L'America trans fa lobby contro Trump. L'Italia quando imparerà?

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L'America trans fa lobby contro Trump. L'Italia quando imparerà?

Negli Stati Uniti, la sopravvivenza non si elemosina: si finanzia, si organizza e si impone politicamente. Mentre la seconda amministrazione Trump lavora alacremente per cancellare le persone transgender dai registri federali, far sparire i dati sulle minoranze e smantellare decenni di tutele civili, la comunità ha deciso di rispondere con l'unica lingua che Washington comprende davvero: i dollari e i voti.

La lezione del Christopher Street Project

Come riporta la testata The Advocate, il Christopher Street Project ha appena celebrato il suo primo anno di vita. Non stiamo parlando di una semplice associazione culturale o di un gruppo di mutuo aiuto, ma del primo Political Action Committee (PAC) interamente dedicato a difendere i diritti trans a livello federale. Fondato a gennaio 2025 dal giovanissimo attivista Tyler Hack poco prima dell'insediamento di Donald Trump, questo comitato è nato in "risposta diretta" agli "attacchi contro la comunità trans", con uno scopo spietatamente pragmatico: far eleggere candidati pro-trans e far cadere le teste dei politici — democratici in primis — che voltano le spalle alla comunità nel segreto dell'urna.

Le parole riportate da The Advocate durante i festeggiamenti in un locale di New York non lasciano spazio a facili compromessi. "Abbiamo bisogno del potere politico che serve a qualsiasi gruppo per sopravvivere a un regime autoritario", ha dichiarato esplicitamente Hack. E ancora: "Le persone trans non possono essere lasciate nell'ombra. Dobbiamo essere visibili". In soli dodici mesi, il gruppo ha interpellato oltre 100 funzionari federali, raccogliendo fondi record e ottenendo il supporto aperto di pesi massimi del Congresso americano.

Il cinismo che serve ai diritti

Questa notizia non è solo cronaca estera, è una lezione magistrale di strategia politica. Di fronte all'offensiva dell'estrema destra conservatrice che cerca di vietare le transizioni e di isolare le persone LGBTQ+ dalla vita pubblica, il Christopher Street Project ha capito che l'indignazione social e i cortei colorati, da soli, non fermano le leggi discriminatorie.

Negli USA, se vuoi che un politico ti ascolti davvero, devi dimostrargli che sei in grado di finanziare la sua campagna elettorale o, al contrario, di armare finanziariamente il suo avversario. È una logica cinica? Forse. Ma è dannatamente efficace in un sistema capitalista e iper-polarizzato. Hanno smesso di chiedere "per favore" e hanno iniziato a minacciare politicamente chiunque tradisca le promesse elettorali. È la trasformazione di una minoranza vulnerabile in una vera e propria macchina di potere e di pressione.

E l'Italia? Ostaggi di un centrosinistra pigro

E nel nostro Paese? Da noi, la parola "lobby" viene ancora sussurrata come fosse una parolaccia o un reato di cui vergognarsi. Continuiamo a subire l'immobilismo della politica affidandoci alla speranza o ad alleanze di facciata che, puntualmente, si sbriciolano al primo voto a scrutinio segreto.

Abbiamo una legge storica, la L. 164/82 sul cambio di sesso, che ci ha resi pionieri a livello europeo oltre quarant'anni fa. Ma da allora siamo rimasti sostanzialmente fermi al palo, impantanati in percorsi medicalizzanti ed estenuanti trafile burocratiche. Il disastroso affossamento del DDL Zan dovrebbe averci insegnato una cosa fondamentale: gli applausi in Aula e la solidarietà verbale non bastano se non c'è un deterrente politico reale per chi tradisce.

Oggi, con un governo che strizza l'occhio ai movimenti anti-gender, ostacola la genitorialità delle coppie dello stesso sesso e alimenta il panico morale nelle scuole, il movimento LGBTQ+ italiano appare troppo spesso frammentato. Sembra quasi più concentrato sulle purezze ideologiche e sui litigi interni che sulla costruzione di un fronte istituzionale compatto. Non abbiamo i PAC, certo, poiché la nostra legge elettorale e il sistema di finanziamento ai partiti funzionano in modo profondamente diverso. Ma ci manca soprattutto la mentalità del PAC: quella capacità di fare blocco unico, di punire elettoralmente e di premiare in modo strategico, senza fare sconti a nessuno.

Il Christopher Street Project ci sbatte in faccia una verità ineludibile: finché saremo solo un bacino di voti dati per scontati da un centrosinistra troppo spesso pigro o timoroso, nessuno si svennerà davvero per difenderci nei Palazzi del potere. I diritti civili non piovono dal cielo per concessione divina, si impongono con la forza dei numeri, della strategia e dell'organizzazione. L'America trans sta imparando a presentare il conto alla politica. In Italia, quando smetteremo di piangerci addosso e inizieremo a staccare la fattura?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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