L'Ohio sdogana il rifiuto dei figli trans. Domani tocca a noi?

Il confine tra la tutela dei minori e la violenza psicologica si sta assottigliando sempre di più, e l'estremismo conservatore americano ha appena trovato un nuovo, pericoloso piccone per demolirlo.
In Ohio, una recente sentenza della Corte d'Appello ha stabilito un principio che fa tremare i polsi: i genitori non sono tenuti ad accettare l'identità di genere dei propri figli. La notizia, rimbalzata trionfalmente sulle testate dell'estrema destra religiosa statunitense come Daily Citizen (emanazione del gruppo Focus on the Family), non è solo una cronaca giudiziaria d'oltreoceano. È il manifesto politico di una destra globale che vuole trasformare il rifiuto familiare in un diritto inalienabile.
I fatti: il caso "In re S.B."
Al centro della vicenda c'è la complessa battaglia per l'affidamento di una persona quattordicenne. In prima battuta, il tribunale dei minori aveva sollevato forti dubbi sull'idoneità della madre e del padre, colpevoli di essersi inizialmente rifiutati di usare i pronomi maschili richiesti dal figlio e di aver opposto forte resistenza alla sua transizione sociale.
Ma la Dodicesima Corte d'Appello dell'Ohio, con un parere redatto dal giudice Matthew R. Byrne, ha ribaltato la prospettiva. Nelle motivazioni, il giudice mette nero su bianco parole che pesano come macigni: "Non vi è alcun requisito nella legge dell'Ohio che imponga ai genitori di accettare e supportare in modo acritico le rivendicazioni di identità transessuale o i pronomi preferiti dei loro figli minori".
Per le testate legate a Focus on the Family, questa sentenza rappresenta una "gradita affermazione dei diritti dei genitori e un rifiuto dell'ideologia transgender". L'organizzazione elogia la corte per aver respinto i tentativi dei servizi sociali di etichettare la mancata affermazione di genere come una forma di "abuso" o "controllo coercitivo".
La normalizzazione del danno
Nessuno sostiene che un genitore non possa provare smarrimento, paura o bisogno di tempo di fronte al coming out di un figlio. Ma la giurisprudenza americana, spinta da leggi draconiane come la recente HB68 che in Ohio vieta le cure di affermazione di genere, sta scivolando deliberatamente verso un burrone: confondere la fisiologica difficoltà iniziale con la legittimazione legale della negazione cronica dell'identità.
Stando a quanto riportato, la Corte ha sminuito il conflitto definendo la reazione dei genitori una semplice "reazione cauta", arrivando a patologizzare la fluidità del minore definendo la sua identità instabile. In questo ecosistema legale, la persona trans minore cessa di essere un individuo titolare del diritto alla salute (sancito dai protocolli medici internazionali, che confermano come l'affermazione sociale riduca drasticamente il rischio di suicidio) e diventa una proprietà dei genitori. Lo Stato smette di intervenire per proteggere il benessere del più debole, ma si blinda per tutelare il "diritto" del più forte a imporre la propria visione del mondo.
Un copione pronto per l'Italia
Perché questa sentenza ci riguarda così da vicino? Perché l'asse tra i tribunali dell'Ohio e i palazzi della politica romana è drammaticamente più corto di quanto si creda.
La retorica della "libertà educativa" e della "difesa dai dettami woke", celebrata dai conservatori USA, è l'esatto copione recitato dai movimenti anti-scelta e anti-gender di casa nostra. Basti pensare alla recente e violenta offensiva politica contro l'ospedale Careggi di Firenze e contro i protocolli per la somministrazione della triptorelina (il farmaco salvavita che sospende lo sviluppo puberale). Anche in Italia, frange dell'attuale maggioranza e associazioni come Pro Vita & Famiglia usano lo spauracchio della "fretta transizionale" e dell'"indottrinamento" per tentare di smantellare i percorsi clinici e psicologici per le persone giovani trans.
Sebbene nel nostro Paese la Costituzione (agli articoli 31 e 32) tuteli la salute psico-fisica del minore e la legge 164/82 offra un quadro normativo di garanzia, il clima politico è sempre più intossicato. Si cerca in ogni modo di far passare l'ascolto clinico per un "abuso della lobby LGBTQ+", e il rifiuto identitario per "sano buonsenso genitoriale".
Chi protegge i ragazzi?
Il diritto di un genitore a educare un figlio non può, e non deve mai, tradursi nel diritto di cancellarne l'esistenza o invalidarne l'essenza. Lasciare le e i minori in balia del non-riconoscimento familiare sistematico, benedicendolo per via giudiziaria, non è "cautela educativa": sembrerebbe piuttosto crudeltà istituzionalizzata.
Davanti all'esultanza di chi festeggia la sentenza dell'Ohio come una vittoria di civiltà, la vera domanda che dovremmo porci è un'altra. Se la legge inizia a stabilire che madre e padre hanno il diritto insindacabile di rifiutare chi sei, chi difenderà questi ragazzi quando la minaccia più grande e silenziosa siede con loro a tavola ogni sera?
Fonte: Ohio Court: Parents Not Required To Support Child’s ‘Transsexual Identity’ - Focus on the Family · 25 marzo 2026
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