Trump scheda i minori trans. Domani toccherà a noi?

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Trump scheda i minori trans. Domani toccherà a noi?

Non è più soltanto una battaglia culturale da consumare nei talk show o sui social network. Oggi la crociata contro le persone transgender negli Stati Uniti ha superato una linea rossa che credevamo invalicabile, trasformandosi in una vera e propria schedatura di Stato.

Stando a un'inchiesta pubblicata dalla testata scientifica STAT e rimbalzata nelle ultime ore sulla comunità r/transgender di Reddit, l'amministrazione Trump sta stringendo la morsa sui percorsi di affermazione di genere. E lo sta facendo nel modo più subdolo e autoritario possibile: violando la privacy medica. Il Dipartimento di Giustizia americano ha infatti emesso oltre venti mandati di comparizione diretti a cliniche e medici che assistono pazienti transgender minorenni. La richiesta? Ottenere le cartelle cliniche, esigendo nomi, cognomi, codici fiscali (Social Security numbers) e diagnosi.

Siamo davanti a un tentativo agghiacciante di piegare il segreto professionale a fini di persecuzione politica.

L'architettura del terrore

La regia di questa operazione ha un nome preciso: Pam Bondi, l'attuale procuratrice generale degli Stati Uniti nominata da Donald Trump. In un memo interno diffuso la scorsa primavera, Bondi ha chiamato a raccolta le forze dell'ordine federali per unirsi a una vera e propria crociata contro i percorsi medici di affermazione di genere. Le sue parole, riportate testualmente, fanno rabbrividire: "L'ideologia di genere, mascherata da scienza, ha infettato un'intera generazione di bambini".

Questa retorica non è certo una novità per le frange estreme del conservatorismo, ma l'uso del potere giudiziario federale per stilare liste di pazienti lo è. Richiedere i dati identificativi dei minori significa esporli volontariamente al rischio di criminalizzazione. L'obiettivo sembrerebbe fin troppo palese: non c'è alcuna tutela della salute pubblica in gioco, ma solo la volontà di instaurare un clima di terrore. Braccando i medici e spaventando i genitori, lo Stato punta a rendere le cure inaccessibili di fatto, ancor prima di riuscire a vietarle per legge nei vari iter processuali in corso.

Un copione pronto per l'Italia?

Guardare a ciò che accade oltreoceano non è un mero esercizio di indignazione internazionale; è uno sguardo sul nostro potenziale futuro. La politica italiana non è immune a questo genere di tossicità e la destra più conservatrice nostrana importa regolarmente le strategie comunicative statunitensi, riducendo le vite delle persone transgender a spauracchi elettorali.

Nel nostro Paese, la storica Legge 164/82 regola da oltre quarant'anni i percorsi di affermazione di genere. Tuttavia, abbiamo visto di recente pesanti attacchi politici alle cliniche italiane che si occupano di varianza di genere nei minori — come dimostrano le ispezioni ministeriali e le infuocate polemiche sollevate attorno all'Ospedale Careggi di Firenze. Il tentativo di delegittimare le équipe mediche, accusandole di agire in nome di una presunta "ideologia", segue esattamente lo stesso spartito americano.

Per ora, il nostro impianto costituzionale e le severe norme europee sulla privacy ci offrono uno scudo solido. Ma se la narrazione dell'"infezione ideologica" dovesse istituzionalizzarsi anche qui, chi ci garantisce che i dati sanitari delle persone più vulnerabili rimarranno per sempre intoccabili?

Il prezzo del silenzio

La mossa del Dipartimento di Giustizia USA ci impone una lezione amara: i diritti civili non sono mai scolpiti nella pietra. Possono essere smantellati pezzo per pezzo, colpendo chi ha meno strumenti per difendersi. I giovani transgender sono il bersaglio perfetto: non votano, non hanno rappresentanza diretta e le loro esistenze vengono costantemente invalidate dal dibattito pubblico.

Mentre negli Stati Uniti attivisti e avvocati preparano le barricate nei tribunali per fermare questo scempio legale, la domanda che dobbiamo porci oggi è una sola. Se la nazione che si autodefinisce la "terra della libertà" arriva a usare il codice fiscale dei propri cittadini come strumento di ricatto, quanto tempo ci resta prima che questa caccia alle streghe contamini irreversibilmente anche la nostra democrazia?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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