Gay e di destra? Francesca Pascale lancia i Conservatori Liberali. Ma Meloni e Salvini lo sanno?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Gay e di destra? Francesca Pascale lancia i Conservatori Liberali. Ma Meloni e Salvini lo sanno?

Si può essere omosessuali, fieramente di destra e allo stesso tempo paladini dei diritti civili? Nel mondo anglosassone l'esistenza di un elettorato LGBTQ+ conservatore è una realtà consolidata da decenni, ma nell'Italia odierna suona ancora a molti come un ossimoro, o peggio, un paradosso politico. Eppure, c'è chi scommette che i tempi siano maturi per rompere questo schema.

La sfida di Francesca Pascale

Come riportato in questi giorni dal Corriere della Sera, Francesca Pascale ha deciso di metterci la faccia e rilanciare il progetto dei "Gay Conservatori Liberali". L'attivista, ex compagna di Silvio Berlusconi ed ex moglie della cantautrice Paola Turci, non usa mezzi termini e lancia la sua sfida politica e culturale: «Finalmente il centrodestra apre ai diritti civili, ci vediamo a giugno a Napoli». Un appuntamento non casuale, strategicamente fissato proprio nel mese del Pride, che mira a dare un tetto, una voce e una rappresentanza a tutti coloro che vivono la propria identità LGBTQ+ rifiutando l'egemonia culturale della sinistra.

L'obiettivo dichiarato da Pascale è ambizioso, se non titanico: strappare il "monopolio dei diritti civili" al centrosinistra e dimostrare che la tutela delle libertà individuali, del proprio corpo e dei propri affetti non debba per forza appartenere a un solo colore politico. La visione proposta è quella di un conservatorismo di stampo liberale e libertario, in cui le battaglie per il matrimonio egualitario possano convivere pacificamente con i valori dell'economia di mercato e del centrodestra. Non è un'idea inedita per il nostro Paese — l'associazione GayLib, ad esempio, ci prova fin dal 1997 — ma la figura di Pascale dona oggi al progetto un impatto mediatico di prim'ordine.

Le contraddizioni interne e l'ostacolo ideologico

Tuttavia, grattando la superficie di questa operazione, le contraddizioni non mancano. Stando a diverse inchieste giornalistiche, come quella del quotidiano Domani, la galassia che ruota attorno alla rete dei "Gay Conservatori" ospita anime profondamente diverse e, in alcuni casi, in aperto contrasto tra loro. Se da una parte c'è chi (come Pascale) chiede il matrimonio egualitario, dall'altra l'anima più ortodossa del movimento strizza l'occhio alle crociate dell'alt-right globale: tuona contro la cosiddetta "propaganda woke", critica il concetto di identità di genere e sembrerebbe spingersi, nei suoi fondatori, fino a definire l'aborto "un infanticidio". Riuscire a fare sintesi tra un genuino liberalismo sui diritti civili e queste posizioni ultraconservatrici sarà la prima vera prova di tenuta per l'ex esponente di Forza Italia.

Un'apertura reale o un miraggio politico?

Ma l'elefante nella stanza, l'ostacolo più grande per questo progetto, non risiede nelle chat del movimento: siede a Palazzo Chigi. Pascale esulta sostenendo che «il centrodestra apre ai diritti civili», ma di quale centrodestra stiamo parlando esattamente? Fino a questo momento, la maggioranza di governo guidata da Giorgia Meloni ha tracciato una rotta politica e legislativa diametralmente opposta.

Basta riavvolgere il nastro della memoria recente. Ricordiamo tutti gli applausi e i cori da stadio al Senato per l'affossamento del Ddl Zan. Abbiamo visto le procure, su impulso governativo, impugnare i certificati di nascita dei figli delle famiglie arcobaleno, cancellando madri e padri dai documenti e lasciando decine di bambini in un limbo legale drammatico. Abbiamo assistito alla trasformazione della Gestazione per Altri in "reato universale", una forzatura giuridica dal fortissimo sapore ideologico. Fino a oggi, la destra istituzionale italiana non ha aperto le porte ai diritti civili: ha eretto barricate.

La stessa Pascale, solo pochi anni fa, definiva figure di spicco dell'attuale maggioranza come "apertamente omofobe" e si batteva fieramente al fianco delle associazioni LGBTQ+ progressiste. Questa sua nuova e improvvisa fiducia in un cambio di rotta del centrodestra sembrerebbe configurarsi o come un'estrema e ottimistica scommessa — la tattica dell'entrismo, sperare di cambiare le cose dal di dentro — oppure come una raffinata provocazione per far uscire allo scoperto i leader dei partiti.

Oltre le parole, i fatti

L'iniziativa di Francesca Pascale ha innegabilmente il merito di scuotere le acque stagnanti del dibattito e di sfidare un tabù. Esiste un elettorato omosessuale e trans di destra, che lavora, paga le tasse e ha il sacrosanto diritto di chiedere voce alla propria area politica. Ma la politica non si fa solo con i reel o con le convention estive.

Se il centrodestra intende davvero "aprire ai diritti civili", questa presunta apertura dovrà necessariamente uscire dai salotti ed entrare in Parlamento: votando proposte di legge per il matrimonio egualitario e fermando le campagne discriminatorie verso le minoranze. «Ci vediamo a giugno a Napoli», promette Pascale. Saremo lì a guardare, pronti a confrontarci con la realtà. Ma la vera domanda, scomoda e ineludibile, resta una sola: a quell'appuntamento ci sarà anche il governo a metterci la firma, o i Gay Conservatori si ritroveranno, ancora una volta, costretti a elemosinare diritti dalla loro stessa coalizione?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

Condividi

Resta aggiornato

Ricevi i nostri approfondimenti su diritti civili e identità di genere.

Iscriviti alla newsletter