Niente fondo UE per l'aborto: un diritto solo per chi può pagare?

Oltre un milione di cittadine e cittadini europei ha firmato per chiedere una cosa disarmante nella sua semplicità: se il mio Paese mi nega l'interruzione volontaria di gravidanza, deve essere l'Europa a garantirmi i mezzi per farlo in sicurezza altrove. La risposta di Bruxelles? Una pacca sulla spalla burocratica, infiocchettata con il più classico degli scaricabarile.
Stando a quanto riportato da Doctor33, la Commissione Europea ha esaminato l'iniziativa dei cittadini "My Voice, My Choice" (che chiedeva la creazione di un sostegno finanziario specifico per le donne residenti in nazioni dove l'aborto è vietato o limitato, come Malta o Polonia) e ha risposto con un netto rifiuto all'idea di un nuovo strumento giuridico. Sulla testata sanitaria si legge chiaramente la sintesi della decisione: "Nessun nuovo fondo europeo dedicato all'aborto, ma apertura formale all'utilizzo delle risorse già disponibili nel bilancio Ue". I Trattati vigenti, sostiene Bruxelles, limitano le competenze europee in ambito sanitario. Quindi, la soluzione proposta è che gli Stati membri possano già fare affidamento sul Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+) per migliorare l'accesso a questi servizi, rimborsando, ad esempio, i costi di spostamento per chi deve recarsi in un altro territorio per abortire.
Una "vittoria" dal sapore amaro
Per le organizzazioni promotrici della campagna si tratterebbe di una "mezza vittoria", poiché è la prima volta che le istituzioni comunitarie chiariscono in via ufficiale che i fondi UE possono essere impiegati per garantire il diritto all'aborto. Un passo avanti sul piano simbolico, certo. Ma sul piano pratico? A chi vogliamo prendere in giro?
Il nodo cruciale del discorso è racchiuso tutto in una condizione: la volontarietà. La Commissione ha specificato che gli Stati possono attingere a queste risorse qualora decidano di farlo in totale autonomia e nel rispetto delle normative nazionali. Questo significa che se vivi in un Paese governato da forze oscurantiste e anti-scelta, le probabilità che le tue istituzioni peschino dal Fse+ per pagarti il viaggio verso una clinica estera, aggirando di fatto le proprie stesse leggi restrittive, rasentano lo zero.
Il dramma italiano tra obiezione ed erosione dei diritti
Ed è qui che la questione si intreccia drammaticamente con il contesto italiano. Nel nostro Paese l'aborto è formalmente tutelato dalla Legge 194/78, ma l'accesso reale alla procedura è un percorso a ostacoli umiliante. Abbiamo intere regioni e ospedali in cui l'obiezione di coscienza sfiora percentuali altissime, obbligando già oggi molte persone a viaggiare fuori provincia o fuori regione a proprie spese.
Inoltre, stiamo parlando di uno scenario in cui l'attuale governo ha recentemente spalancato le porte dei consultori alle associazioni "pro-vita", utilizzando ironicamente proprio le maglie larghe dei fondi legati al PNRR. Immaginare che le istituzioni italiane decidano proattivamente di riallocare risorse del Fondo Sociale Europeo per agevolare l'interruzione di gravidanza o rimborsare chi fugge dalle carenze strutturali del nostro sistema sanitario nazionale è, ad essere generosi, pura fantascienza.
Il corpo non è una competenza statale
Questa decisione della Commissione Europea, seppur ammantata di pragmatismo istituzionale, ha un sapore amaramente classista. L'autonomia corporea e la salute riproduttiva — tematiche che intersecano profondamente le lotte per l'autodeterminazione delle persone trans e della più ampia comunità LGBTQ+ — vengono di fatto ridotte a una questione di geografia e di censo. Chi ha i soldi per viaggiare e pagarsi l'intervento privatamente in una clinica sicura, continuerà a farlo. Chi si trova in condizioni di marginalità economica o sociale, invece, continuerà a rischiare la pelle.
Come ricorda la stessa Commissione citando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (e ripreso nell'articolo di Doctor33), nell'Unione Europea si registrano ogni anno circa 483mila aborti non sicuri, con conseguenze fisiche e psicologiche devastanti. Numeri da brivido, davanti ai quali l'UE sceglie la strada del compromesso al ribasso, lavandosene di fatto le mani.
Delegare i diritti civili e sanitari fondamentali alla "buona volontà" dei singoli Stati significa non garantirli affatto. Fino a quando l'Europa non troverà il coraggio politico di trattare l'autonomia sul proprio corpo non come una fastidiosa "competenza nazionale", ma come un diritto umano inviolabile e da finanziare direttamente, di cosa stiamo parlando esattamente? Un diritto che dipende dal tuo CAP e dal tuo conto in banca ha un altro nome. Si chiama privilegio.
Fonte: Aborto, la Commissione Ue dice no a un nuovo fondo - Doctor33 · 2 marzo 2026
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