Vietato esistere: la legge che zittisce le persone trans

Immaginate di varcare la soglia di un bagno pubblico e di rischiare una sanzione non solo per essere entrati, ma per aver osato pronunciare ad alta voce chi siete. Non è l'incipit di un romanzo distopico sulla psicopolizia, ma l'amara e cruda realtà di ciò che sta accadendo oltreoceano, in quello che per decenni si è fregiato del titolo di "Paese delle libertà".
Come riportato nelle scorse ore da erininthemorning.com, la testata indipendente della giornalista e attivista Erin Reed che documenta puntualmente le derive legislative anti-LGBTQ+ negli Stati Uniti, la Camera dei Rappresentanti del New Hampshire ha appena approvato una proposta di legge che definire allarmante è un eufemismo. Non ci troviamo di fronte all'ennesimo, seppur gravissimo, bathroom ban — ovvero il divieto per le persone transgender di utilizzare i servizi igienici e gli spogliatoi conformi alla propria identità di genere. Questa volta, la scure conservatrice si è spinta ben oltre, sprofondando nei territori della censura di Stato: nel testo è stata inserita una clausola che vieta esplicitamente di "affermare" (asserting) la propria identità in quegli spazi pubblici.
Oltre la segregazione: il reato di espressione
Fermiamoci un momento a sezionare il peso specifico di questa parola: affermare. Il legislatore del New Hampshire sembra aver superato la fase in cui si accontentava di controllare i corpi, o di imporre una rigida segregazione biologica basata sui documenti di nascita. Ora pretende di mettere il bavaglio alle persone. Vietare di affermare chi si è, verbalizzandolo, significa istituire un vero e proprio reato di espressione.
Pensate alle conseguenze pratiche, che hanno del surreale: una donna trans, costretta per legge a utilizzare il bagno maschile contro la propria volontà, non solo viene esposta al rischio immenso di aggressioni fisiche in uno spazio che non le appartiene, ma secondo questa norma non potrebbe nemmeno difendersi verbalmente o spiegare la sua identità per disinnescare un pericolo. La legge le vieta di farlo. È un cortocircuito logico e giuridico che calpesta, in un colpo solo, il diritto all'esistenza di una minoranza e clamorosamente la libertà di parola, pilastro del Primo Emendamento statunitense.
L'Italia e il fantasma del "gender"
A questo punto è lecito domandarsi: perché una legge approvata a migliaia di chilometri di distanza, che dovrà ancora passare al Senato statale e sfidare l'eventuale veto del governatore, dovrebbe riguardarci? La risposta è disarmante: le battaglie reazionarie viaggiano su binari globali. I think tank ultraconservatori esportano i loro format legislativi ovunque trovino terreno fertile.
E in Italia, purtroppo, il terreno è già concimato. Non abbiamo ancora importato i bathroom ban su scala nazionale, ma viviamo in un clima politico ossessionato dallo spauracchio della cosiddetta "ideologia gender". Lo vediamo negli attacchi quotidiani alle "carriere alias" nelle scuole e nelle università, dipinte da parte della politica governativa e dalle associazioni pro-vita come un pericolo di corruzione per i minori. Lo vediamo nelle immense lacune normative del nostro Paese: una legge per il riconoscimento dell'identità di genere (la L. 164/82) pionieristica per l'epoca ma oggi vetusta e profondamente medicalizzante, unita all'assenza totale di tutele legali contro i crimini d'odio, dolorosa eredità del vergognoso applauso che ha affossato il DDL Zan in Senato.
Quando sdogani l'idea che un'identità minoritaria possa essere considerata una provocazione tale da dover essere silenziata per legge, stai fornendo un assist a tutte le destre reazionarie del mondo. Quanto tempo ci vorrà prima che un esponente politico italiano, ispirato dal modello americano, proponga di vietare l'"affermazione dell'identità transgender" in nome del "pubblico decoro" o del quieto vivere?
Il silenzio non ci salverà
L'obiettivo finale di disegni di legge come quello del New Hampshire non è mai stata la sicurezza nei bagni pubblici. Le statistiche lo dimostrano da anni in modo inequivocabile: l'inclusione delle persone trans non ha mai aumentato i pericoli per le donne cisgender. L'obiettivo reale è lo sfinimento psicologico e sociale. Rendere l'esistenza transgender così legalmente faticosa, criminalizzata e umiliante, da spingere le persone a rinchiudersi in casa, scomparendo del tutto dallo spazio pubblico.
Il divieto di dire ad alta voce "io esisto" rappresenta il punto di non ritorno per qualsiasi civiltà democratica. Oggi zittiscono brutalmente le persone nei bagni di uno Stato americano. Domani, se decidiamo di girarci dall'altra parte, dove ci chiederanno di tacere per non "disturbare" chi ci vorrebbe invisibili?
Fonte: New Hampshire House Passes Trans Public Bathroom Ban That Bans "Asserting" Ones Identity - erininthemorning.com · 6 marzo 2026
Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.
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