Redefining Realness di Janet Mock: un memoir che ha fatto storia

Nel febbraio 2014, una donna trans afroamericana e nativa hawaiana di trent’anni pubblicò il suo primo libro e divenne, quasi da un giorno all’altro, una delle voci più importanti nel dibattito sui diritti transgender negli Stati Uniti. Janet Mock, con Redefining Realness: My Path to Womanhood, Identity, Love & So Much More, scrisse un memoir che raggiunse la classifica dei bestseller del New York Times [3] — il primo libro di una donna trans a ottenere questo risultato. Ma Redefining Realness non è importante solo per i numeri di vendita. È importante per quello che racconta e per come lo racconta: con una franchezza e una vulnerabilità che hanno aperto uno spazio nuovo nella letteratura trans [1].
Chi è Janet Mock
Janet Mock è nata il 10 marzo 1983 a Honolulu, nelle Hawaii [2]. Di origini afroamericane e native hawaiane (kanaka maoli), è cresciuta tra Honolulu, Dallas e Oakland, in una famiglia segnata dalla povertà, dall’instabilità abitativa e dall’assenza del padre. La sua infanzia è stata attraversata da difficoltà economiche e familiari che hanno profondamente influenzato il suo percorso [1].
Mock ha fatto la transizione durante l’adolescenza, un’esperienza che racconta in dettaglio nel memoir. Dopo gli studi alla University of Hawaii a Manoa e un master in giornalismo alla New York University, ha iniziato la carriera come redattrice di People Magazine, dove si occupava di intrattenimento e cultura pop [2]. Nel 2011, in un’intervista con la giornalista Kierna Mayo per la rivista Marie Claire, Mock fece coming out pubblicamente come donna trans, in un articolo intitolato “I Was Born a Boy” [2].
Da quel momento, Mock è diventata una delle figure più visibili del movimento trans americano. Oltre alla scrittura, ha lavorato come regista e produttrice televisiva: nel 2019 è diventata la prima donna trans di colore a scrivere e dirigere un episodio di una serie televisiva di rilievo, lavorando su Pose, la serie FX di Ryan Murphy ambientata nella ball culture newyorkese degli anni Ottanta e Novanta [4]. Ha anche condotto programmi televisivi e podcast, e nel 2020 ha firmato un accordo complessivo con Netflix per lo sviluppo di progetti originali [2].
Il cuore del libro: una storia di intersezioni
Redefining Realness non è semplicemente il racconto di una transizione di genere. È la storia di una vita in cui genere, razza, classe sociale e geografia si intrecciano in modi inseparabili [1]. Questa dimensione intersezionale è ciò che distingue il memoir di Mock dalla maggior parte della letteratura trans precedente, spesso dominata da voci bianche e di classe media.
L’infanzia tra Honolulu e Dallas
Il libro si apre con i ricordi dell’infanzia a Honolulu, dove Mock cresce in un ambiente culturalmente diverso dalla “mainland” americana. Le Hawaii hanno una lunga tradizione di riconoscimento delle identità di genere non conformi: la cultura hawaiana conosce il concetto di mahu, persone che incarnano sia il maschile che il femminile e che nelle comunità tradizionali godevano di un ruolo sociale rispettato. Questa cornice culturale offre alla giovane Janet un primo, parziale spazio di accettazione.
Ma la realtà quotidiana è segnata dalla povertà. Mock racconta senza filtri le difficoltà economiche della famiglia, i traslochi continui, i periodi trascorsi a Dallas con il padre, un uomo assente e imprevedibile [1]. La povertà non è un dettaglio di contesto: è una condizione che determina le scelte disponibili, le risorse accessibili, i rischi da affrontare. Per una ragazza trans che cresce in povertà, la transizione non è una questione di “scelta personale” in un vuoto sociale: è un percorso condizionato dalla disponibilità di denaro, di supporto familiare, di accesso ai servizi sanitari.
L’adolescenza e la transizione
La parte centrale del libro racconta l’adolescenza di Mock a Honolulu, il periodo in cui inizia a vivere apertamente come ragazza e intraprende la transizione medica [1]. Mock descrive con franchezza le sfide che ha affrontato: il bullismo scolastico, l’isolamento sociale, la ricerca di modelli di riferimento in un’epoca — i tardi anni Novanta — in cui le persone trans erano quasi del tutto invisibili nei media.
Uno degli aspetti più coraggiosi del memoir è la discussione aperta del sex work. Mock racconta di aver lavorato come sex worker durante l’adolescenza per finanziare la propria transizione, in un contesto in cui le cure mediche non erano coperte dall’assicurazione e la sua famiglia non aveva le risorse economiche per sostenerla [1]. Questa rivelazione, che Mock fece per la prima volta pubblicamente in un’intervista televisiva con Piers Morgan nel 2014 (un’intervista che divenne virale per la reazione indignata di Mock al modo in cui il conduttore la trattava), è uno dei momenti più significativi del libro.
Mock non presenta il sex work con vergogna né con glorificazione: lo racconta come una realtà vissuta, come una delle poche opzioni disponibili per una ragazza trans di colore senza risorse. Questa narrazione ha contribuito a rompere il silenzio su un tema che riguarda un numero significativo di donne trans, in particolare quelle appartenenti a comunità marginalizzate.
L’amore e l’affermazione di sé
Il titolo del libro — Redefining Realness, ridefinire l’autenticità — riflette uno dei temi centrali del memoir: la ricerca di cosa significhi essere “reale”. Per le donne trans, la questione dell’autenticità è una trappola costante. La società chiede loro di “dimostrare” la propria femminilità, di “passare” come donne cisgender, di conformarsi a standard che non vengono imposti a nessun’altra categoria di donne.
Mock sfida questa logica. Racconta il suo percorso non come un cammino dalla falsità alla verità, ma come un processo di affermazione progressiva di una verità che era sempre stata presente [1]. Non è “diventata” donna: ha trovato il modo di vivere come la donna che era sempre stata. Questa distinzione linguistica e concettuale è fondamentale per comprendere l’esperienza trans e si collega direttamente al dibattito sulla natura dell’identità di genere.
Il libro si conclude con una riflessione sull’amore — romantico, familiare, verso se stessa — come forza di trasformazione. Mock racconta la relazione con il suo compagno Aaron, che l’ha amata e sostenuta nel percorso di visibilità pubblica, e riflette su cosa significhi costruire una relazione intima quando la propria identità è oggetto di scrutinio pubblico.
L’impatto culturale
L’impatto di Redefining Realness va ben oltre il successo commerciale [3]. Il libro ha contribuito a trasformare il modo in cui la cultura americana percepisce e racconta le storie delle persone trans, in almeno tre modi significativi.
Dare voce all’intersezionalità
Prima di Redefining Realness, la narrazione trans dominante nei media e nella letteratura americana era prevalentemente bianca e di classe media. Le storie più note erano quelle di persone trans che avevano accesso a risorse economiche, a reti di supporto familiare, a cure mediche di qualità. Mock ha portato al centro della scena un’esperienza diversa: quella di una donna trans di colore cresciuta in povertà, la cui transizione è stata segnata non solo dalla questione di genere, ma dalla razza, dalla classe sociale, dalla geografia [1].
Questa prospettiva intersezionale ha reso Redefining Realness un testo di riferimento per chi lavora all’intersezione tra diritti trans, giustizia razziale e giustizia economica. Il libro ha mostrato che non esiste un’unica “esperienza trans”: esistono molteplici esperienze, plasmate da condizioni materiali concrete.
Cambiare la narrazione mediatica
L’uscita del libro coincise con un momento di crescente visibilità delle persone trans nei media americani — il cosiddetto “Transgender Tipping Point” dichiarato da TIME Magazine nel 2014. Mock divenne una delle voci principali di questo momento, ma con una differenza cruciale rispetto ad altre figure mediatiche: insisteva nel controllare la propria narrazione [2].
L’episodio con Piers Morgan è emblematico. Quando il conduttore la presentò ripetutamente con il suo deadname (il nome pre-transizione) e la descrisse come “un ragazzo fino a 18 anni”, Mock lo corresse pubblicamente, rifiutando di accettare una narrazione che la definiva a partire dalla sua storia pre-transizione anziché dalla sua identità presente. L’episodio divenne virale e contribuì a un dibattito più ampio su come i media dovrebbero raccontare le storie delle persone trans.
Ispirare una generazione
Redefining Realness ha avuto un effetto profondo sulle giovani persone trans, in particolare quelle di colore. Per molte, è stato il primo libro in cui si sono riconosciute — non in una storia astratta o accademica, ma in un racconto concreto, fatto di dettagli quotidiani, di emozioni specifiche, di esperienze condivise.
Mock stessa ha parlato dell’importanza della rappresentazione: da ragazza, non aveva modelli di riferimento trans nei media o nella letteratura [1]. Redefining Realness è stato scritto, in parte, per colmare quel vuoto — per offrire alle ragazze trans di colore del futuro ciò che a lei era mancato.
Surpassing Certainty: il sequel
Nel 2017, Mock ha pubblicato un secondo memoir, Surpassing Certainty: What My Twenties Taught Me [5], che copre il decennio successivo a quello raccontato in Redefining Realness. Il libro segue Mock attraverso gli anni dell’università, i primi lavori, l’ingresso nel mondo del giornalismo e la costruzione della sua carriera pubblica. Se Redefining Realness è un libro sulla sopravvivenza e sull’affermazione di sé, Surpassing Certainty è un libro sulla crescita, sull’ambizione e sulla complessità di vivere come donna trans in un mondo che inizia ad accorgersi della tua esistenza.
Perché leggere Redefining Realness oggi
A oltre un decennio dalla pubblicazione, Redefining Realness resta un testo fondamentale per comprendere l’esperienza trans contemporanea nella sua complessità. Non è un trattato teorico: è una storia umana, raccontata con coraggio e vulnerabilità da una donna che ha rifiutato di essere definita dalla sofferenza.
Il libro è anche un promemoria di quanto il contesto materiale conti. Le discussioni sull’identità di genere, spesso condotte in termini astratti e teorici, qui trovano un ancoraggio nella realtà concreta della povertà, del razzismo, della mancanza di risorse. Mock dimostra che i diritti delle persone trans non possono essere separati dalla giustizia sociale nel suo complesso: chi lotta per i diritti trans senza affrontare la povertà, il razzismo e le disuguaglianze di classe sta lottando solo per una parte della comunità.
Per chiunque voglia comprendere cosa significhi crescere trans, nera e povera nell’America contemporanea — e cosa significhi, nonostante tutto, trovare la propria voce — Redefining Realness è una lettura essenziale. Non perché offra risposte universali, ma perché racconta una storia particolare con tale onestà da illuminare esperienze che vanno ben oltre quella di una singola persona.
Approfondimenti
- Serie TV Pose (2018)
- Libro Surpassing Certainty (2017)
- Documentario The Trans List (2016)