Trump usa i corpi trans come merce di scambio. Domani tocca a noi?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Trump usa i corpi trans come merce di scambio. Domani tocca a noi?

Cosa c'entrano le regole per la registrazione degli elettori con l'assistenza medica per i minori transgender? Assolutamente nulla. Eppure, nel cinico gioco della politica contemporanea, i corpi delle minoranze diventano l'ingrediente segreto per far digerire all'opinione pubblica leggi indigeribili.

Il teatro dell'assurdo in diretta TV

Secondo quanto riportato dalla testata americana The Advocate, lunedì mattina la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt è andata in diretta su Fox & Friends per promuovere il SAVE Act, una controversa legge fortemente voluta dall'amministrazione Trump per imporre restrizioni sulle regole di voto federale. Ma non si è limitata a parlare di schede elettorali. Incalzata dai conduttori, Leavitt ha presentato la proposta del Presidente come un pacchetto che contiene "cinque delle proposte di maggior buon senso che qualsiasi partito abbia mai avanzato".

E quali sarebbero queste misure così "di buon senso"? Regole più severe per l'identificazione degli elettori, obbligo di prova documentale della cittadinanza, restrizioni sul voto per corrispondenza e — in un salto logico che ha del grottesco — il divieto di cure mediche per l'affermazione di genere per i minori trans e l'esclusione delle donne trans dagli sport femminili.

La vita delle persone come moneta di scambio

Siamo di fronte a un'operazione politica tanto spregiudicata quanto rivelatrice. L'amministrazione Trump ha deciso di trasformare le persone transgender in una vera e propria moneta di scambio parlamentare. Il Presidente ha persino minacciato di non firmare altre leggi finché il Congresso non gli consegnerà il SAVE Act, infarcito di queste clausole discriminatorie che nulla hanno a che vedere con le urne.

La logica dietro a questa mossa è stata smascherata con chirurgica precisione da Laurel Powell, direttrice della comunicazione della Human Rights Campaign: "Mentre i prezzi della benzina aumentano, le perdite di posti di lavoro si accumulano e lui porta avanti una guerra illegale in Medio Oriente, Donald Trump sta cercando di aggiungere attacchi alle persone trans nell'errata convinzione che questo renderà il resto meno marcio". È la classica tecnica dell'arma di distrazione di massa: quando non hai soluzioni reali per l'economia o la politica estera, scagli la tua base elettorale contro il bersaglio più vulnerabile a disposizione. "È un comportamento debole e disperato", ha concluso Powell.

Non va dimenticato, peraltro, che il SAVE Act originale è già di per sé una minaccia per la comunità LGBTQ+. Richiedendo documenti d'identità rigidi per comprovare la cittadinanza, la legge rischia di ostacolare il diritto di voto di migliaia di persone i cui documenti legali non corrispondono al nome attuale e all'identità di genere — colpendo chirurgicamente proprio le persone transgender (e molte donne sposate). Aggiungere a questo impianto normativo un esplicito divieto alle cure mediche suona come un vero e proprio accanimento terapeutico contro lo Stato di diritto.

Dal Campidoglio a Montecitorio: un copione già visto

Perché questa notizia, che arriva da Washington, dovrebbe interessarci qui in Italia? Perché il manuale strategico della destra internazionale è condiviso e, purtroppo, drammaticamente facile da esportare.

L'uso dei diritti civili come merce di scambio o come capro espiatorio per coprire manovre politiche ben più ampie è una dinamica che conosciamo fin troppo bene. Basti pensare a come il DDL Zan è stato svuotato, mercanteggiato e infine affossato al Senato tra applausi e voti segreti, trattando la tutela contro i crimini d'odio come un lusso sacrificabile sull'altare delle alleanze politiche. O pensiamo a come, periodicamente, i diritti delle famiglie arcobaleno e l'autodeterminazione delle persone trans (che in Italia devono ancora affidarsi alla pur fondamentale ma vetusta Legge 164/82) vengano usati dai nostri governanti come spauracchi nei talk show per distogliere l'attenzione dalle vere emergenze del Paese.

Quando la politica americana sdogana l'idea che l'assistenza sanitaria essenziale per un adolescente trans possa essere barattata per far approvare una legge elettorale, crea un precedente culturale pericolosissimo. Abbassa l'asticella della decenza istituzionale a livello globale, sussurrando alle democrazie europee che, in fondo, i diritti delle minoranze sono solo asterischi cancellabili.

La domanda che dobbiamo farci

Non possiamo permetterci di derubricare le parole di Karoline Leavitt a semplice folklore d'oltreoceano. Quando i diritti fondamentali e l'autodeterminazione sui propri corpi vengono declassati a clausole accessorie, da inserire o stralciare per puro calcolo elettorale, significa che la democrazia stessa ha smesso di funzionare come dovrebbe.

La vera domanda non è se l'amministrazione Trump riuscirà a far passare questa legge intrisa di pregiudizio. La vera domanda, che riguarda gli Stati Uniti tanto quanto l'Italia, è molto più scomoda: quando la politica smette di proteggere i cittadini e inizia a usarli come ostaggi, chi sarà il prossimo a finire sul tavolo delle trattative?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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