Banditi dalle cattedre: l'incubo dei prof trans negli USA. Domani tocca a noi?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Banditi dalle cattedre: l'incubo dei prof trans negli USA. Domani tocca a noi?

L’incubo non bussa più alla porta: l'ha già sfondata. Se pensavamo di aver visto il peggio con i divieti sportivi o la fobia per i bagni pubblici, la nuova ondata di leggi anti-transgender negli Stati Uniti ci sbatte in faccia una realtà ben più agghiacciante. Non si tratta più solo di limitare i diritti civili, ma di inaugurare vere e proprie liste di proscrizione per cancellare le persone transessuali e non binarie dalla vita pubblica e dal mondo del lavoro.

I fatti: la crociata del GOP contro l'esistenza

Come riportato da un allarmante pezzo di LGBTQ Nation — dal titolo inequivocabile "Terrifying": GOP unleashes wave of anti-trans bills nationwide —, il Partito Repubblicano sta inondando le legislature statali con centinaia di proposte di legge che mirano a smantellare i diritti delle persone LGBTQ+. Tra i consueti, ma non meno gravi, tentativi di vietare la partecipazione sportiva e di regolamentare l'uso dei bagni, spicca un'aberrazione giuridica e umana che segna un punto di non ritorno.

Nel Kentucky, il senatore repubblicano Gex Williams ha presentato la Senate Bill 351. L'obiettivo? Cacciare letteralmente le persone transgender dalle aule scolastiche. Stando a quanto riportato anche dalla testata locale Queer Kentucky, la proposta di legge mirerebbe a negare o revocare le licenze di insegnamento a chiunque sia mai stato "trattato o diagnosticato per un disturbo escluso dall'Americans with Disabilities Act (ADA) del 1990". Tra queste eccezioni, redatte con un linguaggio medico ormai obsoleto da decenni, rientrano definizioni arcaiche della disforia di genere.

Ma c'è di peggio: la legge costringerebbe gli aspiranti professori a giurare, sotto pena di spergiuro, di non aver mai ricevuto tali trattamenti. E se qualcuno dovesse sospettare che l'insegnante presenti "sintomi facilmente identificabili" di questi presunti disturbi? Potrebbe denunciarlo alla commissione statale, innescando un'indagine che sembrerebbe poter costringere i docenti a subire esami medici coatti per dimostrare la propria idoneità.

Un ecosistema di odio legislativo

Analizziamo la questione con freddezza: questo non ha nulla a che fare con la tanto sbandierata e pretestuosa "tutela dei minori". È accanimento di Stato. Quando un governo arriva a chiedere ai suoi cittadini di spergiurare sulla propria cartella clinica per poter lavorare, stiamo scivolando pericolosamente verso un sistema che usa il corpo delle minoranze come merce di scambio elettorale. L'intento evidente di questa strategia legislativa, che conta oltre 600 proposte simili in tutto il Paese solo dall'inizio dell'anno, è spingere un'intera fetta di popolazione ai margini della società, rendendo la loro esistenza pubblica letteralmente illegale.

L'oceano è più stretto di quanto pensiamo: il contesto italiano

Di fronte a notizie simili, l'istinto dell'opinione pubblica italiana è spesso quello di scrollare le spalle: "Sono americani, da noi non potrebbe mai succedere". Un'illusione pericolosa. L'oceano che ci separa dalle guerre culturali statunitensi è sempre più stretto, e le narrazioni d'oltremare trovano regolarmente sponda e megafono nei palazzi della politica europea e italiana.

L'Italia, pioniera negli anni '80 con la Legge 164/82 per la rettifica anagrafica, oggi ristagna in un clima politico asfittico. Il nostro dibattito pubblico è quotidianamente inquinato dallo spauracchio della fantomatica "ideologia gender". Pensiamo agli attacchi politici contro i regolamenti per le Carriere Alias nelle scuole e nelle università, trattate come "pericoli" da sradicare anziché come strumenti di basilare benessere psicologico per gli studenti. Pensiamo alle recenti ispezioni ministeriali e alle polemiche mediatiche contro centri d'eccellenza per la disforia di genere come l'ospedale Careggi di Firenze. Pensiamo, infine, all'affossamento del DDL Zan, celebrato con applausi scroscianti in Senato, che ha lasciato l'Italia senza una legge strutturata contro i crimini d'odio basati su orientamento sessuale e identità di genere.

Il passo dalle circolari che ostacolano l'uso del genere d'elezione a scuola alle proposte che mettono a rischio il lavoro delle persone LGBTQ+ è molto più breve di quanto si voglia ammettere. Quando si tollera che l'identità di un individuo diventi un bersaglio politico legittimo, si crea un precedente che chiunque, un domani, potrebbe sfruttare per riscrivere le regole della convivenza democratica.

E ora?

La democrazia non si difende da sola, e i diritti civili non sono mai conquistati una volta per tutte. L'offensiva del GOP negli Stati Uniti dovrebbe essere la nostra sveglia definitiva. La domanda non è più se un'ondata reazionaria del genere possa colpire le nostre scuole, i nostri luoghi di lavoro, le nostre vite. La vera, scomoda domanda è: quando arriverà, saremo pronti a non abbassare la testa?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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