Bathroom bill: le leggi che vietano i bagni alle persone trans

Le “bathroom bill” sono leggi che impongono alle persone di utilizzare i bagni pubblici corrispondenti al sesso assegnato alla nascita. In pratica, impediscono alle persone transgender di accedere ai servizi igienici coerenti con la propria identità di genere. Il termine — che non ha una traduzione italiana consolidata — è nato nel dibattito politico statunitense a partire dal 2016, quando il North Carolina approvò la prima legge di questo tipo su scala statale. Al 2025, almeno 20 stati americani hanno leggi attive che limitano l’accesso ai bagni per le persone trans [1][8]. Non esiste una voce di Wikipedia in italiano dedicata all’argomento.
Cosa sono le bathroom bill
Una bathroom bill è una legge che definisce il “sesso” come sesso biologico registrato alla nascita e poi impone che tutti gli spazi separati per sesso — bagni, spogliatoi, docce — seguano questa definizione [3]. Il meccanismo giuridico è semplice: si stabilisce per legge che il sesso di una persona è quello indicato sul certificato di nascita originale, e si vieta l’accesso a strutture riservate al sesso opposto. Le sanzioni possono ricadere sugli individui, sugli enti pubblici o su entrambi, a seconda dello stato.
In teoria, queste leggi si applicano a chiunque. In pratica, colpiscono quasi esclusivamente le persone transgender, in particolare le donne trans e gli uomini trans che hanno effettuato una transizione sociale e vivono nel genere corrispondente alla propria identità.
Le bathroom bill rientrano nella categoria più ampia delle “facility access laws”, che regolano l’accesso a tutti gli spazi segregati per sesso: non solo i bagni, ma anche gli spogliatoi, le docce, le camere da letto negli istituti di detenzione e nei rifugi per vittime di violenza [8]. In alcuni stati, come il Kansas (SB 244, 2026), le restrizioni sull’uso dei bagni sono state combinate con divieti di aggiornamento del marcatore di genere sui documenti di identità [1].
Il Movement Advancement Project stima che oltre una persona trans su quattro negli Stati Uniti — il 26% della popolazione transgender nazionale — viva sotto qualche forma di restrizione sull’accesso ai bagni [8].
Il caso del North Carolina: HB2 (2016)
Il primo grande banco di prova delle bathroom bill è stato il North Carolina. Il 23 marzo 2016, il governatore Pat McCrory firmò la House Bill 2 (HB2), nota come Public Facilities Privacy & Security Act [3]. La legge imponeva alle persone di utilizzare i bagni corrispondenti al sesso indicato sul certificato di nascita negli edifici governativi e nelle scuole pubbliche. Annullava inoltre un’ordinanza della città di Charlotte che aveva esteso le protezioni antidiscriminazione alle persone transgender.
La HB2 fu approvata in una sessione speciale della legislatura durata meno di dodici ore [3]. La reazione, nei mesi successivi, fu di una portata che nessuno aveva previsto.
La reazione economica
Un’indagine esclusiva della Associated Press, pubblicata nel marzo 2017, calcolò che la HB2 sarebbe costata al North Carolina 3,76 miliardi di dollari nell’arco di dodici anni [2]. Il conteggio — basato su interviste e richieste di accesso agli atti pubblici — includeva solo le perdite documentate: le cifre reali erano con ogni probabilità superiori.
Tra le perdite principali [2]:
- PayPal: rinunciò all’espansione di un centro operativo a Charlotte, con un investimento stimato di 2,66 miliardi di dollari e circa 400 posti di lavoro.
- Deutsche Bank: cancellò i piani di investimento a Cary per un valore di mezzo miliardo di dollari.
- CoStar Group: spostò un centro di ricerca dal North Carolina alla Virginia, con una perdita per lo stato di un quarto di miliardo.
- NBA: trasferì l’All-Star Game fuori Charlotte, con una perdita stimata di 100 milioni di dollari.
La NCAA ritirò sette eventi del campionato 2016-2017, incluse partite del torneo di March Madness che si sarebbero dovute tenere a Greensboro [3]. L’ACC (Atlantic Coast Conference) spostò i propri campionati fuori dallo stato.
Nel campo musicale, Bruce Springsteen fu il primo a cancellare un concerto previsto a Greensboro nell’aprile 2016. Pearl Jam cancellò un concerto a Raleigh. Ringo Starr, Boston, Cirque du Soleil e altri artisti seguirono la stessa strada [3].
L’abrogazione parziale
La pressione economica funzionò — in parte. Nel marzo 2017, il nuovo governatore Roy Cooper firmò la House Bill 142, che abrogava la sezione della HB2 relativa ai bagni [3]. La HB142 manteneva tuttavia un moratoria sui nuovi regolamenti locali fino al 2020, impedendo alle città dello stato di approvare ordinanze antidiscriminazione inclusive delle persone trans.
La lezione politica del North Carolina sembrava chiara: il costo economico delle bathroom bill poteva essere un deterrente efficace. Come si sarebbe visto negli anni successivi, quella lezione aveva una data di scadenza.
L’ondata: dal 2021 a oggi
Dopo il caso del North Carolina, le bathroom bill rimasero relativamente marginali per alcuni anni. Nello stesso 2017, il Texas tentò di approvare una legge analoga (SB 6) durante la legislatura regolare, ma il disegno di legge non passò alla Camera [4].
La svolta è arrivata a partire dal 2021, nel contesto della più ampia ondata legislativa anti-trans che ha investito gli Stati Uniti. Secondo il Trans Legislation Tracker, dal 2021 al febbraio 2026 sono state depositate oltre 3.300 proposte di legge che limitano i diritti delle persone trans [1]. Le bathroom bill ne rappresentano una categoria specifica.
I numeri stato per stato
Al luglio 2025, 19 stati avevano leggi attive che limitano l’accesso ai bagni per le persone trans [9]. Nel solo 2025, almeno otto stati hanno approvato o ampliato leggi di questo tipo: Arkansas, Idaho, Mississippi, Montana, Oklahoma, South Dakota, West Virginia e Wyoming [9]. Alcuni di questi — in particolare Montana, South Dakota e Wyoming — hanno adottato versioni particolarmente estensive, che includono biblioteche, musei e università [9].
Con la firma del governatore Abbott nel settembre 2025, il Texas è diventato il ventesimo stato con una bathroom bill attiva [4].
La dinamica politica si è rovesciata rispetto al 2016. Le minacce di boicottaggio economico non funzionano piu come deterrente. Le legislature statali approvano queste leggi sapendo che il costo politico, nel proprio elettorato, è inferiore al beneficio percepito.
Il Texas: SB 8 (2025)
Il caso texano merita un’analisi separata per la severità delle sanzioni introdotte.
Il Senate Bill 8, noto come Texas Women’s Privacy Act, è stato firmato dal governatore Greg Abbott il 22 settembre 2025 ed è entrato in vigore il 4 dicembre dello stesso anno [4][13]. La legge vieta alle persone di utilizzare bagni, spogliatoi e stanze per il cambio che non corrispondano al sesso indicato sul certificato di nascita negli edifici governativi, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università pubbliche, negli istituti di detenzione e nei rifugi per vittime di violenza domestica [13].
Le sanzioni sono le piu severe tra tutti gli stati: fino a 25.000 dollari per la prima violazione e fino a 125.000 dollari per ogni violazione successiva, calcolate su base giornaliera [4][13]. Le sanzioni ricadono sugli enti pubblici che non fanno rispettare la legge, non direttamente sugli individui. Il procuratore generale Ken Paxton ha aperto una linea telefonica dedicata per ricevere segnalazioni di violazioni [4].
La SB 8 si è applicata immediatamente a tutte le strutture pubbliche dello stato: un territorio con quasi 30 milioni di abitanti e una popolazione trans stimata tra le piu numerose del paese.
La sicurezza: cosa dicono i dati
L’argomento centrale a sostegno delle bathroom bill è la sicurezza: la presenza di persone trans nei bagni del genere corrispondente alla propria identità metterebbe a rischio le donne e le ragazze cisgender. Questa affermazione è stata oggetto di indagine scientifica.
Lo studio Hasenbush, Flores, Herman (2019)
Lo studio piu citato nella letteratura accademica è quello di Amira Hasenbush, Andrew R. Flores e Jody L. Herman, pubblicato sulla rivista peer-reviewed Sexuality Research and Social Policy nel 2019 [5]. I ricercatori — affiliati al Williams Institute della UCLA School of Law — hanno analizzato le statistiche criminali di località del Massachusetts, confrontando giurisdizioni con e senza ordinanze antidiscriminazione inclusive dell’identità di genere.
I risultati: non è stata trovata alcuna correlazione tra l’adozione di leggi inclusive e un aumento degli incidenti di sicurezza nei bagni pubblici, negli spogliatoi e nelle stanze per il cambio [5]. Le segnalazioni di violazioni della privacy e della sicurezza in questi spazi sono risultate “estremamente rare” in entrambi i gruppi di giurisdizioni [5][12].
Il rapporto Williams Institute (2025)
Nel febbraio 2025, il Williams Institute ha pubblicato un rapporto aggiornato basato sui dati del U.S. Transgender Survey del 2022 [6]. Le conclusioni confermavano e ampliavano quelle del 2019: non esiste evidenza che la violenza nei bagni pubblici aumenti nelle giurisdizioni dove le persone trans possono accedere ai servizi igienici secondo la propria identità di genere [6].
Il rapporto ha documentato un dato ulteriore: le persone trans che usavano i bagni corrispondenti al sesso assegnato alla nascita — come le bathroom bill richiederebbero — erano piu esposte a molestie. Tra gli uomini trans che usavano i bagni femminili (cioè quelli corrispondenti al sesso alla nascita), circa il 10% si era visto negare l’accesso e quasi l’11% aveva subito molestie verbali nell’ultimo anno [6]. I tassi erano significativamente superiori a quelli degli uomini trans che usavano i bagni maschili.
Chi è a rischio
I dati disponibili rovesciano la narrativa della sicurezza. Le persone trans non rappresentano una minaccia nei bagni pubblici: sono invece le vittime piu probabili di molestie in questi spazi. Secondo il U.S. Transgender Survey del 2015, il 12% delle persone trans intervistate era stato molestato verbalmente, il 1% aggredito fisicamente e il 1% aggredito sessualmente in un bagno pubblico nell’anno precedente [7].
L’impatto sulla vita quotidiana
Le conseguenze delle bathroom bill e del clima sociale che le accompagna non si limitano agli episodi di molestie. Incidono sulla salute fisica e sulla capacità delle persone trans di partecipare alla vita pubblica.
Evitamento e conseguenze sanitarie
Il U.S. Transgender Survey del 2015 — la piu ampia indagine mai condotta sulla popolazione trans degli Stati Uniti, con oltre 27.000 partecipanti — ha documentato un fenomeno diffuso di evitamento dei bagni pubblici [7]:
- Il 55% delle persone intervistate ha dichiarato di non aver usato un bagno pubblico quando ne aveva bisogno, per paura di problemi.
- Il 32% ha dichiarato di aver limitato l’assunzione di cibo e liquidi per non dover usare un bagno fuori casa.
- L’8% ha riferito di aver sviluppato un’infezione delle vie urinarie o un problema renale nell’ultimo anno a causa dell’evitamento dei bagni.
Si tratta di conseguenze sanitarie concrete: disidratazione, infezioni urinarie, problemi renali, derivanti non da una patologia ma da una strategia di sopravvivenza quotidiana.
Chi viene controllato
Le bathroom bill pongono un problema pratico che i legislatori raramente affrontano: chi verifica il rispetto della legge e in base a quali criteri. La polizia dei bagni non si basa sulla lettura dei certificati di nascita, ma sull’aspetto esteriore delle persone.
Questo significa che le bathroom bill colpiscono anche persone cisgender il cui aspetto non corrisponde agli stereotipi di genere: donne con capelli corti, donne particolarmente alte, donne che indossano abiti considerati maschili, donne con corporature atletiche [8]. Il Movement Advancement Project documenta come il controllo dell’accesso ai bagni produca “tassi elevati di molestie e violenza contro le persone transgender e anche contro le persone cisgender, in particolare le donne che non si conformano alle idee tradizionali di femminilità” [8].
Il paradosso è strutturale: leggi giustificate in nome della sicurezza femminile finiscono per creare insicurezza per un’ampia gamma di donne, trans e cisgender, che non corrispondono a un modello estetico predefinito.
Il contesto italiano e europeo
In Italia e in Europa non esistono bathroom bill. Nessun paese europeo ha approvato una legge che regolamenti l’accesso ai bagni pubblici in base al sesso assegnato alla nascita. Il dibattito statunitense, tuttavia, influenza la discussione europea sugli spazi separati per sesso.
L’episodio Luxuria (2006)
L’unico precedente italiano di rilievo risale all’ottobre 2006. Vladimir Luxuria, eletta alla Camera dei Deputati con Rifondazione Comunista — la prima persona apertamente transgender a ricoprire una carica parlamentare in Europa — fu contestata dalla deputata di Forza Italia Elisabetta Gardini per aver utilizzato i bagni femminili di Montecitorio [10]. Gardini definì la presenza di Luxuria nei bagni delle donne una “violenza” e chiese l’istituzione di un terzo bagno.
L’episodio generò un dibattito parlamentare. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti dichiarò che sarebbe stato sufficiente “fare ricorso a una qualità che non dovrebbe mancare, almeno in Parlamento, quella del rispetto della persona” [10]. Non seguì alcuna iniziativa legislativa. Luxuria continuò a usare i bagni femminili della Camera.
Il Regno Unito e la sentenza For Women Scotland
Il dibattito europeo piu rilevante sugli spazi separati per sesso si è sviluppato nel Regno Unito. Il 16 aprile 2025, la Corte Suprema del Regno Unito ha emesso la sentenza For Women Scotland Ltd v The Scottish Ministers, stabilendo all’unanimità che i termini “uomo”, “donna” e “sesso” nell’Equality Act 2010 si riferiscono al sesso biologico e non all’identità di genere [11].
La sentenza ha implicazioni per l’accesso agli spazi separati per sesso — inclusi bagni, spogliatoi, reparti ospedalieri e rifugi — ma non equivale a una bathroom bill. L’Equality Act mantiene la protezione delle persone trans dalla discriminazione attraverso la caratteristica protetta della “riassegnazione di genere” [11]. L’esclusione di una persona trans da uno spazio separato per sesso deve essere “proporzionata” e finalizzata a un “obiettivo legittimo”, secondo i criteri stabiliti dalla legge.
La ministra per le Pari Opportunità Bridget Phillipson ha dichiarato, in risposta alla sentenza, che le donne trans “non dovrebbero usare i bagni delle donne” [11]. Nel febbraio 2026, la Corte Suprema ha ulteriormente specificato che il divieto di accesso ai bagni del genere opposto al sesso biologico si applica nei luoghi di lavoro, mentre negli spazi pubblici come locali e ristoranti le persone trans possono usare i bagni corrispondenti alla propria identità di genere, a condizione che siano disponibili bagni misti [11].
L’influenza transatlantica
Il dibattito statunitense sulle bathroom bill ha un effetto di trascinamento sul discorso europeo. I termini della discussione — “sicurezza”, “privacy”, “spazi riservati alle donne” — vengono importati nel contesto europeo anche quando le condizioni giuridiche e sociali sono profondamente diverse. L’Italia non ha un Equality Act, non ha un Gender Recognition Act, e la legge 164 del 1982 che regola la rettificazione anagrafica di sesso non affronta la questione degli spazi pubblici.
Lo stato delle cose
Le bathroom bill sono oggi attive in 20 stati americani [1][8]. Nel 2025, otto stati hanno approvato o ampliato leggi di questo tipo [9]. Il Texas ha introdotto le sanzioni piu severe: fino a 125.000 dollari per violazione, su base giornaliera [4][13]. Nuove proposte sono in discussione nella legislatura 2026 in decine di stati [1].
I dati sulla sicurezza sono coerenti. Lo studio Hasenbush del 2019 non ha trovato correlazione tra politiche inclusive e aumento degli incidenti [5]. Il Williams Institute ha confermato nel 2025 che non esiste evidenza di un aumento della violenza nei bagni dove le persone trans possono accedere secondo la propria identità [6]. Le persone trans sono, al contrario, le vittime piu probabili di molestie in questi spazi [6][7].
Le conseguenze sulla vita quotidiana sono documentate: piu della metà delle persone trans intervistate nel 2015 evitava i bagni pubblici; un terzo limitava l’assunzione di cibo e liquidi; l’8% aveva sviluppato problemi urinari o renali a causa dell’evitamento [7].
In Italia e in Europa non esistono leggi di questo tipo, ma il dibattito attraversa l’Atlantico. La sentenza britannica For Women Scotland del 2025 ha ridefinito i termini della discussione sugli spazi separati per sesso nel diritto europeo [11].
I dati sono pubblici. Le leggi sono in vigore. Le conseguenze sulle persone sono documentate.