L'agonia non è un obbligo. L'Europa sblocca l'eutanasia di Noelia.

Il corpo delle persone – specialmente se donne, disabili o parte di una minoranza – sembra essere considerato costantemente di proprietà altrui: della famiglia, della morale pubblica, dello Stato. Mai di chi lo abita.
La notizia, battuta dall'ANSA nelle ultime ore, è di quelle che tolgono il fiato, ma che fortunatamente si chiudono con una vittoria cruciale per l'autodeterminazione: la Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto la richiesta di bloccare l'eutanasia di una giovane paraplegica spagnola.
Una battaglia per il proprio corpo
I fatti delineano un'odissea giudiziaria ed emotiva devastante. La protagonista è Noelia, 25 anni, residente in Catalogna. Dopo un tentato suicidio nel 2022, è rimasta paraplegica e da allora vive in una struttura sanitaria. Secondo quanto riferito dalle fonti mediche, la giovane soffre di un dolore neuropatico così atroce da richiedere una sedazione quotidiana. Stremata, ha chiesto di poter accedere alla morte volontaria assistita, ricevendo ripetutamente luce verde dalle commissioni mediche e dai tribunali spagnoli, in virtù della legge sull'eutanasia in vigore nel Paese iberico dal 2021.
Eppure, per quasi venti mesi, qualcuno ha deciso che la sua volontà non contasse nulla. Il padre della ragazza, ferocemente opposto alla decisione, ha intrapreso una vera e propria crociata legale per costringerla a vivere in un corpo che per lei è diventato una prigione insostenibile. Supportato dall'associazione ultra-conservatrice "Abogados Cristianos", l'uomo ha sostenuto davanti ai giudici che la figlia non fosse in grado di decidere liberamente a causa di un presunto disturbo borderline di personalità.
La patologizzazione come arma
Fermiamoci un attimo su questo punto, perché è qui che si annida il nucleo politico della vicenda. Quando una persona rivendica un diritto sul proprio corpo che infastidisce il sistema di valori patriarcale o religioso dominante, la prima arma utilizzata per delegittimarla è la patologizzazione.
È una dinamica che la comunità LGBTQ+ conosce fin troppo bene: succede costantemente alle persone trans, la cui identità viene ancora oggi spesso invalidata e ridotta a "confusione" o presunto disturbo psichiatrico per negare o ritardare l'accesso ai percorsi di affermazione di genere. Nel caso di Noelia, la sua lucidissima e disperata richiesta di pace è stata dipinta dalla famiglia come il sintomo di una mente instabile.
Fortunatamente, i tribunali spagnoli – fino alla Corte Suprema – avevano già smontato questa tesi, confermando che la venticinquenne possiede tutti i requisiti cognitivi e legali per scegliere della propria vita. Ora, anche i giudici di Strasburgo hanno negato la sospensione cautelare chiesta dal padre: pur non entrando ancora nel merito finale del ricorso, questa decisione sblocca di fatto la procedura e permette alla giovane di porre fine al suo calvario.
E in Italia? Il trionfo dell'ipocrisia
Questa notizia arriva dall'estero, ma dovrebbe far tremare i polsi a chiunque sieda nel nostro Parlamento. In Spagna l'eutanasia è regolamentata in modo chiaro da tre anni. In Italia, invece, la politica preferisce voltarsi dall'altra parte, condannando i cittadini all'incertezza.
Oggi, nel nostro Paese, non esiste una legge sul fine vita. Tutto si regge sulla storica e sofferta sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale (il caso Cappato-Antoniani), che ha depenalizzato l'aiuto al suicidio solo a condizioni rigidissime. Chi non rientra in quei paletti, o chi si scontra con le Asl territoriali che fanno sistematico ostruzionismo, è costretto a racimolare decine di migliaia di euro per andare a morire in Svizzera – come fatto da Sibilla Barbieri – o a sopportare agonie indicibili nel silenzio della propria stanza.
Il filo rosso che unisce la perdurante assenza di una legge sull'eutanasia, l'affossamento del DDL Zan, le crociate contro l'educazione sessuale e gli attacchi ai diritti riproduttivi è sempre lo stesso: la volontà politica di mantenere il controllo sui corpi, infantilizzando i cittadini e imponendo un'unica visione etica, di stampo reazionario, a un'intera nazione.
L'Europa ha sancito che il corpo di Noelia le appartiene, e che il suo dolore non può diventare il trofeo ideologico di associazioni fondamentaliste. Ma la domanda che resta, amara, riguarda noi: fino a quando, in Italia, dovremo continuare a elemosinare a un giudice il permesso di non soffrire?
Fonte: La Corte europea respinge lo stop all'eutanasia di una giovane paraplegica spagnola - ANSA · 24 marzo 2026
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