Ragazzi a destra, ragazze a sinistra. La Gen Z si sta spaccando?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Ragazzi a destra, ragazze a sinistra. La Gen Z si sta spaccando?

Siamo abituati a pensare ai giovani come a un blocco monolitico, la cosiddetta "Generazione Z" pronta a salvare il mondo a colpi di ambientalismo, fluidità e diritti civili. Ma la realtà ci sta presentando un conto molto più oscuro e frammentato. C'è un abisso che si sta allargando silenziosamente sotto i nostri piedi, e ha i contorni netti del sesso e del genere.

Un recente sondaggio elettorale polacco diviso per fasce d'età, esploso in queste ore nelle discussioni del forum r/europe su Reddit, ha riacceso i riflettori su un fenomeno globale che chi si occupa di diritti civili non può più permettersi di ignorare: la radicale divergenza politica tra giovani uomini e giovani donne.

Due mondi paralleli

Stando a quanto riportato dalle analisi sul voto giovanile in Polonia, la fotografia è impietosa. Le giovani donne votano in massa per le coalizioni di centro e per la Sinistra (Lewica), mettendo al primo posto l'accesso all'aborto (drasticamente limitato negli scorsi anni), i diritti LGBTQ+ e la laicità dello Stato. I giovani uomini, al contrario, si riversano in percentuali allarmanti sull'estrema destra di Konfederacja, attratti da una retorica iper-liberista, anti-sistema e, non di rado, apertamente anti-femminista e omofoba.

Non è un'anomalia polacca. Dalla Corea del Sud agli Stati Uniti, fino alle recenti elezioni in vari paesi europei, i dati ci dicono la stessa cosa: stiamo crescendo una generazione di donne progressiste e di uomini conservatori o reazionari. Le ragazze, sentendo minacciati i propri corpi e le proprie identità, si mobilitano. I ragazzi, bombardati dalla retorica del maschio alfa e dall'idea che l'emancipazione femminile e queer sia un "gioco a somma zero" (dove se le minoranze ottengono diritti, loro perdono privilegi), si radicalizzano a destra.

L'algoritmo del risentimento

Come siamo arrivati a questo punto? Gran parte della risposta risiede negli algoritmi. Mentre le bolle digitali delle giovani donne si riempiono di intersezionalità, battaglie per la salute mentale e testimonianze di transizione, i feed di molti giovani ragazzi sono monopolizzati da figure tossiche che vendono ricette facili per il successo e la mascolinità, additando il "wokismo" come causa di ogni loro fallimento sociale o economico.

Se la politica progressista non sa parlare alle insicurezze di questi giovani uomini, l'estrema destra lo fa benissimo, offrendo un capro espiatorio pronto all'uso: le donne e la comunità LGBTQ+.

E l'Italia?

Sbaglia di grosso chi pensa che il nostro Paese sia immune da questa dinamica. Sebbene il nostro sistema partitico mascheri parzialmente la spaccatura nei sondaggi generalisti, culturalmente viviamo la stessa esatta frattura.

Da un lato abbiamo le piazze oceaniche dei movimenti transfemministi, spinte dalla rabbia delle giovani donne e delle persone queer che chiedono a gran voce un'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, il blocco delle derive oscurantiste sull'aborto e tutele reali per la comunità LGBTQ+, scontrandosi contro l'affossamento di leggi come il DDL Zan o la perdurante inadeguatezza della Legge 164/82 sui percorsi di affermazione di genere.

Dall'altro lato, serpeggia un revanscismo maschile che flirta con le frange giovanili dei partiti dell'attuale maggioranza di governo, dove l'esaltazione della "famiglia tradizionale" e la guerra contro la fantomatica "teoria del gender" trovano un terreno fertilissimo.

Il cortocircuito dei diritti

La domanda che dobbiamo farci, come attivisti, giornalisti e cittadini, è urgente: come possiamo costruire una società inclusiva se metà della futura classe dirigente la percepisce come una minaccia?

Non possiamo permetterci che i diritti civili diventino "una cosa da donne" o "una roba da minoranze", mentre un'intera fetta di giovani uomini si barrica dietro la nostalgia di un patriarcato che non sanno nemmeno definire, ma che credono li proteggerà.

I diritti non si difendono solo convincendo chi è già d'accordo con noi. Si difendono scardinando la propaganda di chi lucra sulle paure dei ragazzi. Perché se non chiudiamo questa voragine, il futuro non sarà semplicemente polarizzato. Sarà una guerra di trincea, e a rimetterci saranno sempre le vite delle persone più vulnerabili.

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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