Ghana: tre anni di carcere se sei gay. L'orrore che ci riguarda tutti.

Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che la vostra sola esistenza, il modo in cui amate o la persona che vedete allo specchio, vi rende dei criminali agli occhi dello Stato. Non per un'azione compiuta, ma per ciò che siete. In Ghana, questo incubo sta per diventare una realtà codificata, un muro di intolleranza che si alza nel silenzio assordante di gran parte della diplomazia internazionale.
La notizia, rilanciata con estrema urgenza da Human Rights Watch, parla chiaro: il Parlamento ghanese ha rianimato il famigerato "Human Sexual Rights and Family Values Bill". Non lasciatevi ingannare dal nome edulcorato che richiama i "valori familiari"; si tratta di uno dei testi legislativi più liberticidi e brutali prodotti negli ultimi decenni. Secondo HRW, la proposta di legge non solo criminalizza le relazioni tra persone dello stesso sesso — già illegali in Ghana come eredità dell'epoca coloniale — ma inasprisce drasticamente le pene e colpisce chiunque si azzardi a manifestare sostegno.
Un crimine di Stato contro l'identità
I dettagli riportati dalla fonte originale sono da brividi. Il disegno di legge prevede pene detentive fino a tre anni per chiunque si identifichi come LGBTQ+ e fino a cinque anni per chi "promuove" o sostiene i diritti di queste persone. Questo significa che un genitore che non rinnega il proprio figlio, un medico che offre cure o un attivista che denuncia una violenza potrebbero finire dietro le sbarre.
Come sottolineato da Human Rights Watch, il testo promuove apertamente le cosiddette "terapie di conversione", pratiche di tortura psicologica (e talvolta fisica) prive di qualsiasi base scientifica, definite dalle Nazioni Unite come potenziali trattamenti inumani e degradanti. Il Ghana sta deliberatamente scegliendo di istituzionalizzare l'odio, usando la legge come una clava per schiacciare una minoranza già vulnerabile.
Perché il Ghana non è così lontano dall'Italia
Qualcuno, leggendo queste righe, potrebbe pensare: "È un dramma, ma succede in Africa, cosa c'entra con noi?". La risposta è: c'entra tutto. La retorica utilizzata dai sostenitori della legge in Ghana — la difesa della "famiglia naturale" contro l'ideologia coloniale dell'Occidente — è speculare a quella che sentiamo ogni giorno nei nostri talk show o nei palazzi della politica romana.
In Italia non rischiamo il carcere per l'identità di genere (grazie alla L. 164/82, pur con tutti i suoi limiti) o per l'orientamento sessuale, ma viviamo in un clima di perenne stallo. L'affossamento del DDL Zan ha dimostrato che la protezione delle persone LGBTQ+ dalla violenza e dall'odio non è considerata una priorità, bensì una merce di scambio elettorale. Quando guardiamo al Ghana, dobbiamo vedere lo stadio terminale di un linguaggio d'odio che inizia sempre allo stesso modo: con la deumanizzazione dell'altro in nome di presunti "valori tradizionali".
Inoltre, l'Italia ha il dovere morale e politico di intervenire nelle sedi internazionali. Non possiamo dirci campioni dei diritti umani se continuiamo a stringere accordi commerciali e diplomatici senza mai porre il tema della dignità umana sul tavolo delle trattative. La libertà non è un privilegio regionale, è un diritto universale.
Il coraggio di chi resta
Nonostante il terrore, gli attivisti ghanesi non smettono di lottare, anche se ora rischiano letteralmente la vita. La comunità internazionale deve fare pressione affinché il Presidente Nana Akufo-Addo non firmi questa mostruosità giuridica. Human Rights Watch è stata categorica: "L'approvazione di questa legge sarebbe un colpo devastante per i diritti umani in Ghana".
Non possiamo permetterci il lusso dell'indifferenza. Ogni volta che una legge del genere viene approvata nel mondo, il perimetro della nostra libertà comune si restringe. Perché se l'amore diventa un crimine in un punto del pianeta, nessuno di noi può dirsi veramente libero.
Chiuderemo gli occhi anche stavolta o avremo il coraggio di dire che una vita umana vale più di qualsiasi cinico calcolo elettorale?
Fonte: Ghana's Parliament Revives Dangerous Anti-LGBT Bill - Human Rights Watch · 10 marzo 2026
Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.
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