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Il caso Careggi: cronologia e fatti

Il caso Careggi: cronologia e fatti

Per anni, l’ospedale Careggi di Firenze è stato il principale punto di riferimento in Italia per gli adolescenti con disforia di genere e le loro famiglie. Grazie a un’équipe multidisciplinare di endocrinologi, psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, il centro fiorentino ha seguito centinaia di giovani pazienti, guadagnandosi una reputazione di eccellenza riconosciuta a livello nazionale. A partire dal gennaio 2024, una serie di eventi — un’interrogazione parlamentare, un’ispezione ministeriale, un’indagine della Procura e un dibattito politico sempre più acceso — hanno trasformato Careggi nel simbolo di una battaglia che va ben oltre le mura dell’ospedale. Questa è la cronologia dei fatti.

Careggi prima della polemica: un centro di eccellenza

Le origini del servizio

L’ambulatorio per l’incongruenza di genere dell’ospedale Careggi nasce nel 2005, all’interno del Dipartimento di Sessuologia e Andrologia, come servizio dedicato alle persone adulte con incongruenza di genere [1]. Nel 2014, di fronte alla crescente domanda di famiglie con figli adolescenti, il centro attiva un percorso specifico per l’età evolutiva. Nasce così l’ambulatorio per le identità di genere atipiche in età evolutiva, una delle pochissime strutture italiane specializzate nella presa in carico di minori con disforia di genere.

L’équipe e il modello di lavoro

Il centro si distingue per un approccio multidisciplinare integrato. L’équipe è composta da endocrinologi, psicologi clinici, psicoterapeuti e psichiatri che lavorano in stretta collaborazione. Tra le figure di riferimento, la psicologa Jiska Ristori e l’endocrinologa Alessandra Fisher diventano nel tempo punti di riferimento imprescindibili per le famiglie, seguite dalla supervisione scientifica del professor Mario Maggi, direttore del Servizio di Endocrinologia.

Nel 2018, la Regione Toscana istituisce il CRIG (Centro Regionale di Coordinamento per le Problematiche Sanitarie Connesse all’Identità di Genere), assegnandone il coordinamento proprio a Careggi con delibera regionale n. 907 del 6 agosto 2018. È il primo centro di coordinamento regionale dedicato all’identità di genere in Italia [4].

La triptorelina e la determina AIFA

Per comprendere il caso Careggi è indispensabile conoscere il quadro normativo. Nel 2019, con la determina n. 21756/2019, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) inserisce la triptorelina — un farmaco agonista del GnRH che sospende temporaneamente lo sviluppo puberale — nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale per i minori con diagnosi di disforia di genere [12].

La determina stabilisce che la prescrizione può avvenire solo dopo la valutazione di un’équipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra infantile, psicologo, endocrinologo e bioeticista, e solo quando il percorso di supporto psicologico, psicoterapeutico e psichiatrico non sia risultato sufficiente. Un punto chiave, come si vedrà, riguarda proprio l’interpretazione del termine “supporto psichiatrico”: la determina AIFA utilizza formulazioni ambigue che lasciano spazio a interpretazioni diverse su cosa debba precedere obbligatoriamente la prescrizione del farmaco [2][3].

La triptorelina era già utilizzata da decenni in pediatria per il trattamento della pubertà precoce. Il suo impiego nella disforia di genere è finalizzato a sospendere temporaneamente la pubertà per dare al giovane paziente e alla sua famiglia il tempo di maturare una decisione consapevole, riducendo nel frattempo il disagio legato allo sviluppo di caratteri sessuali incongruenti con l’identità di genere percepita.

La cronologia degli eventi

18 dicembre 2023: l’interrogazione Gasparri

Il caso Careggi nasce ufficialmente il 18 dicembre 2023, quando il senatore Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, presenta un’interrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute. Nell’interrogazione, Gasparri denuncia che all’ospedale Careggi la triptorelina verrebbe somministrata “a bambini di 11 anni senza alcuna assistenza psicoterapeutica e psichiatrica” e che l’ospedale non disporrebbe di un servizio di neuropsichiatria infantile adeguato [2][7].

L’interrogazione fa esplicito riferimento alla determina AIFA del 2019, sostenendo che Careggi non ne starebbe rispettando le procedure. Gasparri chiede al governo di verificare i fatti e di intervenire.

23-24 gennaio 2024: l’ispezione ministeriale

La reazione del Ministero della Salute è rapida. Su disposizione del ministro Orazio Schillaci, una commissione ispettiva viene inviata a Careggi il 23 e 24 gennaio 2024. Gli ispettori hanno il mandato di verificare “i percorsi relativi al trattamento della disforia di genere nei minori e l’utilizzo del farmaco triptorelina” [2].

Durante i due giorni di ispezione, la commissione acquisisce la documentazione relativa a 85 casi di minori seguiti dal centro negli anni precedenti. Ascolta il personale clinico e la direzione sanitaria. L’ospedale fornisce dati dettagliati: nel 2023 sono state effettuate 26 prescrizioni di triptorelina su circa 150 visite ambulatoriali, e l’età media dei pazienti trattati risulta essere di circa 15,2 anni — ben diversa dagli 11 anni denunciati da Gasparri [2].

31 gennaio 2024: la risposta delle società scientifiche

Mentre l’ispezione è ancora in corso, dodici società scientifiche italiane firmano un comunicato congiunto intitolato “Basta disinformazione” [5]. Tra i firmatari figurano la Società Italiana di Endocrinologia (SIE), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) e altre.

Il comunicato afferma che la triptorelina è “un farmaco salvavita per i giovanissimi transgender e gender diverse, prescritto solo dopo attenta valutazione multiprofessionale”, e che il suo scopo non è “castrare chimicamente né modificare l’orientamento sessuale e l’identità”, ma “dare tempo ai giovani sofferenti e alle famiglie per fare scelte mature e ponderate, prevenendo stigma sociale, autolesionismo e suicidio” [5].

Marzo 2024: l’indagine della Procura di Firenze

Il 2 marzo 2024, si apprende che la Procura di Firenze ha aperto un fascicolo esplorativo sul caso Careggi, sulla base della documentazione trasmessa dagli ispettori ministeriali. Il procuratore capo Filippo Spiezia conferma che i magistrati stanno “valutando” la relazione per verificare se sussistano profili di rilevanza penale [13]. L’indagine è senza indagati né ipotesi di reato definite: si tratta di un’attività conoscitiva preliminare.

6 aprile 2024: i risultati dell’ispezione

I risultati ufficiali dell’ispezione vengono resi noti il 6 aprile 2024, quando il ministro Schillaci risponde formalmente all’interrogazione parlamentare di Gasparri. La relazione ispettiva rileva “elementi di criticità molto significativi nell’ambito del percorso di presa in carico e gestione” dei pazienti con disforia di genere, “anche per quanto concerne l’utilizzo della terapia farmacologica con triptorelina” [3][4].

Le criticità principali sono tre:

  1. Non corretto recepimento della determina AIFA n. 21756/2019: in alcuni casi la triptorelina sarebbe stata prescritta senza che il paziente fosse stato visitato da un neuropsichiatra infantile, come invece richiederebbero le procedure AIFA [3][4].

  2. Mancata trasmissione dei dati all’AIFA: l’ospedale non avrebbe comunicato all’Agenzia i dati di monitoraggio clinico dei pazienti trattati, impedendo il controllo previsto dalla normativa [3].

  3. Criticità organizzative: carenze nell’organizzazione del ruolo del neuropsichiatra infantile all’interno del percorso di presa in carico [3][4].

Il Ministero formula undici raccomandazioni alla Regione Toscana, tra cui: garantire che tutti i casi senza eccezione siano visitati dal neuropsichiatra infantile; produrre con urgenza procedure dettagliate per la diagnosi e la presa in carico; potenziare il personale con un incremento degli psicologi e psicoterapeuti; trasmettere all’AIFA i dati di monitoraggio clinico arretrati; migliorare la compilazione delle cartelle cliniche [4][14].

La Regione Toscana riceve 30 giorni per rispondere e 90 per adeguare le procedure.

La reazione di Careggi e della Regione Toscana

La Regione Toscana contesta duramente le modalità di comunicazione dei risultati, definendo “inquietante” il fatto che il contenuto della relazione sia stato anticipato alla stampa — e allo stesso Gasparri — prima ancora che la Regione stessa ne ricevesse copia ufficiale [4]. Secondo la Regione, la relazione le sarebbe stata trasmessa il 3 aprile, ma le anticipazioni giornalistiche circolavano già dal giorno precedente.

Sul merito, la Regione ribadisce che il servizio non viene sospeso e che i correttivi richiesti dal Ministero verranno implementati. L’ospedale Careggi conferma di voler proseguire le attività del percorso per l’incongruenza di genere e annuncia l’inserimento di un neuropsichiatra infantile nell’équipe multidisciplinare [14].

Tuttavia, la relazione del Ministero specifica che “non si dispone lo stop dell’attività, ma solo alcuni correttivi” [14]. È una precisazione importante: formalmente il centro non viene chiuso.

L’impatto sulle famiglie

Il rallentamento del servizio

Nonostante il centro non sia stato chiuso sulla carta, nella pratica le cose cambiano profondamente. Secondo numerose testimonianze raccolte da giornalisti nel corso del 2024 e dell’inizio del 2025, il servizio ha subito un rallentamento drastico, al punto da risultare a tratti paralizzato [1][6].

I nuovi pazienti non vengono più accettati. Quelli già in carico riferiscono attese di mesi per visite che prima venivano programmate con regolarità. Le famiglie descrivono una situazione di “limbo”: i percorsi non vengono formalmente interrotti, ma di fatto non avanzano [1].

Le dimissioni delle figure chiave

Nel corso del 2024-2025, due delle figure professionali più importanti del centro lasciano il servizio. La psicologa Jiska Ristori, punto di riferimento storico per le famiglie, si dimette. L’endocrinologa Alessandra Fisher, pur continuando a lavorare a Careggi nel Dipartimento di Andrologia, non risulta più disponibile per i pazienti del percorso pubblico dedicato alla disforia di genere, secondo quanto riferito da diverse famiglie [1].

Gli ambulatori dedicati ai pazienti con disforia di genere vengono inoltre spostati in un’area più appartata dell’ospedale [1]. Molti genitori dichiarano che Ristori e Fisher “hanno salvato molte vite” [1].

“Lasciateci esistere”

L’appello delle famiglie si cristallizza nello slogan “Lasciateci esistere”. Attraverso racconti resi pubblici sui media, genitori come Silvia, madre di una ragazza transgender in cura da anni a Careggi, raccontano l’importanza che il centro ha avuto nella vita dei propri figli e la disperazione di fronte al blocco dei percorsi [6].

Le famiglie sottolineano che la triptorelina, lungi dall’essere un trattamento imposto, rappresenta in molti casi l’unica possibilità per ridurre gli stati depressivi, il rischio suicidario e i comportamenti autolesionistici nei giovani con disforia di genere. Lo stop del servizio non ha fermato la disforia: ha fermato le cure [6].

La protesta davanti all’AIFA

Il 23 maggio 2024, genitori e adolescenti dell’associazione Affetti oltre il genere si incatenano simbolicamente davanti alla sede dell’AIFA a Roma, in una protesta pacifica contro il tavolo tecnico istituito dai ministeri della Salute e della Famiglia [11]. Circa una decina di persone, tra cui sei genitori con figli adolescenti, partecipano alla protesta. Alcuni adolescenti indossano magliette con la scritta “Chiedimi se sono felice” [11].

I manifestanti denunciano che il tavolo tecnico non include alcun rappresentante delle associazioni di persone transgender o delle famiglie di minori con incongruenza di genere, e che l’iniziativa governativa non tiene conto delle evidenze scientifiche disponibili [11].

Il contesto politico

Il tavolo tecnico interministeriale

Nel maggio 2024, i ministri Orazio Schillaci (Salute) e Eugenia Roccella (Famiglia, Natalità e Pari Opportunità) istituiscono un tavolo tecnico presso il Gabinetto del Ministero della Salute, composto da 29 membri tra esperti e rappresentanti istituzionali [7][8]. Il tavolo include funzionari di entrambi i ministeri, medici e rappresentanti di diverse società scientifiche (SIEDP, SIAMS, SINPIA, SITCC, SIPS, SIGO, SPI, SIP, SIGIS, SIE).

Il mandato è duplice: condurre una ricognizione sulle modalità di trattamento della disforia di genere nei minori sul territorio nazionale e riesaminare la letteratura scientifica internazionale alla luce dei cambiamenti di approccio avvenuti in altri Paesi, come il Regno Unito dopo la pubblicazione del Cass Review [8].

Le associazioni e i gruppi di famiglie di persone transgender criticano la composizione del tavolo, ritenendola sbilanciata e non inclusiva delle voci dirette dei pazienti e delle famiglie coinvolte [11].

Il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica

Il 16 dicembre 2024, il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) pubblica una risposta al quesito posto dal Ministero della Salute sull’utilizzo della triptorelina nella diagnosi di disforia di genere [9][15]. Il parere, approvato a larga maggioranza con un solo voto contrario e due astensioni, evidenzia:

  • L’insufficienza dei dati scientifici sull’uso dei bloccanti della pubertà e la necessità di rafforzare la ricerca attraverso studi clinici indipendenti finanziati dal Ministero della Salute [9].

  • La raccomandazione che la prescrizione dei bloccanti della pubertà avvenga “solo in ambito sperimentale”, in linea con i cambiamenti di approccio adottati da altri Paesi europei [9][15].

Il parere viene accolto con soddisfazione dalle forze politiche favorevoli a una regolamentazione più restrittiva, mentre le società scientifiche e le associazioni di famiglie lo criticano come un passo indietro rispetto alla determina AIFA del 2019.

Il DDL Disforia

Il caso Careggi contribuisce direttamente alla genesi del DDL 2575, noto come ”DDL Disforia”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2025 su proposta dei ministri Schillaci e Roccella [10]. Il disegno di legge introduce:

  • L’obbligo di diagnosi da parte di un’équipe multidisciplinare con documentazione dei percorsi psicologici precedenti.
  • Un registro nazionale AIFA per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci, con dati trasmessi al Ministero ogni sei mesi.
  • Il parere preventivo obbligatorio del Comitato etico a valenza nazionale pediatrico per la somministrazione dei farmaci.
  • La dispensazione esclusiva tramite farmacia ospedaliera [10].

Le associazioni e le società scientifiche criticano duramente il DDL, sostenendo che il registro nazionale equivale a una “schedatura” dei minori transgender e che la complessità dei passaggi burocratici previsti rischia di rendere inaccessibili le cure nella pratica [10].

La questione di fondo: cosa ha contestato davvero l’ispezione

È importante distinguere tra la narrazione mediatica e politica del caso e i fatti contenuti nella relazione ispettiva. L’ispezione non ha contestato l’uso della triptorelina in sé, né ha stabilito che il trattamento fosse inappropriato dal punto di vista clinico [3][14].

Le criticità riscontrate sono di natura procedurale e organizzativa: la mancata visita neuropsichiatrica in tutti i casi, la mancata trasmissione dei dati di monitoraggio all’AIFA e carenze nella documentazione clinica. Si tratta di violazioni formali della determina AIFA, non di giudizi sull’efficacia o sulla sicurezza del trattamento.

La relazione del Ministero non dispone la chiusura del centro, non sospende la possibilità di prescrivere triptorelina e non contesta la diagnosi di disforia di genere nei pazienti seguiti [14]. Chiede correttivi procedurali e organizzativi, da implementare entro 90 giorni.

Tuttavia, l’impatto reale va ben oltre le raccomandazioni scritte. Il clima di pressione politica e mediatica, l’apertura del fascicolo in Procura e le dimissioni di figure chiave hanno prodotto un effetto deterrente che ha reso il centro sostanzialmente inoperante per i nuovi pazienti [1].

Lo stato attuale (inizio 2026)

Alla data di pubblicazione di questo articolo, la situazione a Careggi resta caratterizzata da grande incertezza:

  • Il centro per la disforia di genere esiste formalmente, ma non accetta nuovi pazienti minorenni da oltre un anno [1].
  • I pazienti già in carico riferiscono tempi di attesa prolungati e difficoltà nell’accedere alle visite [1].
  • Jiska Ristori ha lasciato il centro. Alessandra Fisher lavora ancora a Careggi ma, secondo le famiglie, non segue più i pazienti del percorso pubblico per la disforia di genere [1].
  • Il DDL Disforia è all’esame della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. Le audizioni si sono svolte tra novembre e dicembre 2025, ma il testo è ancora in fase di discussione [10].
  • L’esito dell’indagine della Procura di Firenze non è stato reso noto pubblicamente.
  • Il tavolo tecnico interministeriale ha completato i suoi lavori, i cui risultati hanno alimentato la stesura del DDL [7][8].

Gli altri centri in Italia

Il rallentamento di Careggi ha reso ancora più evidente la fragilità della rete italiana dei centri per la disforia di genere. I principali centri che continuano a operare includono:

  • SAIFIP (Servizio per l’Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica), presso l’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma. È il centro storico di riferimento nazionale, attivo sia per adulti che per minori.
  • CIDIGem (Centro Interdipartimentale Disforia di Genere), presso le Molinette di Torino (AOU Città della Salute e della Scienza). Offre percorsi per adulti e ambulatori dedicati ai minori con gruppi di supporto per adolescenti e genitori.
  • Il centro dell’ospedale San Paolo di Milano.
  • Ambulatori e servizi in diverse altre città, censiti sulla piattaforma Infotrans.it dell’Istituto Superiore di Sanità.

Tuttavia, anche questi centri operano in un clima di crescente incertezza normativa. Il DDL Disforia, se approvato nella forma attuale, introdurrebbe nuove procedure e vincoli che riguarderebbero tutti i centri sul territorio nazionale, non solo Careggi.

Una cronologia per non dimenticare

DataEvento
2005Nasce l’ambulatorio per l’incongruenza di genere a Careggi (adulti)
2014Si attiva il percorso dedicato ai minori
2018Istituzione del CRIG (coordinamento regionale, Toscana)
2019Determina AIFA n. 21756: triptorelina erogabile dal SSN per disforia di genere
18 dicembre 2023Interrogazione parlamentare di Gasparri su Careggi
23-24 gennaio 2024Ispezione ministeriale a Careggi (85 casi esaminati)
31 gennaio 2024Comunicato congiunto di 12 società scientifiche: “triptorelina salvavita”
2 marzo 2024La Procura di Firenze apre un fascicolo esplorativo
6 aprile 2024Schillaci comunica i risultati dell’ispezione: “criticità significative”
Aprile 2024Undici raccomandazioni del Ministero alla Regione Toscana
15 maggio 2024Istituzione del tavolo tecnico interministeriale (29 membri)
23 maggio 2024Genitori si incatenano davanti alla sede AIFA a Roma
16 dicembre 2024Il CNB raccomanda l’uso della triptorelina solo in ambito sperimentale
4 agosto 2025Il Consiglio dei Ministri approva il DDL Disforia
Inizio 2026Careggi non accetta nuovi pazienti minori; DDL in commissione parlamentare
Pubblicato ieri · 15 fonti citate Generato con AI
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