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Carriera alias: cos'è e come attivarla a scuola e in università

Carriera alias: cos'è e come attivarla a scuola e in università

Essere chiamati con il proprio nome è qualcosa che la maggior parte delle persone dà per scontato. Per gli studenti transgender, però, sentirsi chiamare ogni giorno con un nome che non corrisponde alla propria identità può trasformare la scuola in un ambiente ostile. La carriera alias nasce proprio per risolvere questo problema: è un accordo che permette di usare il nome scelto al posto di quello anagrafico all’interno della scuola o dell’università, senza dover attendere la lunga procedura legale di rettificazione anagrafica.

In questa guida spieghiamo cos’è, come funziona, come attivarla e cosa fare se l’istituto non la prevede.

Cos’è la carriera alias

La carriera alias è un accordo di riservatezza stipulato tra l’istituto scolastico o universitario, la persona interessata e, nel caso di studenti minorenni, la famiglia [1][10]. Non si tratta di un documento legale con valore esterno, ma di una procedura amministrativa interna che consente di sostituire il nome anagrafico con il nome di elezione (il nome scelto dalla persona) in tutti i contesti della vita scolastica o accademica.

In pratica, la carriera alias interviene su:

  • Registro elettronico e appelli in classe
  • Badge e tesserino di riconoscimento
  • Email istituzionale (nelle università)
  • Comunicazioni interne tra docenti e personale
  • Elenchi e documenti di uso quotidiano

La carriera alias non modifica i documenti con valore legale esterno: il diploma, la pagella ufficiale, il certificato di laurea, il codice fiscale e qualsiasi altro atto destinato a enti esterni restano intestati al nome anagrafico [2][6]. Per modificare quelli serve la rettificazione anagrafica tramite tribunale, prevista dalla legge 164/1982 [8].

L’obiettivo principale è tutelare il benessere psicologico dello studente, prevenire episodi di bullismo e discriminazione e ridurre il rischio di abbandono scolastico, un fenomeno che colpisce in modo sproporzionato i giovani transgender [7].

Il quadro normativo

In Italia non esiste una legge nazionale che disciplini la carriera alias nelle scuole o nelle università [6][7]. Il Ministero dell’Istruzione non ha mai emanato linee guida specifiche a cui gli istituti possano fare riferimento. L’adozione della carriera alias è dunque una scelta volontaria del singolo istituto, deliberata dal Consiglio di Istituto (nelle scuole) o dal Senato Accademico (nelle università).

Questo non significa, tuttavia, che la carriera alias sia priva di fondamento giuridico. Al contrario, la giurisprudenza italiana offre una base solida.

I principi costituzionali

L’articolo 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona, tra cui rientra il diritto all’identità personale. La Corte Costituzionale ha affermato in più occasioni che l’identità di genere è un elemento costitutivo del diritto all’identità personale:

  • La sentenza n. 221/2015 ha stabilito che l’identità di genere rientra nei diritti fondamentali della persona e che non è necessario un intervento chirurgico per ottenerne il riconoscimento [4].
  • La sentenza n. 180/2017 ha ribadito che l’identità di genere, soggettivamente percepita e vissuta, merita tutela costituzionale in ogni momento, non soltanto al termine di un percorso medico-legale [5].

La legge 164/1982 e la normativa sulla privacy

La legge 164/1982 disciplina la rettificazione dell’attribuzione di sesso nei registri anagrafici [8], ma la carriera alias si colloca a un livello diverso: non modifica lo stato civile, bensì regola l’uso del nome all’interno di un’istituzione.

Il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) classifica i dati relativi all’identità di genere come dati particolari (articolo 9), soggetti a una protezione rafforzata [9]. Questo implica che la scuola o l’università, nel gestire la carriera alias, deve trattare le informazioni con la massima riservatezza, limitando l’accesso ai dati anagrafici originali al solo personale strettamente autorizzato.

Il contributo di Rete Lenford

Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBTI+) ha elaborato un modello di regolamento per l’attivazione dell’identità alias nelle scuole, presentato nel 2022 e fondato su cinque principi: riconoscimento linguistico, autodeterminazione (anche per i minori di età superiore a 14 anni), de-patologizzazione, riservatezza e formazione del personale [3]. Il modello è disponibile gratuitamente sul sito dell’associazione e rappresenta un riferimento per le scuole che intendono dotarsi di un regolamento.

Come attivarla a scuola

La procedura varia da istituto a istituto, ma in generale segue questi passaggi [6][7]:

1. Verificare se la scuola ha un regolamento

Il primo passo è controllare se il Consiglio di Istituto ha già approvato un regolamento sulla carriera alias. L’elenco curato da AGEDO Nazionale conta oltre 516 scuole in tutta Italia che hanno adottato la carriera alias nel proprio regolamento (dato aggiornato a febbraio 2026), di cui 510 statali e 6 paritarie [1].

Se la scuola è nell’elenco, la procedura è già prevista e ci si può rivolgere direttamente alla segreteria o al dirigente.

2. Presentare la richiesta

La richiesta va inoltrata per iscritto alla scuola, generalmente via email con oggetto riservato. In base alla situazione:

  • Studente maggiorenne: la richiesta può essere presentata direttamente dallo studente.
  • Studente minorenne: la richiesta deve essere firmata da entrambi i genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale.

Nella richiesta si dichiara che lo studente ha un’identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita e si chiede l’attivazione della carriera alias. Non è richiesta alcuna diagnosi medica, certificato psicologico o documentazione sanitaria [3].

3. Colloquio e sottoscrizione dell’accordo

Il dirigente scolastico (o un referente delegato) convoca un colloquio riservato con lo studente e, se minorenne, i genitori. In questa sede:

  • Si illustrano le modalità di attivazione e i suoi limiti
  • Si concorda quali documenti interni saranno modificati
  • Si sottoscrive un accordo di riservatezza che vincola la scuola alla tutela della privacy

4. Attivazione

Una volta firmato l’accordo, la segreteria aggiorna il registro elettronico, il badge e i documenti interni. I docenti vengono informati in via riservata dal dirigente. Da quel momento, in classe e in tutte le comunicazioni interne, lo studente viene chiamato con il nome scelto.

Se la scuola non ha un regolamento

Se la scuola non ha ancora adottato la carriera alias, il consiglio è di:

  • Parlare con il coordinatore di classe come primo passo
  • Chiedere al coordinatore di portare la questione al Consiglio di Classe e poi al dirigente scolastico
  • Proporre al dirigente l’adozione di un regolamento, usando il modello di Rete Lenford [3] come riferimento
  • Coinvolgere i rappresentanti dei genitori e degli studenti nel Consiglio di Istituto

Come attivarla in università

Nelle università la carriera alias è generalmente più strutturata e diffusa. Secondo la mappatura di Infotrans, circa 48 atenei italiani (pubblici e privati) hanno attivato la carriera alias [2], distribuiti in quasi tutte le regioni.

La procedura universitaria

La procedura tipica prevede:

  1. Richiesta alla segreteria studenti: si compila un modulo disponibile sul sito dell’ateneo o presso la segreteria.
  2. Documentazione: in genere è sufficiente un’autocertificazione o una dichiarazione di intento. Alcuni atenei possono richiedere documentazione relativa a un percorso di affermazione di genere in corso, ma la tendenza è verso la semplificazione.
  3. Attivazione del profilo alias: la segreteria crea un profilo burocratico alternativo con il nome di elezione. Questo si riflette su:
    • Libretto universitario
    • Email istituzionale
    • Badge e tesserino
    • Registro delle presenze e verbali d’esame
    • Piattaforme digitali (portale studenti, e-learning)
  4. Riservatezza: solo il personale autorizzato della segreteria può accedere ai dati anagrafici originali.

Alcuni atenei che hanno adottato la carriera alias

La lista completa e aggiornata è consultabile su Infotrans [2]. Tra gli atenei che l’hanno formalmente attivata figurano, a titolo di esempio:

  • Lombardia: Politecnico di Milano, Università degli Studi di Milano (Statale), Università di Milano-Bicocca, Università Bocconi, Università Cattolica
  • Veneto: Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Padova
  • Emilia-Romagna: Università di Bologna, Università di Parma
  • Toscana: Università di Firenze, Università di Siena
  • Lazio: Sapienza Università di Roma
  • Piemonte: Università di Torino
  • Sardegna: Università di Cagliari
  • Campania: Università Federico II di Napoli

Per verificare se il proprio ateneo prevede la carriera alias, il modo più sicuro è cercare sul sito ufficiale dell’università la voce “carriera alias” o contattare la segreteria studenti.

Cosa cambia e cosa no

È fondamentale avere chiaro il perimetro della carriera alias per evitare aspettative irrealistiche.

Cosa cambia

Documento / contestoViene aggiornato?
Registro elettronico di classeSi
Badge e tesserinoSi
Email istituzionaleSi
Appello in classeSi
Comunicazioni interneSi
Piattaforme digitali dell’istitutoSi

Cosa NON cambia

Documento / contestoViene aggiornato?
Diploma di maturità o di laureaNo
Pagella ufficialeNo
Certificati per enti esterniNo
Codice fiscaleNo
Carta d’identitàNo
Attestati con valore legaleNo

Per modificare i documenti con valore legale è necessaria la rettificazione anagrafica tramite sentenza del tribunale, come previsto dalla legge 164/1982 [8]. La carriera alias e la rettificazione sono due percorsi distinti: la prima è interna all’istituto, la seconda ha effetto su tutta la vita giuridica della persona.

Diritti dello studente

L’attivazione della carriera alias si accompagna a una serie di tutele che riguardano la vita quotidiana a scuola o in università.

Privacy

La scuola è tenuta a garantire la massima riservatezza. Il nome anagrafico non deve essere comunicato ai compagni di classe, ai genitori di altri studenti o a personale non strettamente coinvolto. La violazione della riservatezza da parte di un docente o di un membro del personale può configurare una violazione del GDPR [9] e del diritto alla privacy dello studente.

Servizi igienici e spogliatoi

Molti regolamenti prevedono che lo studente possa utilizzare i servizi igienici e gli spogliatoi coerenti con la propria identità di genere. In assenza di indicazioni specifiche, la scuola dovrebbe trovare soluzioni che rispettino la dignità dello studente, come l’accesso a servizi singoli o a spazi riservati.

Gite scolastiche e attività fuori sede

Durante le gite scolastiche, la sistemazione nelle camere dovrebbe rispettare l’identità di genere dello studente. La scuola è tenuta a trovare un accordo con lo studente (e la famiglia, se minorenne) per garantire comfort e sicurezza.

Sport scolastico

Per le attività sportive interne alla scuola, la carriera alias consente in genere di partecipare nelle categorie coerenti con la propria identità di genere. Per le competizioni ufficiali organizzate da federazioni sportive, si applicano invece i regolamenti delle singole federazioni, che possono avere criteri diversi.

Se la scuola rifiuta

Se l’istituto non prevede la carriera alias e il dirigente scolastico non si dimostra disponibile, esistono diversi percorsi per far valere i propri diritti.

Chi contattare

  • Ufficio Scolastico Regionale (USR): è l’organo del Ministero dell’Istruzione sul territorio. Si può segnalare la situazione e chiedere un intervento.
  • Garante per la Protezione dei Dati Personali: se la scuola utilizza il nome anagrafico in contesti dove non è necessario, causando un’esposizione non voluta dell’identità di genere, si può presentare un reclamo per violazione della privacy.
  • Difensore civico regionale: può intervenire nelle controversie tra cittadini e pubblica amministrazione.

Associazioni di riferimento

Diverse associazioni offrono supporto legale e pratico:

  • Rete Lenford (retelenford.it): avvocatura specializzata nei diritti LGBTI+, offre consulenza legale e ha elaborato il modello di regolamento per le scuole [3].
  • AGEDO (agedonazionale.org): associazione di genitori di persone LGBTI+, mantiene l’elenco aggiornato delle scuole con carriera alias e offre supporto alle famiglie [1].
  • Arcigay e i comitati locali: possono accompagnare studenti e famiglie nel dialogo con la scuola.
  • GenderLens (genderlens.org): mette a disposizione modelli di regolamento, lettere-tipo e informazioni pratiche [10].

Il precedente giurisprudenziale

La giurisprudenza della Corte Costituzionale [4][5] e della Corte di Cassazione riconosce l’identità di genere come diritto fondamentale della persona. Questo significa che, anche in assenza di una legge specifica sulla carriera alias, il rifiuto di un istituto può essere contestato invocando i principi costituzionali di tutela della persona e il diritto alla non discriminazione [11].

Il punto sulla diffusione

I numeri mostrano una crescita costante. Secondo AGEDO, le scuole con carriera alias nel regolamento sono passate da 51 nell’anno scolastico 2020-2021 a oltre 516 nel 2026 [1]. La Lombardia guida con 72 istituti, seguita da Veneto (41) e Piemonte (39).

Sul fronte universitario, circa 48 atenei hanno adottato la carriera alias [2], coprendo quasi tutte le regioni italiane, con concentrazioni maggiori in Lombardia, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana e Veneto.

Nonostante la crescita, la diffusione resta disomogenea: in alcune regioni del Centro e del Sud la copertura è ancora limitata. L’assenza di linee guida ministeriali fa si che l’esperienza dello studente dipenda in larga misura dalla sensibilità del singolo istituto e del dirigente scolastico [6].

Per approfondire

La carriera alias è uno strumento di transizione sociale che non richiede alcun percorso medico. Se stai valutando anche la modifica dei documenti ufficiali, consulta la guida sul cambio documenti e rettificazione anagrafica. Per un quadro completo sulla vita scolastica delle persone transgender in Italia, leggi l’articolo su persone trans e scuola.

Se hai bisogno di supporto o non sai da dove cominciare, parlare con un’associazione come AGEDO o Rete Lenford può essere il primo passo. Non sei solo e non devi affrontare tutto da solo.

Pubblicato ieri · 11 fonti citate Generato con AI
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