirurgia di affermazione di genere sui minori non si fa in Italia. Non si fa per legge, non si fa per prassi clinica, non si fa per linee guida nazionali e internazionali. Affermare il contrario è diffondere disinformazione.
Ciò che esiste per i minori con disforia di genere è un percorso di supporto graduale: ascolto, accompagnamento psicologico, eventuale transizione sociale, possibili trattamenti farmacologici reversibili o parzialmente reversibili — sempre con il coinvolgimento della famiglia e sotto il controllo di équipe multidisciplinari specializzate.
Il dibattito pubblico su questi temi dovrebbe partire dai fatti, non dalle paure. E il fatto è che l’Italia, come la stragrande maggioranza dei paesi europei, ha scelto un approccio prudente, graduale e centrato sulla tutela del minore. Un approccio che riserva la chirurgia — intervento irreversibile per eccellenza — a chi ha raggiunto la maggiore età e ha avuto il tempo di maturare una decisione consapevole.