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Regno Unito: cosa sta succedendo ai diritti delle persone trans

Pubblicato una settimana fa · 15 fonti citate Generato con AI
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Regno Unito: cosa sta succedendo ai diritti delle persone trans

Il Regno Unito è stato, per decenni, un punto di riferimento europeo sui diritti LGBT+. Fu il primo paese a introdurre il Gender Recognition Act nel 2004, permettendo il riconoscimento legale dell’identità di genere. Vent’anni dopo, quello stesso paese ha vietato i bloccanti della pubertà, ridefinito per legge il significato della parola “donna” e innescato un effetto domino di esclusioni da organizzazioni storiche. Ecco cosa sta succedendo — e i dati che mancano dal dibattito.

La Cass Review: il rapporto che ha cambiato tutto

Il 10 aprile 2024, la dottoressa Hilary Cass — ex presidente del Royal College of Paediatrics and Child Health — ha pubblicato il rapporto finale della revisione indipendente commissionata da NHS England nel 2020 [1]. L’obiettivo era valutare i servizi di identità di genere per bambini e adolescenti. Il risultato è stato un documento di 388 pagine destinato a ridisegnare la politica sanitaria britannica.

Cosa dice il rapporto

La Cass Review ha esaminato 50 studi sui bloccanti della pubertà e 53 sugli ormoni, concludendo che le evidenze scientifiche disponibili sono “remarkably weak” — notevolmente deboli [1]. Le raccomandazioni principali: i bloccanti della pubertà dovrebbero essere somministrati ai minori solo nell’ambito di studi clinici controllati, non come trattamento di routine [1]. NHS England ha accettato tutte e 32 le raccomandazioni del rapporto, avviando una riorganizzazione radicale dei servizi [2].

Il Royal College of Psychiatrists ha espresso sostegno alle conclusioni. Il National Institute for Health and Care Research (NIHR) ha annunciato il “Pathways Trial”, uno studio clinico coordinato dal King’s College London che coinvolgerà 226 minori under 16 con diagnosi di incongruenza di genere, con avvio previsto nel gennaio 2026.

Le critiche: cosa non torna

Ecco il punto che spesso viene omesso dal dibattito: la Cass Review non è stata accolta senza obiezioni dalla comunità scientifica internazionale.

Nel luglio 2024, lo Yale Integrity Project ha pubblicato un’analisi critica dettagliata (An Evidence-Based Critique of the Cass Review), sollevando problemi metodologici significativi: la revisione avrebbe escluso evidenze a favore delle cure affermative e applicato standard di valutazione incoerenti [3].

Nel 2025, uno studio pubblicato su BMC Medical Research Methodology (Noone et al.) ha applicato lo strumento ROBIS — il gold standard per valutare il rischio di bias nelle revisioni sistematiche — alle sette revisioni commissionate dalla Cass Review. Il risultato: alto rischio di bias in tutte e sette [4]. Le criticità individuate includono deviazioni non spiegate dai protocolli, criteri di eleggibilità ambigui, identificazione inadeguata degli studi e mancata integrazione dei limiti nelle conclusioni [4].

Il dato che conta: la Cass Review non è stata “smentita”. Ma la sua base scientifica è contestata in modo serio e documentato, su riviste peer-reviewed. Questo non significa che le sue conclusioni siano sbagliate — significa che il dibattito scientifico è ancora aperto, e chiunque presenti il rapporto come verdetto definitivo sta semplificando.

Le società scientifiche di Germania, Austria e Svizzera hanno pubblicato nel 2025 nuove linee guida sulla sanità transgender che prendono esplicitamente le distanze dalla metodologia della Cass Review.

Bell v Tavistock: il caso giudiziario che ha preceduto tutto

Prima della Cass Review, il dibattito britannico era già esploso con un caso giudiziario che ha fatto epoca.

Keira Bell è stata indirizzata alla Gender Identity Development Service (GIDS) del Tavistock and Portman NHS Foundation Trust a 15 anni. A 16 le sono stati prescritti bloccanti della pubertà, a 17 testosterone, a 20 ha subito una mastectomia bilaterale. Intorno ai 22 anni ha detransizionato, avviando un’azione legale contro il servizio che l’aveva seguita [5].

La catena delle sentenze

  • Dicembre 2020 — High Court: la sentenza stabilisce che i minori di 16 anni difficilmente possono fornire un consenso informato adeguato ai bloccanti della pubertà [5]. La decisione ha un effetto immediato: il Tavistock sospende i nuovi invii.

  • Settembre 2021 — Court of Appeal: il verdetto viene ribaltato [5]. I giudici stabiliscono che la High Court ha travalicato il proprio ruolo: la valutazione della capacità di consenso spetta ai medici, non ai tribunali. La decisione riafferma il principio della Gillick competence — il criterio giuridico che, dal 1985, riconosce ai minori la possibilità di dare il consenso informato se dimostrano sufficiente comprensione.

  • Aprile 2022 — Supreme Court: rifiuta il permesso di appello, affermando che il caso “non solleva un punto di diritto argomentabile” [5].

L’implicazione: dal punto di vista giuridico, i tribunali britannici hanno stabilito che i minori possono consentire ai bloccanti della pubertà. Ma la politica sanitaria ha preso una direzione completamente opposta.

Il divieto dei bloccanti della pubertà: la cronologia

La sequenza degli eventi è rapida e ha pochi precedenti in un paese democratico.

  • Marzo 2024: NHS England cessa la prescrizione routinaria di bloccanti della pubertà per la disforia di genere nei minori, sulla base delle evidenze prodotte dal NICE e dalla Cass Review [1][2].

  • Giugno 2024: il governo adotta una legislazione d’emergenza — il Medicines (Gonadotrophin-Releasing Hormone Analogues) (Restrictions on Private Sales and Supplies) Order 2024 — che vieta anche la prescrizione privata di bloccanti per l’incongruenza di genere agli under 18 [6].

  • 1 gennaio 2025: il divieto diventa permanente [6]. La Commission on Human Medicines (CHM) ha giudicato che esiste “un rischio di sicurezza inaccettabile” nella prescrizione continuata. Il divieto sarà rivisto nel 2027.

Cosa resta possibile: i bloccanti della pubertà continuano a essere prescritti per altre condizioni mediche, come la pubertà precoce. Chi era già in trattamento può continuare. Ma per i nuovi pazienti con disforia di genere, l’unica via è la partecipazione allo studio clinico.

Il paradosso: lo stesso farmaco, con lo stesso principio attivo, è considerato sicuro per una diagnosi e insicuro per un’altra. La differenza non è farmacologica — è politica.

For Women Scotland: quando la Corte Suprema ridefinisce “donna”

Il 16 aprile 2025, la Corte Suprema del Regno Unito ha emesso una sentenza unanime nel caso For Women Scotland Ltd v The Scottish Ministers [2025] UKSC 16 destinata a riscrivere l’architettura dei diritti [7].

Cosa ha stabilito la sentenza

La Corte ha stabilito che il termine “sesso” nell’Equality Act 2010 fa riferimento al sesso biologico, non all’identità di genere [7]. Una “donna”, ai fini della legge, è una persona nata di sesso femminile. Di conseguenza, un Gender Recognition Certificate (GRC) — il documento che dal 2004 consente alle persone trans di ottenere il riconoscimento legale del genere — non modifica il sesso di una persona ai fini della legge antidiscriminazione [7].

In termini pratici: le donne trans possono essere escluse da spazi e servizi riservati alle donne, se l’esclusione è “proporzionata” e giustificata.

Le reazioni internazionali: un mondo diviso

La sentenza ha prodotto una spaccatura netta, anche all’interno delle istituzioni internazionali.

Human Rights Watch ha definito la sentenza “severely regressive” (gravemente regressiva) [8]. Yasmine Ahmed, direttrice per il Regno Unito, ha dichiarato che il paese, un tempo leader globale sui diritti LGBT, “ha macchiato la propria reputazione con una sentenza che offende la dignità delle persone trans e intersex” [8].

The Lancet ha pubblicato un editoriale in cui ha messo in guardia sulle implicazioni mediche della sentenza, sottolineando i rischi per l’accesso alle cure e la salute mentale delle persone trans [9].

Alle Nazioni Unite si è verificata una frattura senza precedenti tra i propri esperti:

  • La Relatrice Speciale sulla violenza contro le donne, Reem Alsalem, ha accolto con favore la sentenza, sostenendo che gli spazi riservati alle sole donne biologiche “sono vitali per la protezione dei diritti delle donne e delle ragazze” [11].

  • Un gruppo di esperti indipendenti sui diritti umani ha invece avvertito che la sentenza “rischia di radicare l’incertezza giuridica e minare i diritti delle persone transgender in tutti gli aspetti della vita” [10].

La Corte ha comunque chiarito che le persone trans mantengono le tutele previste dall’Equality Act in quanto titolari della caratteristica protetta di “riassegnazione di genere” (gender reassignment) [7]. La sentenza non elimina queste protezioni — ma cambia radicalmente il perimetro della loro applicazione.

La legge scozzese bloccata: un precedente costituzionale

Il 22 dicembre 2022, il Parlamento scozzese ha approvato il Gender Recognition Reform (Scotland) Bill con 86 voti a favore e 39 contrari [12]. La legge avrebbe consentito l’ottenimento di un GRC a partire dai 16 anni, senza necessità di diagnosi medica, con un periodo di attesa ridotto a tre mesi (sei per i 16-17enni) [12].

Il 17 gennaio 2023, il governo di Westminster ha invocato la Sezione 35 dello Scotland Act 1998 per impedire che il disegno di legge ottenesse il Royal Assent [13]. Era la prima volta nella storia della devolution scozzese che Westminster bloccava una legge approvata dal Parlamento di Edimburgo [13].

Il Segretario di Stato per la Scozia, Alister Jack, ha giustificato la decisione sostenendo che la legge avrebbe avuto “effetti negativi” sull’applicazione dell’Equality Act 2010, materia riservata a Westminster [13].

Il governo scozzese ha impugnato la decisione davanti alla Court of Session. L’8 dicembre 2023, la corte ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del veto di Westminster [12].

L’implicazione costituzionale: il blocco ha stabilito che, in materia di diritti civili, il governo centrale può annullare la volontà democratica del Parlamento scozzese quando ritiene che una legge interferisca con la legislazione riservata [13]. Per i sostenitori della legge, si è trattato di un attacco all’autonomia legislativa della Scozia. Per i critici, di un corretto esercizio delle prerogative costituzionali.

L’effetto domino: chi ha chiuso le porte dopo la sentenza

La sentenza della Corte Suprema di aprile 2025 non è rimasta nei tribunali. Nei mesi successivi, organizzazioni storiche britanniche hanno modificato le proprie politiche di ammissione.

  • Girlguiding (le Girl Guide britanniche): il 2 dicembre 2025 ha annunciato che le ragazze e giovani donne trans non possono più iscriversi. L’organizzazione ha dichiarato di agire “con il cuore pesante” per conformarsi alla sentenza della Corte Suprema. I ruoli per adulti restano aperti a tutti.

  • Women’s Institute (la più grande organizzazione femminile del Regno Unito): ha annunciato che, da aprile 2026, l’iscrizione sarà riservata alle sole donne biologiche [15]. La CEO ha parlato di decisione presa con “il massimo rammarico e tristezza”. Diversi gruppi locali hanno annunciato la propria chiusura in segno di protesta [15].

  • Partito Laburista: ha escluso le donne trans dalle sessioni principali della Labour Women’s Conference, consentendo loro la partecipazione ai soli eventi collaterali (fringe events), aperti a chiunque indipendentemente dal genere.

Il dato che manca dal dibattito: nessuna di queste organizzazioni era obbligata dalla sentenza a modificare le proprie politiche. La Corte ha stabilito che l’esclusione è lecita, non che è obbligatoria [7]. La scelta di escludere è stata, in ogni caso, una decisione autonoma di ciascuna organizzazione.

Le liste d’attesa: i numeri che nessuno vuole leggere

Mentre il dibattito politico e giudiziario occupa le prime pagine, c’è una crisi silenziosa che riguarda decine di migliaia di persone.

Al marzo 2025, oltre 48.000 persone erano in attesa del primo appuntamento presso una clinica di identità di genere del NHS — un aumento del 12,5% rispetto all’anno precedente [14]. Lo standard previsto dalla NHS Constitution è un’attesa massima di 18 settimane. La realtà è un’altra.

I tempi di attesa reali

I dati raccolti da inchieste giornalistiche e dai siti delle stesse cliniche rivelano una situazione che sfida la comprensione [14]:

  • Nottingham: circa 3 anni di attesa — il dato più “ottimistico” nel panorama britannico.
  • Sheffield: 280 settimane (oltre 5 anni). Al novembre 2025, la clinica stava fissando appuntamenti per persone inviate nell’ottobre 2020.
  • Northern Region (Walkergate Park): la persona in cima alla lista a novembre 2025 aveva atteso 81 mesi — quasi 7 anni.
  • Belfast: attesa stimata di circa 41 anni.
  • Glasgow: attesa stimata di circa 224 anni [14].

Ripetiamolo: 224 anni. Non è un errore tipografico. Con il ritmo attuale di smaltimento delle liste e il flusso di nuovi invii, una persona che oggi viene inserita nella lista a Glasgow dovrà attendere fino al 2249. Per ogni persona che riceve un primo appuntamento, quattro nuove persone vengono aggiunte alla lista [14].

L’implicazione: indipendentemente dalla propria posizione sulla Cass Review o sulla sentenza della Corte Suprema, questi numeri descrivono un sistema sanitario che ha cessato di funzionare per le persone trans. Non si tratta di un’opinione politica: è un dato. I tempi di attesa di Belfast e Glasgow equivalgono, di fatto, a un diniego del servizio.

Il quadro complessivo: cosa significa tutto questo

Tra il 2020 e il 2025, il Regno Unito ha compiuto una serie di movimenti che, presi singolarmente, possono apparire come risposte prudenti a questioni complesse. Visti nel loro insieme, disegnano una traiettoria netta.

Ecco la sequenza:

  1. Una revisione indipendente conclude che le evidenze sulle cure per la disforia di genere nei minori sono deboli (2024) [1].
  2. Il servizio sanitario nazionale cessa la prescrizione routinaria dei bloccanti della pubertà (marzo 2024) [2].
  3. La prescrizione privata viene vietata per legge (giugno 2024) [6].
  4. Il divieto viene reso permanente (gennaio 2025) [6].
  5. La Corte Suprema stabilisce che “sesso” significa sesso biologico (aprile 2025) [7].
  6. Organizzazioni storiche cominciano a escludere le donne trans (fine 2025) [15].
  7. Le liste d’attesa per le cure rendono l’accesso ai servizi NHS virtualmente impossibile (in corso) [14].

Ogni passaggio ha la propria logica interna. Ma il risultato complessivo è che una persona trans nel Regno Unito, nel 2026, si trova in una posizione significativamente più precaria rispetto a cinque anni fa — sotto il profilo sanitario, giuridico e sociale.

Cosa resta da capire

Il dibattito è tutt’altro che concluso. Diversi elementi restano irrisolti:

  • I risultati del Pathways Trial sui bloccanti della pubertà, attesi non prima del 2028-2029, potranno fornire evidenze che oggi mancano. Ma nel frattempo, una generazione di adolescenti sta attraversando la pubertà senza la possibilità di accesso ai trattamenti.

  • La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo potrebbe essere chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità delle misure britanniche con la Convenzione Europea. La CEDU ha già stabilito, nel caso A.P., Garcon e Nicot c. Francia (2017), che subordinare il riconoscimento di genere alla sterilizzazione viola l’articolo 8. Non è chiaro se la sentenza For Women Scotland verrà impugnata in sede europea.

  • Il governo laburista di Keir Starmer, al potere dal luglio 2024, non ha mostrato intenzione di invertire la rotta rispetto alle politiche del governo conservatore precedente. Anzi: il divieto dei bloccanti è stato reso permanente sotto il suo governo [6].

Questo articolo presenta i fatti come sono documentati. Le fonti sono linkate per intero. Chi legge ha tutti gli strumenti per formarsi un’opinione informata — che è esattamente ciò a cui ha diritto.

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