Donne trans e lesbismo

“Ma se ti piacciono le donne, perché hai fatto la transizione?” è una domanda che molte donne trans lesbiche si sentono rivolgere. Dietro questa domanda c’è un equivoco fondamentale: la confusione tra chi sei e chi ami. L’identità di genere — il senso profondo di essere donna, uomo o di un genere non binario — è una cosa. L’orientamento sessuale — verso chi provi attrazione romantica e sessuale — è un’altra. Sono due dimensioni indipendenti dell’esperienza umana, e comprenderle separatamente è essenziale per capire perché una donna trans può essere lesbica esattamente come una donna cisgender.
Questo articolo esplora la realtà delle donne trans lesbiche: cosa dicono i dati, come si inseriscono nella storia del movimento LGBTQ+, quali sfide affrontano e perché la loro esistenza non è una contraddizione, ma un’espressione naturale della diversità umana.
Orientamento sessuale e identità di genere: due cose diverse
Il principio fondamentale da cui partire è semplice nella sua formulazione, anche se spesso frainteso: l’identità di genere riguarda chi sei, l’orientamento sessuale riguarda chi ti attrae. L’American Psychological Association (APA) lo afferma esplicitamente nelle sue linee guida: le persone transgender, come le persone cisgender, possono essere sessualmente orientate verso uomini, donne, entrambi i sessi o nessuno dei due, e generalmente vivono la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale come fenomeni separati [3].
Anche il WPATH, nella versione 8 degli Standard di Cura pubblicata nel 2022, ribadisce che l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono costrutti distinti [4]. Una donna trans — cioè una persona a cui è stato assegnato il sesso maschile alla nascita ma la cui identità di genere è femminile — può essere attratta da uomini (eterosessuale), da donne (lesbica), da persone di più generi (bisessuale o pansessuale) o da nessuno (asessuale). La transizione non cambia l’orientamento sessuale, così come non lo cambia per le persone cisgender.
Eppure, nella percezione comune, persiste l’idea che una persona che transiziona “verso il femminile” debba necessariamente essere attratta da uomini. Questa aspettativa riflette un modello rigido e superato della sessualità, in cui genere e desiderio vengono erroneamente legati in un unico pacchetto. La realtà è molto più sfumata.
Cosa dicono i dati: gli orientamenti sessuali delle donne trans
I numeri smentiscono qualsiasi stereotipo monolitico. Il 2015 U.S. Transgender Survey (USTS), la più grande indagine mai condotta sulle persone transgender con 27.715 partecipanti, ha rilevato che tra le donne trans il 27% si identificava come lesbica, gay o attratta dallo stesso genere, il 20% come bisessuale, il 19% come eterosessuale, il 16% come pansessuale, il 6% come asessuale e il 6% come queer [1].
Questi dati mostrano una distribuzione estremamente diversificata. Quasi la metà delle donne trans che hanno partecipato al sondaggio si identifica come lesbica o bisessuale — cioè attratta, almeno in parte, da altre donne.
Uno studio più recente pubblicato nel 2023 su BMC Public Health da Reisner e colleghi, basato su un campione probabilistico nazionale statunitense, ha confermato questa diversità. Tra le persone transgender nel loro complesso, le identità sessuali più frequentemente riportate erano “bisessuale” (18,9%), “queer” (18,1%) e “eterosessuale” (17,6%). Il 57,1% delle donne trans riportava attrazione verso tre o più generi [2]. Questi risultati evidenziano come la sessualità delle persone trans sia profondamente variegata e non riducibile a categorie rigide.
Le donne trans nella storia del movimento LGBTQ+
Le donne trans non sono arrivate “dopo” nel movimento LGBTQ+. Ne sono state protagoniste fin dall’inizio — e spesso ne hanno pagato il prezzo più alto.
Stonewall e le radici della liberazione
La notte del 28 giugno 1969, quando la polizia fece irruzione nello Stonewall Inn di New York, tra le prime persone a resistere c’erano donne trans, drag queen e persone di genere non conforme, in gran parte nere e latine. Marsha P. Johnson, attivista nera descritta come drag queen e donna trans, e Sylvia Rivera, attivista latina transgender di 17 anni, furono tra le figure più visibili della rivolta [6]. Come documentato dallo Smithsonian Institution, Rivera raccontò in seguito di aver lanciato il secondo cocktail Molotov della rivolta e di non essere tornata a casa per sei notti consecutive [6].
Dopo Stonewall, Johnson e Rivera fondarono la Street Transvestite Action Revolutionaries (STAR), un’organizzazione che offriva rifugio e supporto alle donne trans senza fissa dimora. Ma entrambe si scontrarono con l’esclusione della comunità gay mainstream: la Gay Activists Alliance rifiutava sistematicamente di riconoscere il ruolo delle persone transgender — in maggioranza persone di colore — nella rivolta che aveva dato origine al movimento stesso.
Le donne trans negli spazi lesbici: una presenza storica
Anche la storia degli spazi lesbici è intrecciata con quella delle donne trans. Molto prima che il dibattito sull’inclusione diventasse una questione pubblica, donne trans lesbiche partecipavano attivamente alla vita della comunità lesbica. Uno studio del 2016 pubblicato su affilia ha documentato le esperienze delle donne trans butch (mascoline) nella comunità lesbica, mostrando come molte di loro abbiano trovato in quegli spazi un senso di appartenenza e riconoscimento della propria identità femminile e del proprio orientamento sessuale [11].
Il dibattito su inclusione ed esclusione
Nonostante questa storia condivisa, le donne trans lesbiche affrontano ancora resistenze significative all’interno di alcuni spazi lesbici e femministi. Il dibattito, particolarmente acceso negli ultimi anni, merita di essere compreso nelle sue diverse posizioni.
Le argomentazioni escludenti
Alcune voci, spesso associate al cosiddetto femminismo radicale trans-escludente, sostengono che il lesbismo sia definito dall’attrazione verso il “sesso biologico femminile” e che l’inclusione delle donne trans negli spazi lesbici costituisca una forma di “cancellazione lesbica”. Nel 2019, il gruppo britannico Get the L Out ha fatto irruzione al Pride di Londra con cartelli che affermavano che l’attivismo trans “cancella le lesbiche”.
Perché queste argomentazioni non reggono
Queste posizioni si basano su una definizione rigida e biologicamente semplicistica di “donna” che non riflette né la complessità della biologia umana né il consenso scientifico attuale. Come documentato nell’articolo delle donne trans sono donne, l’identità di genere ha basi neurobiologiche solide. Definire il lesbismo esclusivamente in base ai cromosomi o all’anatomia genitale significherebbe escludere anche donne cisgender intersex, donne che hanno subito interventi chirurgici o donne in menopausa — una prospettiva che nessuna definizione ragionevole di lesbismo ha mai contemplato.
Le principali organizzazioni LGBTQ+ — da ILGA-Europe al National Center for Transgender Equality — riconoscono pienamente le donne trans lesbiche. Come ha scritto il National Center for Transgender Equality in occasione della Lesbian Visibility Week: “Le donne trans lesbiche fanno parte della comunità lesbica e lo sono sempre state”.
Uno studio sulle dinamiche online
Una ricerca pubblicata nel 2022 su Women’s Studies International Forum ha analizzato i discorsi di inclusione ed esclusione delle donne trans in una comunità online di donne queer. Lo studio ha identificato come le principali strategie argomentative a favore dell’inclusione facciano leva sulle definizioni ampie e scientificamente fondate di “donna” e “lesbica”, mentre le posizioni escludenti si basano spesso su immaginari ipotetici sui corpi delle donne trans, scollegati dalla realtà delle loro esperienze [10].
Il dating come donna trans lesbica
Se il dibattito teorico può sembrare astratto, la vita quotidiana delle donne trans lesbiche è fatta di sfide molto concrete, specialmente nel mondo degli incontri.
La questione della disclosure
Una delle decisioni più complesse per una donna trans lesbica è quando e come rivelare il proprio passato a una potenziale partner. Il timore del rifiuto, della reazione ostile o addirittura della violenza accompagna ogni interazione. Le app di incontri, pur offrendo la possibilità di indicare la propria identità di genere, espongono le donne trans a feticizzazione, commenti offensivi e rifiuti basati sul pregiudizio anziché sulla reale compatibilità.
I dati sul rifiuto
Lo studio di Blair e Hoskin del 2019, pubblicato sul Journal of Social and Personal Relationships, ha fotografato l’entità dell’esclusione: l’87,5% del campione (che includeva persone eterosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e queer) ha dichiarato che non prenderebbe in considerazione una relazione con una persona trans [5]. Le persone cisgender eterosessuali erano le più propense all’esclusione, ma anche tra le donne lesbiche cisgender una percentuale significativa esprimeva riserve.
Questi numeri, però, non raccontano tutta la storia. L’esclusione dal dating riflette spesso pregiudizi interiorizzati e mancanza di informazione, più che un’incompatibilità reale. Molte donne lesbiche cisgender che conoscono e frequentano donne trans testimoniano relazioni del tutto normali, basate su attrazione reciproca, intimità e rispetto.
Oltre il rifiuto: relazioni reali
Le donne trans lesbiche costruiscono relazioni significative e durature ogni giorno. Le ricerche sulla qualità delle relazioni romantiche delle persone transgender mostrano che, quando vivono in contesti accettanti e hanno accesso a supporto adeguato, le persone trans riportano livelli di soddisfazione relazionale comparabili a quelli della popolazione cisgender. La chiave, come per qualsiasi coppia, è la comunicazione, il rispetto reciproco e l’autenticità.
Il contesto italiano
In Italia, il tema delle donne trans lesbiche si inserisce in un panorama culturale con le proprie specificità.
Dati e ricerche
L’indagine ISTAT-UNAR del 2023 sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ ha documentato come il 26% delle persone in unione civile che si identificano come omosessuali o bisessuali consideri il proprio orientamento sessuale uno svantaggio sul lavoro [12]. Per le persone trans, la situazione è ancora più complessa: l’identità di genere si sovrappone all’orientamento sessuale creando una condizione di discriminazione multipla.
Il rapporto Inclusion4All del 2022, specifico per l’Italia, ha evidenziato che le persone trans, intersex e non binarie affrontano ambienti lavorativi largamente impreparati: molte nascondono la propria identità per paura di conseguenze negative, e i professionisti delle risorse umane hanno una conoscenza limitata delle loro esigenze [9].
A livello europeo, l’indagine FRA del 2019 — la più grande mai condotta sulle persone LGBTI in Europa con quasi 140.000 partecipanti — ha rilevato che il 55% delle persone trans ha subito discriminazione in almeno un ambito della vita nei 12 mesi precedenti, e il 34% ha subito aggressioni fisiche o sessuali nei cinque anni precedenti [8]. L’analisi di TGEU (Transgender Europe) di questi dati ha confermato che le donne trans subiscono i livelli più alti di molestie e violenza tra tutti i gruppi intervistati [7].
Spazi e comunità
Le grandi città italiane — Milano, Roma, Bologna, Torino — offrono spazi LGBTQ+ che sono generalmente inclusivi delle donne trans. Associazioni come il MIT (Movimento Identità Trans), attivo dal 1982, e i circoli Arcigay e Arcilesbica in molte città forniscono punti di riferimento per le donne trans lesbiche in cerca di comunità e supporto. Tuttavia, fuori dai centri urbani principali, gli spazi dedicati sono rari e l’isolamento resta una sfida significativa.
L’Italia, pur avendo riconosciuto il diritto al cambio di genere anagrafico già nel 1982 con la legge 164, non ha ancora una legge contro l’omotransfobia (il DDL Zan è stato respinto dal Senato nel 2021), lasciando le donne trans lesbiche particolarmente esposte a discriminazioni multiple basate sia sull’identità di genere che sull’orientamento sessuale.
Comunità e supporto: non sei sola
Per le donne trans lesbiche, trovare una comunità può fare una differenza enorme. Sapere di non essere sole, di non essere un’eccezione o un paradosso, ma parte di un’esperienza condivisa da migliaia di altre donne, è un fattore protettivo potente per la salute mentale e il benessere.
Le comunità online hanno giocato un ruolo fondamentale in questo senso. Forum, gruppi sui social media e server dedicati permettono alle donne trans lesbiche di condividere esperienze, consigli e sostegno reciproco, superando le barriere geografiche che in un Paese come l’Italia possono essere significative.
A livello internazionale, la visibilità delle donne trans lesbiche è cresciuta enormemente negli ultimi anni. Figure pubbliche, attiviste, artiste e scrittrici trans lesbiche contribuiscono a normalizzare un’esperienza che per troppo tempo è stata resa invisibile o presentata come impossibile.
Una realtà, non una contraddizione
Essere una donna trans e lesbica non è una contraddizione. È la naturale conseguenza del fatto che l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono dimensioni indipendenti [3][4]. Una donna trans che ama le donne è lesbica per la stessa ragione per cui lo è una donna cisgender: perché è una donna attratta da altre donne.
I dati scientifici confermano che una percentuale significativa di donne trans si identifica come lesbica o bisessuale [1][2]. La storia del movimento LGBTQ+ mostra che le donne trans lesbiche ne sono state protagoniste fin dalle origini [6]. Le principali organizzazioni mediche e scientifiche riconoscono l’indipendenza tra identità di genere e orientamento sessuale.
Ciò che resta da fare è continuare a costruire spazi — fisici e culturali — in cui le donne trans lesbiche possano vivere apertamente, amare liberamente e partecipare pienamente alla vita della comunità. Non come ospiti tollerate, ma come parte integrante di essa. Perché lo sono sempre state.