I soldi neri di Project 2025 comprano la scienza sui bimbi trans?

La scienza non è più neutrale, o forse, quando entrano in gioco enormi capitali ideologici, non lo è mai stata. Quando i mega-finanziatori dell'estrema destra decidono di mettere le mani sui fondi per la ricerca clinica, l'obiettivo non è scoprire la verità, ma fabbricarla su misura per giustificare divieti predeterminati. Non stiamo parlando di complottismo a buon mercato, ma di un piano politico messo nero su bianco che rischia di riscrivere in peggio il futuro dei diritti civili.
Il caso Northwestern e il "dark money"
Stando a quanto riportato dalla giornalista investigativa Erin Reed sulla sua nota e autorevole newsletter Erin In The Morning, i cosiddetti dark money – fondi oscuri e non tracciabili – legati al famigerato Project 2025 starebbero finanziando un nuovo studio clinico in via di svolgimento presso la Northwestern University. Il target della ricerca? Minori transgender e le loro famiglie.
Cos'è esattamente Project 2025? Si tratta di un massiccio manifesto politico ultraconservatore ideato dalla Heritage Foundation con lo scopo di plasmare, sin dai primissimi giorni, una potenziale nuova amministrazione repubblicana negli Stati Uniti. Nelle sue pagine, il documento non nasconde le proprie intenzioni riguardo alla comunità LGBTQ+. Anzi, come sottolinea Reed, il progetto invita esplicitamente i conservatori a finanziare e "fabbricare" (dal termine originale "manufacture") studi volti a evidenziare gli effetti "negativi" dei percorsi di affermazione di genere. La notizia, dal titolo inequivocabile "The Same Dark Money Behind Project 2025 Is Bankrolling A Northwestern Study Recruiting Trans Kids", solleva un velo su una prassi che definire allarmante è riduttivo.
La scienza à la carte come arma politica
Le parole, in questo contesto, pesano come macigni. Il piano non chiede di finanziare indagini indipendenti e rigorose per valutare l'efficacia delle cure. Chiede esplicitamente di iniettare denaro per produrre "prove" a supporto di una tesi già decisa a tavolino: ovvero che la transizione è dannosa.
L'operazione è politicamente astuta e moralmente spietata. Se non puoi sconfiggere una minoranza sul piano dei diritti umani – perché vietare cure mediche salvavita apparirebbe apertamente crudele all'elettore medio –, sposti il campo di battaglia sulla tutela della "salute". Finanzi uno studio mirato, cerchi col bilancino ogni possibile effetto avverso isolato, e ignori decenni di letteratura medica globale preesistente. Una volta ottenuto il sigillo di un "paper" universitario, lo trasformi in un'arma legislativa per spingere i parlamenti statali a vietare del tutto i bloccanti della pubertà o le terapie ormonali. Paghi per il risultato che ti serve, e ottieni la legge che desideri.
Un copione pronto per l'Italia
Di fronte a queste notizie d'oltreoceano, l'errore più fatale che possiamo commettere nel nostro Paese è liquidare il problema dicendo: "Non ci riguarda, è roba americana". L'Italia, purtroppo, è un terreno profondamente vulnerabile a queste stesse dinamiche. Non avremo un fascicolo impaginato con il logo di Project 2025, ma il modus operandi per delegittimare i percorsi clinici delle persone trans è drammaticamente familiare.
Pensiamo all'assedio mediatico e politico subito recentemente dall'Ospedale Careggi di Firenze. Il centro per l'incongruenza di genere, un'eccellenza del sistema sanitario nazionale, è finito improvvisamente nel mirino di martellanti interrogazioni parlamentari (promosse, tra gli altri, dal senatore Maurizio Gasparri) e di inusuali ispezioni volute dal Ministero della Salute. Il tutto è stato alimentato da una martellante campagna di associazioni anti-scelta e movimenti "Pro-Vita" pronti a gridare allo scandalo sulle terapie per i minori. L'obiettivo politico nel nostro Paese ricalca in modo impressionante il manuale statunitense: seminare un panico morale ingiustificato, gettare ombre sull'operato dei medici, terrorizzare i genitori e spingere l'esecutivo verso restrizioni sempre più severe.
In Italia abbiamo la Legge 164/82, pionieristica ai suoi tempi, e una giurisprudenza costituzionale che tutela l'identità di genere. Ma l'accesso alle cure per i minori resta l'anello debole, il fronte più attaccabile dai conservatori. Se le destre globali iniziano a inquinare il dibattito pubblico con "studi scientifici" viziati all'origine dai loro stessi finanziatori, c'è da scommettere che quelle carte arriveranno in tempo record sui tavoli dei nostri ministeri e nei salotti dei talk show televisivi, sbandierate come "nuove verità mediche indiscutibili".
La domanda che non possiamo ignorare
Dobbiamo smettere di essere ingenui. L'offensiva contro le persone transgender non si gioca più soltanto a colpi di becera retorica sui social network; è una vera e propria guerra istituzionale, combattuta a colpi di milioni di dollari e "ricerche" accademiche teleguidate, con il chiaro intento di cancellare un'assistenza medica fondamentale.
L'efficacia e la necessità delle terapie di affermazione di genere non sono in dubbio: lo certificano in modo inequivocabile le linee guida della comunità scientifica internazionale, dalla Endocrine Society alla WPATH. La domanda vera, e terribilmente scomoda, che dobbiamo porci oggi è un'altra: permetteremo davvero che chi odia una minoranza possa letteralmente comprare la scienza necessaria per giustificarne l'eliminazione dalla vita pubblica?
Fonte: The Same Dark Money Behind Project 2025 Is Bankrolling A Northwestern Study Recruiting Trans Kids · 24 marzo 2026
Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.
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