L'UE chiede parità, FdI grida all'agenda gender. Chi è l'ideologo?

L'orologio dei diritti civili, per una certa politica italiana, sembra essersi irrimediabilmente inceppato. Non appena l'Europa prova a fare un passo avanti verso l'inclusione, c'è sempre qualcuno pronto a tirare il freno a mano, agitando lo spettro di complotti inesistenti e minacce alla famiglia tradizionale.
Le accuse di "ideologia" e l'attacco all'aborto
Ieri, la Commissione Europea ha pubblicato la nuova Strategia sulla parità tra uomini e donne 2026-2030. Un documento istituzionale che dovrebbe essere accolto come uno strumento fondamentale in un continente dove divario salariale, violenza di genere e discriminazioni sono ancora un'emergenza quotidiana. Eppure, per Paolo Inselvini, eurodeputato di Fratelli d'Italia (gruppo ECR), si tratta dell'«ennesima strategia ideologica».
Stando a quanto riportato dalla testata La Voce del Patriota, l'esponente meloniano ha accusato il documento europeo di non limitarsi alle pari opportunità, ma di introdurre «una precisa agenda politica su aborto, cosiddetti diritti sessuali e riproduttivi e teorie gender». Il suo allarme tocca l'apice quando denuncia che la Commissione vorrebbe «utilizzare il FSE+ per favorire l'aborto» e, orrore degli orrori, proporre interventi nel sistema dell'istruzione per la «riduzione degli 'stereotipi di genere'».
Il finto spauracchio della "teoria gender"
Fermiamoci un attimo a decostruire questa retorica, perché le parole costruiscono la realtà in cui viviamo e legiferiamo. L'idea che smontare gli stereotipi di genere a scuola sia un fatto «particolarmente preoccupante» rivela una visione della società profondamente ingessata. Educare al superamento degli stereotipi significa semplicemente insegnare ai bambini e alle bambine che non ci sono percorsi o emozioni preclusi in base al sesso assegnato alla nascita: che un uomo può piangere e una donna può guidare un'azienda.
A tutto questo, l'eurodeputato contrappone «la complementarità tra uomo e donna nelle loro differenze e nelle loro peculiarità». È la classica, rassicurante narrazione del conservatorismo: il maschile e il femminile visti come compartimenti stagni, ruoli sociali predefiniti e immutabili. Tutto ciò che sfugge a questo rigido binarismo — le persone transgender, le identità non binarie, le famiglie omogenitoriali — viene invalidato e bollato come pericolosa "teoria gender". Un nemico inventato a tavolino, un babau contemporaneo utile solo per polarizzare l'elettorato e fare facile propaganda sulla pelle delle minoranze.
Il riflesso di un'Italia ostaggio del passato
Se queste parole rappresentassero solo lo sfogo isolato di un parlamentare europeo, potremmo derubricarle a folclore politico. Ma Inselvini esprime la linea del primo partito di governo in Italia. Questa crociata costante contro i diritti è esattamente la stessa che blocca, a livello strutturale, il nostro Paese.
Non dimentichiamo che viviamo in una nazione in cui l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole viene osteggiata e bloccata da decenni proprio agitando lo spauracchio del "gender". È l'Italia in cui il DDL Zan contro i crimini d'odio è stato affossato al Senato tra gli applausi. È il Paese in cui l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78) somiglia sempre più a una corsa a ostacoli, con misure governative che permettono alle associazioni anti-scelta di operare nei consultori. Ed è lo stesso Paese in cui le carriere alias per gli studenti trans subiscono attacchi e diffide continue, nel misero tentativo di cancellare l'esistenza stessa delle persone transgender dai registri e dalle aule.
Qual è la vera ideologia?
L'Unione Europea ci chiede di progredire: di tutelare l'autodeterminazione, di proteggere i diritti riproduttivi e di creare ambienti scolastici dove nessun adolescente debba sentirsi sbagliato per chi è o per chi ama. Di fronte a questa richiesta di civiltà, la destra risponde con l'allarmismo, gridando al complotto per difendere uno status quo escludente.
La vera domanda da farci, arrivati a questo punto, non è se l'Europa ci stia imponendo un'oscura agenda segreta. La domanda, scomoda e improrogabile, è un'altra: fino a quando permetteremo che l'ideologia — quella vera, che vuole decidere sui nostri corpi, silenziare le nostre identità e negare l'educazione alle nuove generazioni — continui a tenere in ostaggio il nostro futuro?
Fonte: Parità di genere, Inselvini (FdI-ECR): “La Commissione pubblica l’ennesima strategia ideologica. Fondi europei usati per promuovere aborto e agenda gender” - La Voce del Patriota · 5 marzo 2026
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