Newsom sacrifica le donne trans per i voti. Domani tocca a noi?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Newsom sacrifica le donne trans per i voti. Domani tocca a noi?

Quando il gioco si fa duro, i sedicenti "alleati" cominciano a tracciare delle linee rosse. E puntualmente, dalla parte sbagliata di quella linea, ci finiscono i corpi delle persone transgender.

La notizia arriva dagli Stati Uniti, riportata tra gli altri dal portale gayexpress.co.nz, ma ha il sapore amaro di un copione politico universale. Gavin Newsom, governatore democratico della California e fino a ieri considerato uno dei massimi paladini dei diritti LGBTQ+ d'America, ha deciso di strizzare l'occhio all'elettorato conservatore. Durante il suo nuovo podcast, ospitando nientemeno che l'attivista di estrema destra Charlie Kirk, Newsom ha definito "profondamente ingiusta" la partecipazione delle donne e ragazze trans negli sport femminili.

Subito dopo l'uscita infelice, il governatore ha cercato di salvare il salvabile difendendo il proprio storico istituzionale in materia di diritti civili. Ha ricordato di aver firmato leggi cruciali e di aver reso la California uno Stato rifugio per i giovani in fuga dalle legislazioni omotransfobiche di altri Stati. Ma la frittata è fatta: puoi davvero dirti un difensore delle minoranze se sei disposto a barattarne una fetta per mero calcolo elettorale?

La trappola del "buon senso"

La mossa di Newsom non è uno scivolone accidentale, sembrerebbe piuttosto pura chirurgia politica in vista di una probabile corsa per le presidenziali del 2028. Negli USA, come in gran parte dell'Occidente, la destra ha trasformato la questione delle atlete trans in una potentissima arma di distrazione di massa. Parliamo di una percentuale infinitesimale di atlete agoniste, eppure vengono dipinte quotidianamente come la più grande minaccia allo sport femminile.

Cedendo su questo punto, il governatore cerca di rassicurare l'elettorato moderato, sposando la narrazione secondo cui esisterebbero diritti "accettabili" e diritti "eccessivi". Legittimare la premessa della destra — ovvero che le donne trans rappresentino un'ingiustizia sistemica per le donne cisgender — significa convalidare l'intera impalcatura ideologica che sta portando alla cancellazione dei diritti trans in mezzo mondo. È la spietata logica del compromesso al ribasso: ti garantisco l'accesso alle cure, ma nello sport ti rimetto al tuo posto. Un approccio che ignora deliberatamente l'impatto psicologico su migliaia di giovani, già bersaglio di tassi allarmanti di bullismo e isolamento.

Il riflesso italiano e il vizio del compromesso

Perché una polemica californiana dovrebbe interessarci qui in Italia? Perché nel nostro Paese conosciamo fin troppo bene questa dinamica. Il centrosinistra italiano soffre spesso della stessa identica sindrome di Newsom: l'ansia di non apparire "troppo radicali" o divisivi sui temi etici.

Abbiamo visto questa pavidità in azione durante il drammatico affossamento del DDL Zan, quando una parte della politica che si definiva "alleata" chiedeva a gran voce di stralciare il concetto di identità di genere per compiacere l'ala conservatrice e i movimenti trans-escludenti. Lo vediamo ogni volta che si parla di atlete trans italiane, come la velocista paralimpica Valentina Petrillo, costantemente messa sulla graticola. La destra al governo in Italia ha fatto della crociata contro la fantomatica "teoria del gender" un pilastro della propria identità politica, ma sono i silenzi imbarazzati e le sottili distinzioni di chi dovrebbe fare opposizione a ferire altrettanto a fondo.

In un Paese come il nostro, dove la legge di riferimento per la transizione — la Legge 164 — risale al 1982 e, pur essendo stata pionieristica, attende disperatamente una riforma che depatologizzi i percorsi di affermazione di genere, non possiamo permetterci "alleati" col freno a mano tirato. Se persino la roccaforte democratica della California vacilla di fronte alla propaganda conservatrice, il rischio che in Italia si continuino a tollerare posizioni discriminatorie mascherate da innocuo "buon senso" è altissimo.

La lezione che ci arriva da Oltreoceano è spietata: i diritti civili non sono un buffet da cui i politici possono prendere solo le portate che non fanno perdere voti nei sondaggi. Se accetti il principio che una donna trans debba essere esclusa da un campo di gara per una presunta equità, stai implicitamente legittimando l'idea che la sua identità sia solo una finzione tollerata. E se la politica inizia a negoziare sui corpi pur di vincere un'elezione, oggi ti tolgono lo sport, ma domani a cosa toccherà?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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