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Paris Is Burning: il documentario sulla ball culture di New York

Pubblicato una settimana fa · 7 fonti citate Generato con AI
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Paris Is Burning: il documentario sulla ball culture di New York

Un documento che ha cambiato la cultura

Pochi documentari nella storia del cinema possono vantare un’influenza culturale paragonabile a quella di “Paris Is Burning”. Girato tra il 1985 e il 1989 dalla regista Jennie Livingston e uscito nelle sale nel 1990, questo film di 78 minuti ha catturato un mondo sotterraneo vibrante, creativo e tragico: la ball culture delle comunita nere e latine LGBTQ+ di New York [1][2].

Il documentario non si limita a documentare un fenomeno culturale. Racconta le vite di persone che, rifiutate dalle proprie famiglie e dalla societa, hanno creato strutture alternative di affetto, identita e sopravvivenza. Tra drag queen, donne trans, uomini gay e persone queer, “Paris Is Burning” offre uno spaccato indimenticabile di una comunita che, nel pieno dell’epidemia di AIDS, trovava nella creativita e nella solidarieta le ragioni per andare avanti.

Cos’e la ball culture

Per comprendere “Paris Is Burning” e necessario conoscere il fenomeno che documenta. La ball culture nacque nelle comunita afroamericane e latine di New York negli anni ‘60, come risposta all’emarginazione che le persone queer e trans di colore subivano sia nella societa mainstream sia all’interno della stessa comunita LGBTQ+, dominata da uomini bianchi [7].

I “ball” erano eventi notturni — organizzati in sale, club e a volte in palestre — dove i partecipanti competevano in diverse categorie. Non si trattava semplicemente di sfilate: erano performance elaborate che richiedevano talento, creativita, carisma e ore di preparazione. Le categorie spaziavano dalla “realness” — la capacita di “passare” come persona cisgender eterosessuale — al “voguing”, uno stile di danza che prendeva ispirazione dalle pose delle modelle sulle riviste di moda [7].

Al centro della ball culture c’erano le “houses” (case): famiglie alternative, guidate da “madri” e “padri”, che offrivano a giovani queer e trans rifiutati dalle proprie famiglie biologiche un tetto, supporto emotivo, guida e un senso di appartenenza [7]. I nomi delle case — LaBeija, Xtravaganza, Ninja, Corey, Saint Laurent — diventavano cognomi adottivi, simboli di identita e di orgoglio.

Le protagoniste: voci dalla comunita

La forza di “Paris Is Burning” risiede nelle persone che racconta. Livingston dedica tempo e attenzione a ciascuna protagonista, permettendo alle loro storie di emergere con tutta la complessita e l’umanita che meritano.

Venus Xtravaganza e forse la figura piu tragica del documentario. Donna trans latina, membro della House of Xtravaganza, Venus sognava di diventare una donna “completa” — di sottoporsi a chirurgia di affermazione di genere — e di sposare un uomo ricco che la portasse via dalla poverta [4]. La sua storia e raccontata con tenerezza nel film, ma si conclude con una rivelazione devastante: Venus fu trovata assassinata sotto un letto in una stanza d’albergo durante le riprese del documentario. Aveva 23 anni. Il suo omicidio, mai risolto, rimane un simbolo della violenza che colpisce le donne trans, in particolare quelle di colore [4].

Pepper LaBeija era la leggendaria madre della House of LaBeija, una delle case piu antiche e rispettate della ball culture [6]. Nel documentario, Pepper racconta con umorismo e saggezza la sua esperienza di donna trans nera, riflettendo sulla discriminazione, sulla bellezza e sul significato di costruire una famiglia scelta. La sua eleganza regale e la sua capacita di articolare le dinamiche sociali della comunita la rendono una delle voci piu memorabili del film.

Dorian Corey, icona della drag newyorkese, offre nel documentario alcune delle riflessioni piu profonde. Le sue parole sulla differenza tra “fare la storia” e “semplicemente sopravvivere” sono diventate iconiche: “Nella mia epoca volevi diventare una star. Poi volevi essere qualcuno. Adesso ti accontenti di essere. Di sopravvivere” [1].

Willi Ninja, il “padrino del voguing”, trasformo questa danza in una forma d’arte riconosciuta a livello mondiale [5]. La sua maestria nel voguing influenzo direttamente Madonna, che lo coinvolse nel suo video “Vogue” (1990), portando la danza della ball culture nei salotti di tutto il mondo.

Octavia Saint Laurent, donna trans che sognava di diventare una top model, rappresenta nel film l’aspirazione e la frustrazione di chi desidera il riconoscimento in un mondo che lo nega [1]. La sua bellezza e il suo talento erano innegabili, ma le porte dell’industria della moda restavano chiuse per una donna trans nera negli anni ‘80.

Il contesto: AIDS, razzismo e sopravvivenza

“Paris Is Burning” fu girato in un periodo devastante per la comunita che racconta. L’epidemia di AIDS stava decimando la comunita gay e trans di New York, e colpiva in modo sproporzionato le persone di colore, che avevano meno accesso alle cure mediche e ai servizi di supporto.

Il film non affronta l’AIDS in modo esplicito, ma la sua ombra e presente in ogni scena. Molte delle persone intervistate nel documentario sarebbero morte di AIDS negli anni successivi [1]. Il film divenne cosi, involontariamente, un monumento funebre: la testimonianza di una comunita che stava scomparendo.

Ma “Paris Is Burning” documenta anche la straordinaria resilienza di questa comunita. In un contesto di poverta, discriminazione razziale, omofobia e transfobia, le persone della ball culture crearono un universo parallelo dove potevano essere celebrate per cio che erano. I ball erano spazi di affermazione radicale: luoghi dove una donna trans nera poteva essere applaudita, ammirata, incoronata regina.

L’influenza sulla cultura pop

L’impatto culturale di “Paris Is Burning” e stato immenso e duraturo, ben oltre i confini della comunita che ritrae [5].

Madonna e “Vogue”: Nel 1990, lo stesso anno di uscita del documentario, Madonna pubblico “Vogue”, portando il voguing e il linguaggio della ball culture nel mainstream musicale globale [5]. Il singolo vendette milioni di copie, ma genero anche polemiche: molti nella comunita ball ritennero che Madonna avesse appropriato la loro cultura senza dare adeguato credito o compenso.

Il linguaggio: Espressioni nate nella ball culture — “shade”, “reading”, “work”, “fierce”, “slay”, “serving face” — sono entrate nel lessico quotidiano dell’inglese contemporaneo, spesso senza che chi le usa ne conosca l’origine [5].

RuPaul’s Drag Race: Il popolarissimo reality show, iniziato nel 2009, deve moltissimo alla ball culture documentata in “Paris Is Burning”. Il format stesso — categorie, sfilate, giudizi — e una versione televisiva dei ball, e il linguaggio usato nello show deriva direttamente da quella tradizione [5].

Pose: La serie TV creata da Ryan Murphy (2018-2021) e l’erede spirituale piu diretto di “Paris Is Burning”. Ambientata nella ball culture newyorkese degli anni ‘80 e ‘90, “Pose” ha il merito di aver coinvolto attrici trans nei ruoli principali e nella produzione, dando finalmente alla comunita la possibilita di raccontare la propria storia.

Critiche e dibattiti

“Paris Is Burning” non e stato esente da critiche, alcune delle quali provenienti dalla stessa comunita che ritrae.

La critica piu significativa riguarda la posizione della regista. Jennie Livingston, donna bianca cisgender, ha filmato una comunita nera e latina LGBTQ+ traendone riconoscimento professionale e, in misura limitata, guadagni economici [1]. La studiosa bell hooks critico il film in un saggio influente, sostenendo che lo sguardo di Livingston riproduceva dinamiche coloniali di osservazione e appropriazione.

Alcuni partecipanti al documentario hanno espresso frustrazione per non aver ricevuto compensi adeguati. Il film fu realizzato con un budget molto basso, e i profitti successivi non furono distribuiti equamente con le persone ritratte [1].

Queste critiche non diminuiscono il valore del documentario, ma invitano a una riflessione piu ampia su chi ha il diritto e la responsabilita di raccontare le storie delle comunita marginalizzate.

Il riconoscimento istituzionale

Nel 2016, “Paris Is Burning” fu selezionato per la conservazione nel National Film Registry della Library of Congress degli Stati Uniti, un riconoscimento riservato ai film considerati “culturalmente, storicamente o esteticamente significativi” [3]. Questa inclusione sancì ufficialmente il valore del documentario come documento storico fondamentale della cultura americana.

Il film e oggi studiato nelle universita di tutto il mondo, nei dipartimenti di studi culturali, studi di genere, studi afroamericani e cinema. E diventato un testo fondamentale per comprendere le intersezioni tra razza, classe, genere e sessualita nell’America del XX secolo.

L’eredita: ricordare per non dimenticare

“Paris Is Burning” rimane, a oltre trent’anni dalla sua uscita, un documento essenziale. Racconta una comunita che ha creato bellezza nel mezzo della devastazione, che ha costruito famiglie quando le famiglie biologiche le avevano rifiutate, che ha inventato forme d’arte che avrebbero conquistato il mondo intero.

Ma racconta anche le ingiustizie: la poverta, la violenza, il razzismo, la transfobia, l’epidemia di AIDS. La morte di Venus Xtravaganza, inserita nel documentario come un fatto crudo e devastante, ricorda che le vite delle donne trans di colore erano — e spesso sono ancora — considerate sacrificabili [4].

Per chi oggi guarda “Paris Is Burning”, il film e un invito a conoscere le radici di una cultura che permea il nostro quotidiano. Ogni volta che qualcuno usa la parola “slay”, ogni volta che un concorrente sfila in un reality di moda, ogni volta che il voguing appare in un video musicale, c’e l’eco di quei ball newyorkesi degli anni ‘80 e delle persone coraggiose che li hanno creati [5].

Il documentario e disponibile su diverse piattaforme di streaming e rimane un punto di partenza imprescindibile per chiunque voglia comprendere la storia del movimento trans e la cultura LGBTQ+ contemporanea.


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Approfondimenti

  • Documentario Paris Is Burning (1990)
  • serie TV Pose (Ryan Murphy) (2018)
  • Documentario Disclosure: Trans Lives on Screen (2020)
  • Documentario The Death and Life of Marsha P. Johnson (2017)

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