San Marino vota sul fine vita. L'Italia resta ostaggio dei veti?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
San Marino vota sul fine vita. L'Italia resta ostaggio dei veti?

A volte le lezioni di civiltà arrivano da chi meno te lo aspetti. E, molto spesso, arrivano da oltre confine, anche se quel confine è solo una linea invisibile tracciata sulle pendici del Monte Titano.

Mentre il Parlamento italiano continua a nascondere la polvere sotto il tappeto quando si parla di diritti civili e fine vita, la Repubblica di San Marino ha deciso di guardare in faccia la realtà. Stando a quanto riportato da San Marino Rtv, infatti, «Fine vita e misure per le famiglie arrivano in Consiglio: con la nuova sessione i progetti di legge in prima lettura». Non stiamo parlando di dichiarazioni d'intenti, convegni a porte chiuse o vuote promesse elettorali, ma di politica vera che si fa carico dell'autodeterminazione delle persone.

I fatti: San Marino ci prova

Sul tavolo del Consiglio Grande e Generale sammarinese (il parlamento della piccola Repubblica) ci sono ben due progetti di legge su temi che in Italia sembrano tabù insuperabili: da una parte un progetto di legge di iniziativa popolare sulle disposizioni anticipate di trattamento sanitario (le cosiddette DAT), dall'altra un testo presentato dal gruppo consiliare Rete focalizzato sul testamento biologico e sulla dignità del fine vita.

Come sottolinea la testata San Marino Rtv, sarà una sessione di grande peso «sul piano dei temi etici e sociali». Il dibattito è apertissimo e sta coinvolgendo tutte le anime del Paese, inclusi i partiti storici e le aggregazioni laicali cattoliche. Certo, non mancano le pressioni fisiologiche per privilegiare le cure palliative ed evitare derive che alcuni definiscono ideologiche, ma la differenza abissale con l'Italia sta nel metodo: a San Marino se ne discute nelle aule istituzionali, con l'obiettivo di arrivare a una sintesi normativa. Si cerca di legiferare, non si scappa davanti alle responsabilità.

Il deserto normativo italiano

E l'Italia? L'Italia, su questo fronte, resta drammaticamente a guardare. Da noi la politica ha abdicato al proprio ruolo, lasciando che a decidere siano i tribunali, le Asl e il coraggio di singoli cittadini e associazioni.

Dal 2019, grazie alla storica sentenza 242 della Corte Costituzionale (il celebre caso Cappato/Antoniani), il suicidio medicalmente assistito è depenalizzato, ma solo a determinate e rigidissime condizioni. Eppure, a distanza di anni, il nostro Parlamento si rifiuta sistematicamente di approvare una legge nazionale che garantisca procedure certe, tempi rapidi e dignità per i malati terminali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un inferno burocratico fatto di aziende sanitarie che non rispondono, comitati etici che dilatano i tempi e pazienti costretti ad andare a morire in Svizzera — sempre che abbiano i soldi e le forze per farlo — o a spegnersi tra atroci sofferenze nel proprio letto.

L'ipocrisia delle barricate

Quando le singole Regioni italiane provano a riempire questo vuoto normativo — spronate dalle raccolte firme della campagna "Liberi Subito" dell'Associazione Luca Coscioni — assistiamo a patetiche barricate politiche. Consigli regionali che affossano le proposte per un pugno di voti, alleanze che si sfaldano per pura convenienza e governi nazionali pronti a impugnare ogni minimo spiraglio di civiltà.

Il caso sammarinese dovrebbe farci arrossire. Una Repubblica di poco più di 30mila abitanti, con una radicatissima tradizione cattolica, sta dimostrando che affrontare il tema del fine vita non significa sponsorizzare una presunta "cultura della morte", ma rappresenta la più alta e laica forma di rispetto per il dolore e la dignità umana.

Se San Marino dovesse approvare queste leggi, ci troveremmo di fronte all'ennesimo, amarissimo paradosso: un'enclave di diritti circondata da un Paese paralizzato dai veti confessionali e dal calcolo elettorale. Fino a quando la politica italiana continuerà a scappare davanti alla sofferenza dei suoi stessi cittadini? Quante altre persone dovranno trasformare il proprio corpo in un campo di battaglia legale, prima che chi siede in Parlamento si ricordi di avere un dovere inderogabile verso la dignità di tutti noi?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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