Stop ai bloccanti in UK: cacciato il medico anti-trans. E in Italia?

La scienza dovrebbe essere un arbitro imparziale. Ma cosa succede quando scopri che chi ha il fischietto in bocca indossa, ben nascosta sotto la divisa ufficiale, la maglietta della squadra avversaria? È esattamente quello che è appena successo nel Regno Unito, in uno dei casi di malasanità ideologica più eclatanti e preoccupanti degli ultimi anni.
Stando a quanto riportato dal Guardian e ampiamente discusso dalla comunità del portale Reddit r/transgender, il professor Jacob George — nominato lo scorso gennaio a capo dell'ufficio medico e scientifico della Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) britannica — è stato ufficialmente rimosso dall'incarico di supervisione sul trial clinico "Pathways". Il motivo della ricusazione? Gravi accuse di parzialità e un evidente pregiudizio nei confronti della comunità transgender.
Il pregiudizio travestito da cautela
Facciamo un passo indietro per comprendere la gravità dei fatti. Il trial "Pathways", sviluppato dal prestigioso King's College London, era nato con l'obiettivo di raccogliere nuovi dati sull'uso dei bloccanti della pubertà negli adolescenti con disforia di genere. I bloccanti sono farmaci sicuri, ampiamente testati e reversibili — utilizzati da decenni anche per trattare la pubertà precoce nei bambini cisgender — che offrono ai giovani trans una finestra di tempo vitale per esplorare la propria identità senza il trauma di sviluppare caratteri sessuali secondari indesiderati.
Nonostante l'urgenza di queste cure, a seguito delle raccomandazioni del controverso "Cass Review", il governo britannico aveva richiesto ulteriori studi clinici. Ed è qui che entra in gioco il professor George. Appena assunto il ruolo, avrebbe sollevato dubbi pressanti sulla sicurezza, contribuendo a indurre le istituzioni a mettere improvvisamente in pausa il reclutamento dei pazienti per il trial. Una mossa che ha gettato nel panico migliaia di famiglie già stremate dalle liste d'attesa.
Poi, però, la verità è emersa in rete.
Sono spuntati messaggi pubblici in cui il professor George definiva l'autrice J.K. Rowling — nota a livello globale per la sua spietata crociata "gender-critical" — un "tesoro del nostro tempo". In un altro post dell'anno scorso, commentando le sterili polemiche sulla pugile olimpica Imane Khelif, il medico lamentava che "la negazione del fatto biologico basilare è preoccupante".
Di fronte a un'evidenza così plateale, l'agenzia del farmaco inglese ha optato per un'estromissione precauzionale, recusanolo da ogni ulteriore coinvolgimento. Il dottor Max Davie, pediatra consulente che ha lavorato nel servizio di identità di genere giovanile del Servizio Sanitario Nazionale (NHS), ha smontato la narrazione del professore sottolineando come non ci fosse "nessun motivo scientifico stringente per mettere in pausa lo studio". Davie ha poi aggiunto una considerazione lapidaria: "Il professore è libero di avere le proprie opinioni sull'identità di genere, ma ciò che non può fare è permettere che queste opinioni condizionino l'adempimento del suo dovere pubblico".
Da Londra a Roma: il contagio ideologico
Perché questa notizia d'oltremanica è un campanello d'allarme che deve suonare a tutto volume anche per noi? Perché il copione è identico. Anche in Italia la salute delle persone transgender, e in particolare dei minori, è costantemente sotto assedio da parte di una politica che maschera il pregiudizio ideologico con una finta apprensione per il benessere clinico.
Basta ricordare la caccia alle streghe scatenata contro l'Ospedale Careggi di Firenze. Interrogazioni parlamentari martellanti — guidate dal senatore Maurizio Gasparri — e ispezioni ministeriali a tappeto decise dal Ministro Schillaci hanno creato un clima di sospetto e terrore attorno alla somministrazione della triptorelina. Pur essendo un farmaco approvato dall'AIFA e supportato dalle principali società scientifiche di endocrinologia e pediatria, la politica l'ha trasformato in un campo di battaglia.
L'Italia possiede dal 1982 la Legge 164 per il riconoscimento dell'identità di genere, pionieristica per l'epoca. Eppure oggi quella stessa legge fatica a proteggere i nostri percorsi in un clima culturale tossico. L'assenza di tutele forti contro i crimini d'odio, cristallizzata dall'affossamento del DDL Zan, ha legittimato una narrazione che dipinge le esistenze trans come un'ideologia da estirpare, e non come vite umane che hanno il sacrosanto diritto alla salute.
Sulla pelle dei più vulnerabili
Rimuovere il professor George dal suo incarico era l'unico atto dignitoso possibile per tutelare la credibilità delle istituzioni sanitarie britanniche. Ma chi ripaga ora le famiglie e gli adolescenti trans per l'angoscia subita? Questi ritardi non sono innocui intoppi burocratici: si traducono in mesi di incertezza, in un picco di disforia e in un allarmante rischio per la salute mentale tra i giovani che si vedono negare l'accesso a cure vitali.
La medicina basata sull'evidenza è la nostra unica, vera difesa contro la discriminazione basata sull'ideologia. Le decisioni cliniche non possono e non devono dipendere dai tweet o dalle simpatie politiche di chi è chiamato a tutelare la salute pubblica.
La rimozione del medico inglese è una vittoria per la trasparenza, ma apre uno squarcio inquietante. La vera domanda da farsi stasera, leggendo questa notizia, non è se ci saranno altri professor George in Europa. La domanda scomoda è: quanti di loro siedono già indisturbati nei palazzi della politica e della sanità italiana, pronti a decidere sui nostri corpi in nome dei propri pregiudizi?
Fonte: UK health official recused from puberty blockers trial after bias claims | Transgender · 2 marzo 2026
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