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Sentenza Skrmetti: la Corte Suprema e le cure trans per i minori

Sentenza Skrmetti: la Corte Suprema e le cure trans per i minori

Il 18 giugno 2025 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso la sentenza più importante sui diritti delle persone transgender dopo Bostock v. Clayton County del 2020. Nel caso United States v. Skrmetti (docket 23-477), sei giudici contro tre hanno stabilito che il divieto del Tennessee sulle cure di affermazione di genere per i minori non viola la clausola di uguale protezione del XIV Emendamento della Costituzione [1]. È la prima volta nella storia che la Corte Suprema si pronuncia sulle cure per la disforia di genere. Le conseguenze si estendono ben oltre il Tennessee: 25 dei 27 divieti statali sono ora pienamente applicabili, e circa 120.400 adolescenti trans vivono in stati dove non possono accedere a bloccanti della pubertà o terapia ormonale [3][4].

La legge del Tennessee: Senate Bill 1

La legge al centro del caso si chiama Senate Bill 1 (SB1). Approvata dal parlamento del Tennessee e firmata dal governatore Bill Lee il 2 marzo 2023, è entrata in vigore il 1 luglio dello stesso anno [1][9].

Cosa vieta

SB1 proibisce ai professionisti sanitari di prescrivere, somministrare o dispensare bloccanti della pubertà e terapia ormonale a qualsiasi minore se il trattamento ha lo scopo di “consentire al minore di identificarsi con, o vivere come, una presunta identità incoerente con il sesso biologico del minore” [1]. Il divieto si estende anche alla telemedicina e copre qualsiasi trattamento volto ad alleviare il disagio derivante dalla discordanza tra il sesso assegnato alla nascita e l’identità di genere.

Le sanzioni

Le conseguenze per i professionisti sanitari che violano la legge sono triplici [9][14]. Primo: una sanzione civile fino a 25.000 dollari per ogni trattamento vietato, con possibilità di azione da parte del procuratore generale del Tennessee. Secondo: sanzioni disciplinari professionali ai sensi del Titolo 63 del codice del Tennessee, che possono includere la sospensione o la revoca della licenza medica. Terzo: una causa civile privata che consente al minore o ai genitori che non hanno prestato il consenso di citare in giudizio il professionista.

L’eccezione che rivela la discriminazione

Un elemento centrale del caso riguarda ciò che SB1 non vieta. Gli stessi farmaci — bloccanti della pubertà e ormoni — restano perfettamente legali quando prescritti ai minori per altre condizioni mediche: pubertà precoce, difetti congeniti, malattie o lesioni fisiche [1][3]. Una ragazza cisgender può ricevere bloccanti della pubertà per la pubertà precoce. Un ragazzo cisgender può ricevere testosterone per l’ipogonadismo. Ma un adolescente trans non può ricevere gli stessi identici farmaci per la disforia di genere. Questa distinzione — stessi farmaci, stessi pazienti minorenni, diverso scopo medico — è al centro dell’intero dibattito giuridico sulla natura discriminatoria della legge.

Il percorso giudiziario

Il caso ha attraversato tre gradi di giudizio in poco più di due anni.

Il ricorso iniziale

Il 20 aprile 2023, Lambda Legal, l’ACLU e l’ACLU del Tennessee hanno presentato ricorso presso il tribunale federale del Distretto Centrale del Tennessee per conto di tre famiglie e un medico [13][14]. I ricorrenti principali erano Samantha e Brian Williams di Nashville e la loro figlia quindicenne transgender, identificata come L.W., insieme a due altre famiglie che hanno presentato ricorso in forma anonima e la dottoressa Susan Lacy di Memphis. L’argomento: SB1 viola la clausola di uguale protezione del XIV Emendamento perché discrimina sulla base del sesso.

Il 26 aprile 2023, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Biden, ha presentato istanza per intervenire nel caso come parte ricorrente, sostenendo che SB1 viola il diritto federale [14]. Il giudice Eli Richardson ha accolto l’istanza il 16 maggio 2023. Da quel momento il caso ha assunto la denominazione United States v. Skrmetti, dal nome del procuratore generale del Tennessee Jonathan Skrmetti.

Il tribunale distrettuale blocca la legge

Il 28 giugno 2023, il tribunale distrettuale ha emesso un’ingiunzione preliminare che bloccava l’applicazione di SB1, ad eccezione del diritto di azione civile privata e del divieto di chirurgia [1][13]. Il giudice ha ritenuto che i ricorrenti avessero dimostrato una probabilità di successo nel merito della loro richiesta sulla clausola di uguale protezione.

Il Sesto Circuito rovescia la decisione

La risposta del Tennessee è arrivata rapidamente. Nel luglio 2023, la Corte d’Appello del Sesto Circuito ha sospeso l’ingiunzione con un voto di 2 a 1, con il giudice Jeffrey Sutton a scrivere per la maggioranza [1][2]. Il 28 settembre 2023, lo stesso pannello ha rovesciato l’ingiunzione preliminare del tribunale distrettuale, applicando il rational basis review e concludendo che SB1 non classifica sulla base del sesso [2].

La Corte Suprema accetta il caso

Il 24 giugno 2024, la Corte Suprema ha accettato di esaminare il caso (certiorari). Le argomentazioni orali si sono tenute il 4 dicembre 2024 [1][2]. L’amministrazione Biden ha argomentato a favore dei ricorrenti davanti alla Corte. La sentenza è stata emessa il 18 giugno 2025.

L’opinione della maggioranza

Il Chief Justice John Roberts ha scritto l’opinione di maggioranza, a cui si sono uniti i giudici Thomas, Alito (parzialmente), Gorsuch, Kavanaugh e Barrett [1].

La classificazione: non sesso, ma “uso medico”

Il ragionamento centrale della maggioranza si fonda su una distinzione: SB1 non classifica le persone sulla base del sesso o dello status transgender, ma opera due sole classificazioni — per età (consentendo certi trattamenti agli adulti ma non ai minori) e per uso medico (consentendo bloccanti della pubertà e ormoni per alcune condizioni ma non per altre) [1][9]. Secondo la Corte, queste due classificazioni non costituiscono categorie sospette e non richiedono un livello di scrutinio elevato.

Rational basis review

La Corte ha applicato il rational basis review, lo standard di scrutinio più basso nel diritto costituzionale americano [1][3]. Sotto questo standard, una legge è valida se esiste una qualsiasi base razionale che la giustifichi. Il legislatore non deve dimostrare che la legge sia il mezzo migliore o più efficace per raggiungere il proprio obiettivo: è sufficiente che la connessione tra la legge e un interesse statale legittimo sia plausibile.

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che il Tennessee avesse una base razionale nel voler regolamentare trattamenti medici per i minori in un campo che la maggioranza ha definito caratterizzato da “incertezza medica” [1]. La Corte ha affermato che i legislatori statali hanno il diritto di esercitare cautela di fronte a trattamenti i cui effetti a lungo termine sono oggetto di dibattito.

Il rifiuto di applicare Bostock

Un passaggio significativo dell’opinione riguarda il precedente di Bostock v. Clayton County (2020), la sentenza che aveva stabilito che il Titolo VII del Civil Rights Act protegge i lavoratori dalla discriminazione basata sull’identità di genere. La maggioranza ha esplicitamente rifiutato di estendere il ragionamento di Bostock al contesto della clausola di uguale protezione, sostenendo che il Titolo VII e il XIV Emendamento operano con standard e finalità differenti [1][9].

La deferenza al legislatore statale

La Corte ha ribadito il principio di deferenza verso i parlamenti statali nella regolamentazione della pratica medica, un concetto che ha un precedente diretto nella sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization (2022), quella che ha eliminato il diritto federale all’aborto [1][6]. La Corte ha sottolineato che “la regolamentazione della pratica medica è di norma una prerogativa dello Stato” e che i giudici non devono sostituire il proprio giudizio a quello dei legislatori in materia di politica sanitaria.

Il dissenso

La giudice Sonia Sotomayor ha scritto il dissenso, a cui si è unita integralmente la giudice Ketanji Brown Jackson, e parzialmente (parti I-IV) la giudice Elena Kagan [1]. La giudice Kagan ha anche scritto un dissenso separato.

La legge è una classificazione basata sul sesso

L’argomento centrale del dissenso è diretto: SB1 è una classificazione basata sul sesso, indipendentemente da come la maggioranza la definisca [1][10]. Sotomayor ha scritto che “il sesso determina l’accesso ai farmaci coperti dalla legge”. Un adolescente maschio (ma non femmina) può ricevere farmaci che lo aiutano ad apparire come un ragazzo. Un’adolescente femmina (ma non maschio) può ricevere farmaci che la aiutano ad apparire come una ragazza. Per i minori transgender accade esattamente il contrario: gli stessi farmaci, somministrati per lo stesso scopo di allineare l’aspetto fisico all’identità, sono vietati.

Lo scrutinio elevato era necessario

Sotomayor ha sostenuto che, trattandosi di una classificazione basata sul sesso, la Corte avrebbe dovuto applicare lo scrutinio intermedio (intermediate scrutiny), non il rational basis review [1]. Sotto lo scrutinio intermedio, il Tennessee avrebbe dovuto dimostrare che SB1 serve un “importante interesse governativo” e che il mezzo scelto è “sostanzialmente correlato” a tale interesse — un onere della prova significativamente più alto.

Il consenso medico

Il dissenso ha sottolineato che le principali organizzazioni mediche statunitensi — l’American Academy of Pediatrics, l’Endocrine Society, l’American Medical Association, l’American Psychological Association — raccomandano le cure di affermazione di genere come trattamenti appropriati e basati sull’evidenza per la disforia di genere nei minori [1][5]. Sotomayor ha contestato la caratterizzazione della maggioranza di questi trattamenti come incerti, definendola una distorsione dello stato della ricerca.

“Danni incalcolabili”

In un passaggio che ha avuto ampia risonanza mediatica, Sotomayor ha avvertito che la sentenza causerà “danni incalcolabili” ai minori transgender e alle loro famiglie [10][12]. Ha aggiunto che “rifiutando di applicare lo scrutinio elevato, la maggioranza rende le persone transgender americane doppiamente vulnerabili alla discriminazione sancita dallo Stato” [1].

Le conseguenze immediate

Gli effetti della sentenza si sono manifestati su più fronti nei mesi successivi.

I divieti statali diventano pienamente applicabili

Prima di Skrmetti, diversi divieti statali erano bloccati o contestati in tribunale. Dopo la sentenza, 25 dei 27 divieti statali sulle cure di affermazione di genere per i minori risultano pienamente in vigore [3]. Le uniche eccezioni sono il Montana, dove il divieto è bloccato sulla base della costituzione statale (e non del diritto federale, dunque non direttamente toccato da Skrmetti), e l’Arkansas, il cui divieto era ancora oggetto di contenzioso al momento della sentenza [3].

Brandt v. Rutledge: l’Arkansas capitola

Il 12 agosto 2025, la Corte d’Appello dell’Ottavo Circuito ha rovesciato la propria precedente decisione nel caso Brandt v. Rutledge, il primo caso che aveva bloccato un divieto statale sulle cure di affermazione di genere (quello dell’Arkansas, approvato nel 2021) [15]. In una decisione en banc con un voto di 8 a 2, la corte ha stabilito che il Save Adolescents from Experimentation Act dell’Arkansas non viola la clausola di uguale protezione, il giusto processo, né il Primo Emendamento. Le prime 13 pagine dell’opinione sono dedicate a spiegare perché il caso è controllato da Skrmetti [15]. Il divieto dell’Arkansas, bloccato dai tribunali per quattro anni, è ora pienamente in vigore.

L’impatto sui minori

Secondo il Williams Institute della UCLA, 120.400 adolescenti transgender di età compresa tra i 13 e i 17 anni — il 40,1% di tutti i giovani trans in quella fascia di età negli Stati Uniti — vivono in stati dove le cure di affermazione di genere sono vietate [4]. Si tratta di adolescenti a cui lo stato di residenza impedisce di accedere a trattamenti raccomandati dalle principali associazioni mediche del paese.

L’estensione ai giovani adulti

In alcuni stati, la sentenza Skrmetti ha alimentato proposte per estendere i divieti oltre i 18 anni. In Oklahoma, Texas e Carolina del Sud sono stati depositati disegni di legge che avrebbero vietato le cure di affermazione di genere fino ai 26 anni di età [3]. In Texas, un progetto di legge (H.B. 4574) prevedeva che un professionista sanitario che fornisce cure di affermazione di genere a una persona trans di età inferiore ai 26 anni potesse essere condannato alla detenzione e alla perdita della licenza medica. In Oklahoma, la proposta è stata successivamente ridimensionata a 18 anni dopo forti contestazioni.

I tribunali statali come nuovo campo di battaglia

Dopo Skrmetti, la Corte Suprema federale non rappresenta più una via percorribile per le sfide basate sulla clausola di uguale protezione. Lo State Court Report ha documentato come i tribunali statali siano diventati il nuovo terreno di contenzioso [7]. In Montana, un tribunale di primo grado ha annullato una legge del 2023 che definiva il sesso come due categorie binarie, ritenendo che violasse il diritto alla privacy garantito dalla costituzione statale. In Texas, al contrario, la corte suprema statale ha confermato il divieto, appellandosi direttamente a Skrmetti [7]. Le costituzioni statali offrono protezioni che variano enormemente da stato a stato, creando un panorama giuridico frammentato in cui la geografia determina i diritti.

Il parallelo con Dobbs

La sentenza Skrmetti non esiste in un vuoto giuridico. La sua architettura legale rispecchia quella di Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization (2022), la sentenza che ha eliminato il diritto federale all’aborto stabilito da Roe v. Wade nel 1973 [6][7].

La stessa logica giuridica

Entrambe le sentenze condividono tre elementi strutturali [6][8]. Primo: l’applicazione del rational basis review a questioni che riguardano l’autonomia corporea, lo standard che concede il massimo margine di discrezionalità al legislatore. Secondo: il principio di deferenza verso i parlamenti statali nella regolamentazione di questioni mediche che la Corte ritiene di competenza legislativa e non giudiziaria. Terzo: il rifiuto di riconoscere un diritto costituzionale protetto — nel caso di Dobbs, il diritto all’aborto; nel caso di Skrmetti, il diritto all’accesso alle cure di affermazione di genere per i minori.

Il Tennessee cita esplicitamente Dobbs

Nelle memorie difensive presentate alla Corte Suprema, il Tennessee ha citato esplicitamente Dobbs per sostenere la legittimità di SB1 [6]. L’argomento: se la Corte ha stabilito che gli stati possono regolamentare e vietare l’aborto senza violare il diritto alla privacy o al giusto processo, la stessa logica si applica alla regolamentazione delle cure di affermazione di genere. La Corte, nell’opinione di maggioranza, ha accolto questa analogia.

Le stesse organizzazioni, la stessa strategia

Come documentato da Ms. Magazine, le stesse organizzazioni che hanno guidato la strategia legale per rovesciare Roe v. Wade — in particolare l’Alliance Defending Freedom e la Heritage Foundation — sono attivamente coinvolte nella promozione dei divieti statali sulle cure di affermazione di genere [6]. La strategia è analoga: costruire una serie di leggi statali restrittive, attendere che vengano contestate in tribunale, e portare i casi davanti a una Corte Suprema favorevole per ottenere un precedente nazionale.

La reazione di Reproductive Freedom for All

Reproductive Freedom for All, l’organizzazione nata dalla fusione di NARAL Pro-Choice America, ha condannato la sentenza Skrmetti definendola un attacco diretto all’autonomia corporea che “mette in pericolo giovani vulnerabili, le loro famiglie e i loro professionisti sanitari” [8]. L’organizzazione ha tracciato un parallelo esplicito con Dobbs, sostenendo che entrambe le sentenze “utilizzano la stessa architettura legale per privare le persone del controllo sulle proprie decisioni mediche” [8].

L’analisi del Center for American Progress

Il Center for American Progress ha inquadrato il caso Skrmetti come una questione di autonomia corporea che riguarda tutti, non solo le persone transgender [5]. Dopo la sentenza, l’organizzazione ha dichiarato che la Corte “ha anteposto la politica alla scienza” con un’opinione “piena di miti anti-scientifici che si rifiuta di riconoscere che tutti meritano un accesso equo alle cure mediche” [5]. L’avvertimento: se gli stati possono sostituirsi ai professionisti sanitari nelle decisioni sulle cure di affermazione di genere, lo stesso principio può essere applicato ad altre categorie di trattamenti medici.

La copertura in Italia

La sentenza ha ricevuto attenzione anche nei media italiani. Gay.it ha definito la decisione della Corte “uno choc nazionale”, riportando le parole di Chase Strangio, avvocato dell’ACLU e primo avvocato apertamente transgender a discutere un caso davanti alla Corte Suprema: “La sentenza di oggi è una sconfitta devastante per le persone transgender, per le nostre famiglie e per tutti coloro che hanno a cuore la Costituzione” [10]. Il procuratore generale del Tennessee Jonathan Skrmetti ha invece definito la decisione una vittoria del “buon senso sull’attivismo giudiziario” [10].

Adnkronos, attraverso la testata Demografica, ha descritto il caso come “il primo nella storia della Corte Suprema che vede protagoniste le cure per la disforia di genere” [11]. Il Manifesto ha titolato “Negate le cure ai minori transgender”, sottolineando come la decisione potesse “trasformarsi in un pericoloso precedente legale” per i futuri casi [12].

Il quadro dopo Skrmetti

I dati raccontano la portata della sentenza. Ventisette stati hanno approvato leggi che vietano le cure di affermazione di genere per i minori. Dopo Skrmetti, 25 di questi divieti sono pienamente applicabili [3]. Circa 120.400 adolescenti tra i 13 e i 17 anni vivono in stati dove non possono accedere a bloccanti della pubertà o terapia ormonale per la disforia di genere [4]. L’Ottavo Circuito ha già rovesciato il primo divieto che era stato bloccato da un tribunale, e altri seguiranno [15].

Sul piano giuridico, la sentenza ha stabilito tre principi. Primo: le leggi che distinguono i trattamenti medici in base allo scopo (disforia di genere rispetto ad altre condizioni) non costituiscono una classificazione basata sul sesso [1]. Secondo: il rational basis review, e non lo scrutinio elevato, si applica a queste leggi [1]. Terzo: i parlamenti statali hanno ampia discrezionalità nel regolamentare le cure mediche per i minori, anche quando la comunità medica raccomanda trattamenti diversi da quelli consentiti dalla legge [1][9].

Le sfide legali si spostano ora sui tribunali statali e su argomenti diversi dalla clausola di uguale protezione: il giusto processo, le costituzioni statali, la Sezione 1557 dell’Affordable Care Act [3][7]. Come ha osservato lo State Court Report, “con il vuoto federale che costringe gli stati a tracciare il proprio percorso, i tribunali statali attingono sempre più alle proprie tradizioni costituzionali per plasmare il futuro dei diritti riproduttivi e transgender” [7].

La sentenza Skrmetti non chiude il dibattito. Lo ridefinisce, spostandolo dal piano federale a quello statale, dal XIV Emendamento alle costituzioni locali, dalla Corte Suprema ai tribunali di primo grado. Il risultato è un paese in cui l’accesso alle cure mediche per i minori transgender dipende dalla linea di confine statale più vicina.

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