Niente cure e libri vietati: l'incubo LGBTQ+ nelle carceri USA

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Niente cure e libri vietati: l'incubo LGBTQ+ nelle carceri USA

Immaginate di perdere non solo la libertà fisica, ma anche il diritto di esistere per quello che siete. Nelle carceri del Tennessee, la privazione della libertà sta assumendo i contorni di un vero e proprio annientamento dell'identità.

La rivista americana indipendente Filter, attraverso la testimonianza diretta di Tony Vick — detenuto da tre decenni in un penitenziario dello Stato e autore di libri sul sistema carcerario — accende i riflettori su una realtà da brivido. Una valanga di proposte di legge statali sta sistematicamente smantellando i diritti e le tutele della comunità LGBTQ+, e gli effetti dietro le sbarre sono già devastanti.

La censura e le cure negate

Stando a quanto riportato nell'articolo, già dalla fine del 2025 la direzione del carcere ha iniziato a respingere un numero crescente di libri in entrata con l'incredibile accusa di "promuovere l'attività omosessuale". Non solo: ai detenuti in ingresso sembrerebbe ormai precluso l'accesso alle terapie ormonali sostitutive (TOS), un diritto medico fondamentale per l'affermazione di genere. A chi entra oggi, viene detto che non potrà accedere agli stessi trattamenti garantiti a chi era già in cura.

Questo accanimento non nasce dal nulla. Il Tennessee sta spingendo sull'acceleratore dell'oscurantismo a livello politico. Tra le norme in discussione c'è la HB 1474/SB 2409, cinicamente ribattezzata "No Pride Flag or Month Act", che punta a vietare negli edifici governativi (carceri incluse) l'esposizione di qualsiasi bandiera o emblema che supporti "lesbismo, omosessualità, bisessualità, transgenderismo". Un'altra proposta agghiacciante, la HB 1472/SB 1745, vorrebbe stabilire per legge che la "discriminazione sessuale" non possa più essere interpretata per proteggere le persone dalle discriminazioni legate all'orientamento sessuale o all'identità di genere.

Quando lo Stato volta le spalle

Perché tutto questo è vitale? In carcere, l'erosione dei diritti civili si paga letteralmente sulla propria pelle. La violenza sessuale nei penitenziari è dilagante e prende pesantemente di mira le persone LGBTQ+. Se lo Stato stesso dichiara, tramite le sue leggi, che le esistenze queer non meritano tutela legale, si crea un clima di totale impunità. Le istituzioni chiudono un occhio davanti agli abusi, legittimando di fatto una violenza sistemica. Come nota l'autore dell'articolo, questo odio istituzionalizzato rende l'ambiente enormemente più ostile persino per il personale carcerario, incluse le guardie LGBTQ+ che lavorano nella struttura.

Il riflesso in Italia

Perché una notizia dal profondo Sud degli Stati Uniti dovrebbe interessare l'Italia? Perché gli USA sono spesso il laboratorio politico di dinamiche che frange conservatrici tentano sistematicamente di importare anche da noi. Nel nostro Paese, la situazione delle persone transgender in carcere è già estremamente delicata. Nonostante la pionieristica Legge 164/1982 riconosca e tuteli il percorso di transizione, la realtà dietro le sbarre è troppo spesso fatta di isolamento, rigidità burocratica, carenze nell'assistenza medica e "sezioni protette" che rischiano di trasformarsi in ghetti punitivi anziché in spazi sicuri.

Inoltre, il clima politico italiano ha già mostrato il suo volto. Ricordiamo tutti gli indecorosi applausi in Senato per l'affossamento del DDL Zan. Quando una nazione nega l'urgenza di proteggere le minoranze dalle violenze e dalle discriminazioni, apre la porta alla stessa identica logica che oggi, in Tennessee, vieta i libri queer e nega le cure ormonali.

Se i diritti non sono garantiti per chi è all'ultimo gradino della società — le persone private della libertà — non sono davvero al sicuro per nessuno. Siamo davvero immuni da questa deriva oscurantista? O stiamo solo aspettando il nostro turno, rassicurati dalla fragile illusione che "da noi certe cose non succedono"? Quando si chiudono le porte delle celle, cala il buio sui diritti. Spetta a noi, fuori, tenere la luce accesa.

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

Condividi

Resta aggiornato

Ricevi i nostri approfondimenti su diritti civili e identità di genere.

Iscriviti alla newsletter