Eutanasia: la piccola San Marino dà una lezione di civiltà all'Italia

A volte la geografia inganna: pensiamo che le grandi democrazie debbano tracciare la rotta, ma spesso è nei piccoli Stati che il coraggio civile trova il suo terreno più fertile. Mentre a Roma il dibattito sul fine vita è sepolto sotto una coltre di veti incrociati e silenzi elettorali, la Repubblica di San Marino ha deciso di guardare in faccia la realtà, avviando l'iter per una legge sulla dignità nelle fasi terminali dell'esistenza.
La notizia, riportata dalla testata Libertas, evidenzia un passaggio politico e culturale fondamentale: l'Associazione Emma Rossi ha espresso pubblicamente un ringraziamento per l'avvio del dibattito sul Progetto di Legge (Pdl) dedicato al fine vita. Non si tratta solo di una formalità burocratica, ma del riconoscimento di un "dibattito di alto livello e rispettoso delle diverse sensibilità", come sottolineato dall'associazione stessa. San Marino sta dimostrando che è possibile discutere di temi eticamente sensibili senza trasformare l'aula in un campo di battaglia ideologico.
Il contrasto con l'immobilismo italiano
Non possiamo non guardare a questo esempio senza provare un pizzico di amara invidia. In Italia, la situazione è ferma a un paradosso giuridico insostenibile. Abbiamo una Corte Costituzionale che, con la storica sentenza 242/2019 (caso Cappato-Dj Fabo), ha tracciato il solco della non punibilità dell'aiuto al suicidio in determinate condizioni. Eppure, il legislatore italiano brilla per la sua assenza.
Il Parlamento non ha mai approvato una legge organica, lasciando i cittadini in un limbo dove il diritto dipende spesso dalla sensibilità delle ASL locali o dal coraggio dei magistrati. Ricordiamo i casi di cronaca, dal Veneto alla Toscana, dove i malati terminali devono intraprendere battaglie legali estenuanti solo per veder riconosciuto il proprio desiderio di non soffrire più. San Marino, che solo due anni fa ha legalizzato l'aborto tramite un referendum storico, conferma la sua volontà di allinearsi ai più alti standard europei di autodeterminazione.
Perché il dibattito sammarinese ci riguarda
L'analisi dell'Associazione Emma Rossi mette in luce un punto cruciale: il ringraziamento va non solo alla politica, ma alla capacità delle istituzioni di accogliere le istanze della società civile. Questo è esattamente ciò che manca in Italia: l'ascolto. La proposta sammarinese non è un attacco alla vita, ma una protezione per chi, nella fase terminale, chiede di poter decidere come congedarsi dai propri cari.
Le critiche, legittime in ogni democrazia, si scontrano con un dato di realtà: la sofferenza non aspetta i tempi della propaganda. Se un micro-Stato circondato dal territorio italiano riesce a trovare la sintesi legislativa per tutelare i propri cittadini, il ritardo di Roma diventa non solo politico, ma morale.
Verso una libertà senza confini
Il cammino di San Marino è ancora in corso, ma il segnale è chiaro. La dignità non può essere una questione di chilometri o di confini. Se l'Italia continuerà a ignorare le richieste che arrivano dai tribunali e dalle piazze, si ritroverà ancora una volta a inseguire realtà che, con molta più umiltà, hanno saputo mettere l'essere umano al centro del diritto.
La domanda che resta sospesa nell'aria, dopo aver letto del progresso sammarinese, è una sola: quante sentenze e quanti esili forzati verso la Svizzera serviranno ancora prima che l'Italia smetta di avere paura della libertà dei suoi cittadini?
Fonte: San Marino – Pdl sul fine vita, Associazione Emma Rossi ringrazia per il dibattito - libertas - Informazione per passione · 22 marzo 2026
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