Disclosure: come Hollywood ha plasmato la percezione delle persone trans

Un documentario che cambia lo sguardo
Quante volte abbiamo visto un personaggio trans sullo schermo? E soprattutto: come lo abbiamo visto? Disclosure: Trans Lives on Screen, diretto da Sam Feder e prodotto da Laverne Cox, affronta queste domande con un’analisi rigorosa e coinvolgente che attraversa oltre un secolo di cinema e televisione [1][2]. Uscito su Netflix nel giugno 2020, il documentario non si limita a catalogare le rappresentazioni trans nei media: ne svela i meccanismi, ne misura l’impatto e ne denuncia le conseguenze sulla vita reale delle persone transgender [3].
La tesi centrale del documentario e tanto semplice quanto potente: per la maggior parte delle persone, il primo — e spesso unico — contatto con la realta trans avviene attraverso i media. E per decenni, quei media hanno offerto immagini distorte, stereotipate e spesso violente delle persone transgender, plasmando un’opinione pubblica che ancora oggi fatica a superare quei pregiudizi [3][7].
Le voci: persone trans raccontano i media
La struttura di Disclosure poggia su un elemento fondamentale: sono le persone trans a parlare. Il documentario raccoglie le testimonianze di artisti, attrici, registe e studiose transgender che analizzano le rappresentazioni mediatiche dalla propria prospettiva — quella di chi quelle rappresentazioni le ha subite, e talvolta ne e stata complice.
Laverne Cox, attrice di Orange Is the New Black e produttrice del documentario, racconta come da bambina cercasse disperatamente immagini di persone come lei in televisione, trovando solo caricature e figure tragiche [7]. Mj Rodriguez, protagonista di Pose, riflette su come le rappresentazioni negative abbiano influenzato la percezione che la societa ha delle donne trans di colore. Lilly Wachowski, regista di Matrix, offre una prospettiva unica come donna trans che ha lavorato a Hollywood prima e dopo il suo coming out.
Tra le altre voci spiccano Jen Richards, attrice e sceneggiatrice che ha lavorato a lungo per una rappresentazione piu autentica; Alexandra Billings, veterana del teatro e della televisione; Candis Cayne, prima donna trans ad avere un ruolo fisso in una serie TV in prima serata; Susan Stryker, storica e autrice di testi fondamentali sulla storia trans; e Angelica Ross, attrice e fondatrice di TransTech Social Enterprises [1][4].
Dal cinema muto agli anni ‘60: le origini dello stereotipo
Disclosure inizia il suo viaggio nell’era del cinema muto, dimostrando che le rappresentazioni trans sullo schermo esistono fin dagli albori del mezzo [3]. Gia nei primi cortometraggi del Novecento compaiono scene di travestimento, spesso usate a scopo comico: l’uomo in abiti femminili come fonte di ilarita era un espediente narrativo diffuso e apparentemente innocuo.
Ma il documentario mostra come queste rappresentazioni precoci abbiano stabilito un modello che sarebbe durato un secolo. Il travestimento veniva associato all’inganno, alla comicita o alla minaccia: tre schemi che avrebbero definito la rappresentazione trans per i decenni successivi [3][4].
Negli anni ‘50 e ‘60, con la transizione di Christine Jorgensen che fece notizia in tutto il mondo, Hollywood inizio a incorporare personaggi piu esplicitamente trans nelle proprie produzioni. Ma lo fece quasi sempre attraverso la lente del sensazionalismo: la persona trans come fenomeno da baraccone, come curiosita esotica, come shock narrativo.
Gli stereotipi: un catalogo di danni
Il cuore di Disclosure e l’analisi sistematica degli stereotipi trans che Hollywood ha perpetuato per decenni. Il documentario ne identifica diversi, mostrandone la ripetizione ossessiva attraverso centinaia di clip [4].
La “reveal scene” e forse lo stereotipo piu analizzato nel documentario. Si tratta della scena in cui l’identita trans di un personaggio viene “rivelata” — generalmente a un uomo eterosessuale che ne rimane scioccato, disgustato o violento. Questo espediente narrativo appare in decine di film, da The Crying Game (1992) a Ace Ventura: Pet Detective (1994). La reveal scene trasmette un messaggio chiaro: il corpo trans e un inganno, e la reazione violenta alla “scoperta” e comprensibile, se non giustificata [3].
Il villain trans e un altro stereotipo ricorrente. Da Psycho di Alfred Hitchcock (1960) a Il silenzio degli innocenti (1991), il cinema ha associato ripetutamente il travestimento e l’ambiguita di genere alla follia omicida [4]. Anche quando i personaggi non sono tecnicamente trans — come Norman Bates o Buffalo Bill — il pubblico li ha interpretati come tali, rafforzando l’associazione tra identita trans e pericolo.
La vittima tragica e lo stereotipo secondo cui i personaggi trans sono inevitabilmente destinati alla sofferenza, all’emarginazione e alla morte. Disclosure mostra come innumerevoli film e serie TV abbiano raccontato storie trans che si concludono con il suicidio, l’omicidio o la solitudine, negando alle persone trans la possibilita di esistere sullo schermo come individui completi con una vita piena [3][4].
L’oggetto di derisione: in commedie e sit-com, la persona trans e stata a lungo utilizzata come battuta — il personaggio il cui corpo o la cui identita esistono solo per far ridere il pubblico. Serie popolari come Friends e How I Met Your Mother hanno incluso battute a spese delle persone trans che milioni di spettatori hanno interiorizzato come normali [6].
L’impatto sulla vita reale
Disclosure non si limita a un esercizio accademico. Il documentario collega esplicitamente la rappresentazione mediatica alle conseguenze nella vita quotidiana delle persone trans [3][7]. Le persone intervistate raccontano come quegli stereotipi abbiano influenzato la percezione che la societa ha di loro — e, in modo ancora piu doloroso, la percezione che avevano di se stesse.
Laverne Cox descrive come, crescendo, le uniche immagini di persone trans nei media fossero vittime di violenza nei talk show o personaggi comici [7]. Questa assenza di modelli positivi ha reso piu difficile per lei accettare la propria identita. Jen Richards racconta come la prevalenza delle reveal scene abbia contribuito a una cultura in cui gli uomini eterosessuali si sentono “ingannati” dalle donne trans, con conseguenze che arrivano fino alla violenza fisica.
Il documentario cita studi che collegano l’esposizione a rappresentazioni negative con atteggiamenti transfobici. Quando l’unica immagine di una persona trans che un individuo ha mai visto e quella di un assassino o di una vittima, non sorprende che sviluppi paura o disprezzo. I media, in questo senso, non riflettono la realta: la creano.
Il cambiamento: segnali di speranza
Disclosure non si ferma alla denuncia. Il documentario riconosce i cambiamenti positivi avvenuti negli ultimi anni, pur mantenendo un atteggiamento critico.
L’arrivo di serie come Pose (2018-2021), con il suo cast di attrici trans in ruoli principali, e di personaggi come Sophia Burset in Orange Is the New Black, interpretata dalla stessa Laverne Cox, ha segnato una svolta nella rappresentazione televisiva [4][7]. Per la prima volta, le persone trans venivano mostrate come esseri umani complessi, con gioie, amori, ambizioni e difficolta che andavano ben oltre la loro identita di genere.
Il documentario sottolinea pero che il progresso e fragile e incompleto. Le donne trans di colore restano drammaticamente sottorappresentate nei ruoli principali. La pratica di affidare ruoli trans ad attori cisgender persiste, anche se e sempre piu contestata [6]. E molti dei nuovi personaggi trans, pur essendo scritti con maggiore sensibilita, continuano a esistere in funzione della propria transessualita, senza poter essere semplicemente personaggi che capita siano trans.
Il ruolo di chi guarda
Uno degli aspetti piu interessanti di Disclosure e il modo in cui coinvolge lo spettatore cisgender. Il documentario non si rivolge solo alla comunita trans: parla a chiunque abbia mai guardato un film o una serie TV, invitandolo a riconsiderare cio che ha visto e interiorizzato.
Le clip mostrate nel documentario — molte delle quali provengono da film amati e popolari — assumono un significato diverso quando vengono analizzate nel contesto della rappresentazione trans. Battute che sembravano innocue rivelano la loro carica di violenza. Scene drammatiche che sembravano empatiche mostrano i loro limiti. Il documentario insegna a guardare con occhi nuovi, a riconoscere i pattern che pervadono la cultura popolare.
Sam Feder, il regista, ha dichiarato in un’intervista che l’obiettivo del film non era accusare, ma educare [5]. Disclosure vuole offrire al pubblico gli strumenti per comprendere come i media influenzano la percezione delle persone trans, nella speranza che questa consapevolezza porti a narrazioni piu autentiche e rispettose.
Una lezione necessaria
Disclosure e un documentario essenziale per chiunque voglia comprendere come la cultura popolare abbia plasmato — e continui a plasmare — la percezione delle persone transgender. Non si tratta di un documento riservato agli addetti ai lavori o alla comunita LGBTQ+: e un film che riguarda tutti, perche tutti siamo stati esposti a quelle rappresentazioni e tutti ne portiamo le tracce nel nostro modo di pensare.
Il documentario ci ricorda che le storie che raccontiamo hanno conseguenze reali. Quando il cinema mostra le persone trans solo come vittime, come cattivi o come barzellette, contribuisce a creare un mondo in cui le persone trans sono effettivamente vittime di violenza, di discriminazione e di scherno. Ma quando le storie cambiano, il mondo puo cambiare con loro.
Come dice Laverne Cox nel documentario: “Cio che vediamo sullo schermo influenza cio che crediamo sia possibile nel mondo reale” [7]. Per le persone trans, la possibilita di vedersi rappresentate con dignita e complessita non e un lusso: e una questione di sopravvivenza.
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Approfondimenti
- Documentario Disclosure: Trans Lives on Screen (2020)
- Documentario Paris Is Burning (1990)
- Documentario The Death and Life of Marsha P. Johnson (2017)
- Serie TV Pose (2018)