Spagna, aborto in Costituzione. Da noi la 194 è solo carta straccia?

I diritti civili non sono monumenti di marmo: se smetti di difenderli, si sbriciolano sotto il peso dell'ideologia e dell'inerzia. Lo ha capito la Francia nel 2024, e oggi lo sta dimostrando con forza il governo di Pedro Sánchez. Stando a quanto riportato in queste ore da lapresse.it, il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato il progetto di riforma dell'articolo 43 della Costituzione per "blindare" il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza. Un atto di resistenza politica pura, prima ancora che una mossa legislativa.
Il testo passa ora al Parlamento, dove affronterà un iter complesso che richiederà maggioranze qualificate. Ma il segnale politico è un faro nella nebbia europea. La ministra per le Pari Opportunità, Ana Redondo, non ha usato mezzi termini: "Oggi è un giorno importante per la democrazia spagnola". Perché una democrazia che non garantisce l'autodeterminazione sui corpi delle donne e delle persone gestanti è, di fatto, una democrazia a metà.
L'urgenza di una tutela costituzionale
Ma perché la Spagna sente il bisogno di costituzionalizzare l'aborto? Non si tratta solo di una bandierina ideologica da sventolare contro i conservatori. È una questione di sopravvivenza del diritto stesso. È stato evidenziato un dato agghiacciante: oggi quasi l'80% delle interruzioni di gravidanza in Spagna viene eseguito in cliniche private su indicazione del servizio pubblico. Questo espone chi cerca assistenza medica a insulti, pressioni e vere e proprie intimidazioni da parte di gruppi anti-scelta che stazionano fuori dalle strutture.
Blindare l'aborto nella Legge fondamentale significa sottrarlo al ricatto delle giunte regionali e garantirlo come servizio sanitario universale, uniforme su tutto il territorio nazionale. Significa trasformare una concessione precaria in un pilastro inattaccabile, affermando chiaramente che lo Stato sta dalla parte della salute e della libertà riproduttiva.
Il doloroso specchio italiano
Mentre a Madrid si discute di come innalzare scudi costituzionali, in Italia continuano a fiorire barricate contro i diritti. Leggere la notizia lanciata da lapresse.it non può che provocare un profondo senso di frustrazione in chiunque viva nel nostro Paese. Da noi, la Legge 194/78 viene spesso celebrata come una conquista intoccabile, ma nei fatti è stata trasformata in un percorso a ostacoli umiliante e, in alcune zone, quasi inaccessibile.
Con percentuali di obiezione di coscienza che in svariate regioni superano l'80%, l'Italia è un Paese dove il diritto all'aborto esiste sulla carta, ma rischia di svanire nella pratica clinica. Le persone sono costrette a migrare da una provincia all'altra, a fare i conti con liste d'attesa snervanti e, non di rado, a subire l'intrusione di associazioni anti-scelta nei consultori, una dinamica peraltro alimentata da recenti normative nazionali.
Sembrerebbe quasi che la strategia nel nostro Paese non sia quella di abolire formalmente la 194, ma di lasciarla marcire, svuotandola di risorse e personale, rendendo di fatto impossibile applicarla. È l'ipocrisia di un sistema che non ti vieta di abortire, ma fa in modo che tu non trovi nessuno disposto ad assisterti. E in assenza di un forte scudo legislativo come quello che la Spagna sta cercando di erigere, i diritti riproduttivi in Italia restano appesi a un filo, in balia del clima politico del momento.
Una lezione che non possiamo ignorare
L'iniziativa del governo Sánchez dovrebbe farci riflettere profondamente. La retorica del "da noi i diritti sono al sicuro" ci ha cullato per troppo tempo, portandoci a dare per scontate tutele che invece richiedono una mobilitazione costante. Se vogliamo essere un Paese moderno e laico, non possiamo più accontentarci di difendere le briciole di una legge nata quasi cinquant'anni fa, costantemente sotto attacco e applicata a macchia di leopardo.
La mossa della Spagna ci pone davanti a uno specchio e ci lancia una domanda spietata, che la politica italiana si ostina a ignorare: fino a quando permetteremo che il diritto di decidere del proprio corpo sia considerato una gentile concessione, anziché una libertà assoluta e costituzionalmente inviolabile?
Fonte: Spagna, il governo blinda l’aborto in Costituzione - lapresse.it · 7 aprile 2026
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