Morire con dignità? In Italia devi sperare nel CAP giusto.

C'è un filo sottile e crudele che separa il diritto al sollievo dalla tortura dell'attesa infinita, e in Italia quel filo, troppo spesso, coincide con i confini della tua provincia. In un Paese dove la politica nazionale fugge a gambe levate davanti ai temi etici, la battaglia per l'autodeterminazione si sta spostando, faticosamente, sui territori.
Stando a quanto riportato nelle ultime ore dalla testata IlPiacenza, Alternativa per Piacenza (ApP), in sinergia con Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), ha presentato una risoluzione in consiglio comunale per spingere l'approvazione di una legge regionale sul fine vita in Emilia-Romagna. L'obiettivo è tanto semplice quanto basilare: chiedere alla Regione di emanare una norma che definisca tempi, procedure e garanzie per l'accesso al suicidio medicalmente assistito, all'interno delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
Il vuoto di Stato e il coraggio dei territori
Perché questa notizia locale è, in realtà, un macigno politico di rilevanza nazionale? Perché smaschera l'ipocrisia del nostro Parlamento. Dal 2019, la storica sentenza 242 della Corte Costituzionale (nata grazie al coraggio di Dj Fabo e di Marco Cappato) ha stabilito che, a determinate condizioni, aiutare una persona a morire non è punibile. Ha tracciato un perimetro chiaro, ma ha anche lanciato un monito al legislatore: fate una legge.
Il Parlamento, paralizzato da veti incrociati e vigliaccheria istituzionale, ha ignorato l'appello. Il risultato? Un vuoto normativo in cui i malati restano intrappolati. Senza una legge che imponga alle Aziende Sanitarie Locali di rispondere entro un termine preciso, le richieste di verifica delle condizioni per accedere al fine vita si perdono nei meandri della burocrazia. Le persone soffrono, peggiorano, e spesso muoiono tra atroci tormenti prima ancora che la Asl si degni di nominare una commissione medica.
La lotteria geografica dei diritti
La mossa di ApP e Avs a Piacenza si inserisce proprio in questa voragine. Segue la scia della campagna "Liberi Subito", promossa dall'Associazione Luca Coscioni, che ha portato proposte di legge in quasi tutte le regioni italiane per imporre un limite massimo di 20 giorni per le verifiche del Servizio Sanitario.
Abbiamo visto il Veneto bocciare una legge simile per un solo voto, in un drammatico psicodramma politico. In Emilia-Romagna, la giunta uscente aveva tentato l'escamotage di approvare delle linee guida operative tramite delibera, scatenando le ire del governo centrale e ricorsi al TAR. Ma le direttive possono essere revocate da un giorno all'altro: ecco perché la richiesta di una vera e propria legge regionale, blindata e votata, sollevata ora a Piacenza, è l'unico vero scudo per i diritti dei malati.
Il corpo è nostro, fino all'ultimo respiro
Come per l'identità di genere, come per l'aborto, il nocciolo della questione è sempre l'autonomia corporea. Lo Stato italiano, imbevuto di un paternalismo asfissiante, si arroga il diritto di decidere quanto devi soffrire prima di poterti congedare dalla vita. Ti riconosce la libertà a parole, ma te la nega nei fatti, usando la burocrazia come arma di tortura.
Iniziative come quella di Piacenza ci ricordano che i diritti civili non piovono dall'alto, ma si conquistano strappando millimetro dopo millimetro alle istituzioni sorde. Se la dignità ha un prezzo, non può essere quello di un bonifico a una clinica in Svizzera o di un esilio disperato lontano dai propri affetti.
Fino a quando tollereremo che il nostro diritto all'autodeterminazione, l'ultimo e forse il più intimo, sia ostaggio delle beghe di palazzo? Quante altre persone dovranno spegnersi implorando un diritto che lo Stato finge di non vedere, prima che chi siede a Roma decida di fare il proprio dovere?
Fonte: ApP presenta una risoluzione sul fine vita (con Avs) per una legge regionale - IlPiacenza · 9 marzo 2026
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