Trump indaga sull'eutanasia spagnola. Madrid lo asfalta. E l'Italia?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Trump indaga sull'eutanasia spagnola. Madrid lo asfalta. E l'Italia?

L'imperialismo morale ha un nuovo volto e indossa l'inconfondibile cappello MAGA. Non contento di aver picconato i diritti riproduttivi e civili in patria, Donald Trump ha deciso di ergersi a sceriffo bioetico globale, puntando il dito contro le decisioni sovrane di uno Stato europeo. Il bersaglio? La Spagna e la sua avanzata legge sull'eutanasia.

Un'ingerenza inaccettabile

La notizia, rilanciata in Italia da La Repubblica, ha dell'incredibile. L'amministrazione statunitense, stando a quanto rivelato dal New York Post, avrebbe dato mandato alla propria ambasciata a Madrid di "indagare" sulla gestione del caso di Noelia Castillo. Venticinque anni, paraplegica dal 2022, Noelia ha ottenuto l'eutanasia pochi giorni fa al termine di un calvario giudiziario estenuante. Suo padre, supportato dalla fondazione Abogados Cristianos, aveva tentato in ogni modo di bloccare la procedura, trascinando la questione fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che ha infine respinto il ricorso.

Per l'amministrazione Trump e i suoi funzionari, tuttavia, nel sistema di protezione spagnolo ci sarebbero state delle "falle" e i presunti "dubbi" della ragazza sarebbero stati ignorati dallo Stato. Si tratta di accuse gravissime, fondate per ora su indiscrezioni anonime e rilanciate palesemente per trasformare una tragedia personale in un manifesto politico. L'obiettivo è chiaro: minare la credibilità dell'autodeterminazione sul fine vita a livello globale.

La lezione di dignità di Madrid

Ma se Trump pensava di trovare un governo prono alle sue pressioni, ha fatto male i calcoli. La risposta di Mónica García, ministra della Sanità spagnola, è stata un manuale di fermezza istituzionale. La ministra ha intimato a Washington di smettere di "alimentare l'agenda ultra-internazionale ficcando il naso ovunque", ribadendo senza mezzi termini che la Spagna è "un Paese serio, con un sistema sanitario solido e un quadro di diritti che protegge e cura tutte le persone, anche quelle che decidono di chiedere aiuto per morire degnamente".

Le parole di García centrano il cuore del problema: l'esistenza di una vera e propria "agenda ultra-internazionale". Quello che stiamo osservando non è un episodio isolato, ma l'ennesima applicazione di un playbook politico già visto contro i diritti LGBTQ+ e l'aborto. Il corpo delle persone vulnerabili – che si tratti di donne che rivendicano la propria libertà di scelta, di persone trans che chiedono cure affermative, o di pazienti che implorano una morte dignitosa – viene costantemente trasformato in un campo di battaglia ideologico. L'ingerenza di Washington è un test per misurare fino a che punto il braccio lungo del conservatorismo americano possa intromettersi negli affari interni delle democrazie alleate.

Il silenzio assordante dell'Italia

Di fronte a questo scontro titanico tra il diritto all'autodeterminazione e l'oscurantismo di Stato, l'Italia fa la figura dello spettatore passivo. Nel nostro Paese non abbiamo certo bisogno che l'amministrazione USA invii cablogrammi diplomatici per negarci il diritto a un fine vita dignitoso: facciamo già un ottimo lavoro da soli.

Mentre la Spagna dal 2021 vanta una legislazione chiara e civile, in Italia il Parlamento continua a voltare la faccia dall'altra parte. Chi soffre di patologie irreversibili e vive un dolore insopportabile è ostaggio di un vuoto normativo deprimente ed è costretto ad aggrapparsi unicamente alla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale (nata grazie alla disobbedienza civile del caso Cappato/Dj Fabo). Il risultato? Un percorso a ostacoli fatto di burocrazia logorante, ostruzionismi politici regionali e ASL lumaca, che spinge ancora oggi troppe persone a fuggire in Svizzera per poter chiudere gli occhi in pace.

Nessun diritto è per sempre

L'arroganza della Casa Bianca ci insegna una lezione amara e ineludibile: i diritti civili non sono mai definitivamente al sicuro. C'è sempre una fazione politica o un'associazione fondamentalista pronta a rimetterli in discussione, usando la propria morale come clava sul corpo altrui.

La Spagna ha dimostrato che per difendere questi diritti serve coraggio, solidità legislativa e una voce ferma capace di respingere i bulli al mittente. Noi, in Italia, per quanto tempo ancora accetteremo di farci dettare l'agenda dalla paura e dall'immobilismo?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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