Il Senato Usa salva le atlete trans. Domani chi sarà nel mirino?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Il Senato Usa salva le atlete trans. Domani chi sarà nel mirino?

I corpi delle persone transgender non sono campi di battaglia, eppure una certa politica ostinatamente continua a trattarli come tali, usandoli per racimolare consensi quando scarseggiano le idee.

L'ennesimo attacco trasformato in emendamento

Il Senato degli Stati Uniti ha appena sventato, con un voto di 49 contro 41, l'ennesimo tentativo di estromettere le atlete transgender dalle competizioni femminili. Come riportato da The Hill, la maggioranza democratica "ha votato sabato per sconfiggere un emendamento sponsorizzato dai repubblicani [...] che avrebbe proibito alle atlete transgender di partecipare agli sport per ragazze o donne", penalizzando pesantemente le istituzioni scolastiche finanziate a livello federale che non si fossero adeguate.

Ma c’è un dettaglio che trasforma questa notizia in una vera e propria farsa politica: il divieto non era una legge a sé stante. Era stato furbescamente agganciato dai conservatori al SAVE America Act, una controversa proposta di legge sul sistema di voto caldeggiata da Donald Trump, che vorrebbe imporre rigide restrizioni come l'obbligo di documenti con foto per gli elettori.

Cosa c'entra la sicurezza elettorale con le ragazze trans che corrono in pista o nuotano in piscina? Assolutamente nulla. È la quintessenza del panico morale: inserire una clausola discriminatoria in un pacchetto legislativo più ampio sperando di mettere gli avversari con le spalle al muro. Se votano contro l'emendamento, la destra può accusarli davanti all'opinione pubblica di voler "distruggere lo sport femminile". Un gioco di prestigio retorico fatto sulla pelle di un gruppo già ampiamente marginalizzato, un cinismo calcolato in vista delle elezioni di midterm di quest'anno.

Un copione che conosciamo troppo bene

Non illudiamoci che tutto questo sia solo folklore d'oltreoceano, una follia a stelle e strisce confinata nelle aule di Washington. L'uso dei corpi e delle identità trans come arma di distrazione di massa è un marchio di fabbrica globale delle destre, e in Italia ne siamo dolorosamente consapevoli.

Nel nostro Paese, ogni qual volta c'è bisogno di distogliere l'attenzione pubblica da emergenze economiche o cortocircuiti politici, spunta provvidenziale una polemica sulle carriere alias nelle scuole, o, guarda caso, sulle atlete transgender e intersex. Lo abbiamo visto durante gli ultimi Giochi Olimpici, dove le atlete sono state trascinate nel fango mediatico internazionale, colpevoli solo di esistere ed eccellere nel proprio sport, sottoposte a un processo pubblico brutale e senza appello.

In Italia, dopo il drammatico affossamento del DDL Zan nel 2021, le persone LGBTQ+ continuano a vivere in un limbo normativo. La storica Legge 164 del 1982 sull'adeguamento di genere è stata senza dubbio una pietra miliare, ma oggi arranca davanti a una società che, nonostante tutto, è andata avanti, mentre la politica reazionaria spinge disperatamente per farci tornare indietro. Da noi non ci sono, per ora, "divieti federali" espliciti sullo sport, ma i continui attacchi istituzionali, conditi da dichiarazioni apertamente ostili di ministri e leader politici, creano un clima che è altrettanto invalidante.

Una vittoria a metà

Il blocco dell'emendamento da parte dei senatori democratici è senza dubbio una buona notizia. Ma esultare sarebbe ingenuo. Questa non è una conquista di nuovi diritti, è solo la parata di un colpo scorretto che mirava a cancellarne un altro.

Finché l’esistenza stessa delle persone transgender sarà considerata "materia di dibattito" e non un fatto insindacabile, le loro vite saranno usate come fiches su un tavolo da poker. I politici conservatori sembrano aver capito che agitare lo spauracchio della "minaccia trans" polarizza l'elettorato a costo zero.

La vera domanda con cui dobbiamo fare i conti, in Italia esattamente come negli Stati Uniti, è questa: quando smetteremo di tollerare che una democrazia misuri la propria forza sulla capacità di accanirsi contro i più vulnerabili? Se oggi a rischiare l'esclusione sono le atlete trans, domani chi sarà costretto a fare spazio nel mirino della politica?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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