Uganda: un bacio le spedisce in cella. E ora scatta la tortura.

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Uganda: un bacio le spedisce in cella. E ora scatta la tortura.

Un bacio. Un gesto che per molti di noi è l'inizio di una serata, il suggello di un sentimento o semplicemente un momento di tenerezza rubato alla routine. Per Wendy e Diana, due ragazze di Arua City, in Uganda, quel bacio è stato la chiave che ha spalancato le porte di una cella. Ma l'orrore non finisce dietro le sbarre: la notizia, che sta facendo il giro del mondo partendo dalle community di attivisti su Reddit (r/lgbt), racconta di un destino ancora più cupo. Il governo ugandese si starebbe preparando a sottoporle alla cosiddetta "terapia di conversione".

Non usiamo giri di parole: chiamarle "terapie" è un insulto alla scienza e alla dignità umana. Si tratta di torture psicologiche, e talvolta fisiche, volte a sradicare l'orientamento sessuale di una persona. Wendy e Diana non sono solo vittime di omofobia; sono il bersaglio di una macchina statale che usa il corpo delle donne per riaffermare un controllo patriarcale e brutale.

Il peso della legge sull'odio

Stando a quanto riportato dalle prime testimonianze e dai post di denuncia — "2 girls, Wendy and Diana are locked up in Uganda for kissing. And now the Ugandan government is preparing to use Conversion Therapy on them" — la situazione è disperata. L'Uganda non è nuova a queste derive. Nel 2023, il Paese ha inasprito l'Anti-Homosexuality Act, una delle leggi più severe al mondo, che prevede persino la pena di morte per l'omosessualità "aggravata" e lunghe pene detentive per la semplice "promozione" dei diritti LGBTQ+.

Quello che sta accadendo ad Arua City è la messa in pratica di una persecuzione programmata. Quando lo Stato si arroga il diritto di entrare nell'intimità di due persone per decidere chi possono baciare e chi devono essere, la democrazia è già morta, sepolta da un fanatismo che usa la religione e la "tradizione" come scudi per nascondere pura e semplice violenza.

Perché l'orrore dell'Uganda riguarda anche noi

Sarebbe facile chiudere questo articolo pensando: "È l'Africa, è un altro mondo". Ma sarebbe un errore imperdonabile. L'ideologia che muove i carcerieri di Wendy e Diana è la stessa che, con toni più edulcorati ma ugualmente tossici, attraversa i nostri confini europei. In Italia, la discussione sulle terapie di conversione è ancora drammaticamente aperta. Mentre paesi come Germania, Francia e Malta le hanno messe fuorilegge, nel nostro Paese non esiste ancora una norma specifica che vieti esplicitamente queste pratiche barbariche su tutto il territorio nazionale.

Non possiamo dimenticare il naufragio del DDL Zan, che avrebbe almeno fornito una base giuridica più solida contro i crimini d'odio. Ogni volta che in Italia un esponente politico parla di "natura da proteggere" o attacca l'educazione all'affettività nelle scuole come "teoria del gender", sta usando lo stesso identico vocabolario di chi oggi tiene Wendy e Diana sotto chiave. La differenza è solo nel grado di applicazione della pena, non nella radice del pregiudizio.

La tortura mascherata da cura

Le Nazioni Unite hanno più volte equiparato le terapie di conversione alla tortura. Non esiste nulla da "curare" nell'amore tra due donne. L'unica patologia in questa storia è l'ossessione del governo ugandese per la vita privata dei propri cittadini. Wendy e Diana rischiano di subire traumi indelebili nel tentativo — scientificamente impossibile e umanamente degradante — di essere trasformate in ciò che non sono.

Il silenzio della comunità internazionale non è un'opzione. Se permettiamo che un bacio diventi un atto di coraggio estremo punibile con la tortura, stiamo accettando che i diritti umani siano un optional geografico. Wendy e Diana siamo noi, ogni volta che abbiamo avuto paura di tenere per mano qualcuno in pubblico, ogni volta che abbiamo subito uno sguardo di troppo. La loro cella è un monito per tutti: la libertà non è mai conquistata una volta per tutte.

Cosa resta da fare? Resta da gridare i loro nomi, da fare pressione diplomatica e da ricordare che l'omofobia uccide, ma il silenzio è il suo complice più fedele. Wendy e Diana hanno baciato la libertà, e ora il mondo non può voltarsi dall'altra parte.

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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