Fine vita: lo Stato tace, i pensionati ci insegnano la civiltà.

Se c'è un'immagine che fotografa impietosamente lo scollamento tra la classe politica italiana e il Paese reale, arriva oggi non dalle aule ovattate di Montecitorio, ma da un convegno provinciale organizzato da un sindacato. Quando parliamo di diritti civili, di fine vita o di autodeterminazione, siamo abituati (o forse addestrati) a pensare a battaglie portate avanti unicamente da giovani attivisti. Eppure, la notizia riportata da La Nazione con il titolo "Fine vita e dignità. La battaglia della Cna per il diritto al consenso" ci costringe a guardare altrove.
A Marina di Carrara, la sezione locale della CNA Pensionati, in collaborazione con l'Asl, ha organizzato un incontro pubblico per fare un'operazione che lo Stato italiano ignora sistematicamente: informare i cittadini sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) e parlare, senza tabù, di fine vita.
La lezione che arriva da chi ha lavorato una vita intera
Il passaggio più dirompente dell'evento è racchiuso nelle parole di Gino Angelo Lattanzi, presidente di CNA Pensionati, riportate testualmente dal quotidiano: "C'è sempre bisogno di informare su questi strumenti e resta assurda l'assenza di una legge del Parlamento che regoli il suicidio assistito, che non è eutanasia perché dipende dalla scelta della persona".
Leggiamole bene, queste dichiarazioni. Non arrivano da un collettivo studentesco o dallo slogan di un corteo. Sono la sintesi lucida, netta e inequivocabile di chi rappresenta anziani, ex artigiani, piccoli imprenditori in pensione. Persone che conoscono il valore del sudore, della fatica quotidiana e che proprio per questo pretendono rispetto e dignità fino all'ultimo respiro. Definiscono "assurda" l'inerzia del Parlamento. E hanno drammaticamente ragione.
Il capolavoro di ipocrisia italiana
Il contesto normativo italiano sul fine vita è una trincea abbandonata dalla politica. Abbiamo una legge fondamentale sul Biotestamento (la Legge 219/2017) che ha introdotto le DAT, ma i governi che si sono succeduti non hanno mai investito per spiegarle capillarmente ai cittadini. Le persone non sanno di avere il diritto, nero su bianco, di decidere oggi quali trattamenti sanitari rifiutare domani, qualora non fossero più in grado di intendere e di volere. Subentrano così le associazioni territoriali, i sindacati, la società civile: tutti costretti a sostituirsi a un apparato statale che abdica al proprio ruolo educativo.
Ancora più grave è la paralisi totale sul suicidio medicalmente assistito. È dal 2019 che la Corte Costituzionale (con la storica sentenza sul caso Cappato/Dj Fabo) ha tracciato il perimetro entro il quale l'aiuto al suicidio non è punibile, chiedendo espressamente al legislatore di intervenire con una legge chiara. La risposta del Parlamento in questi sette anni? Il vuoto assoluto. Un silenzio dettato da calcoli elettorali e ingerenze confessionali che calpestano il dolore e l'urgenza di chi soffre.
Non sono "capricci da ZTL"
L'iniziativa della CNA di Carrara polverizza uno dei più grandi alibi dei conservatori nostrani: la favola secondo cui i diritti civili e l'autodeterminazione sarebbero "temi radical chic", distanti dai fantomatici "veri problemi della gente". È una menzogna. Il diritto alla salute e a una fine dignitosa sono l'essenza stessa dei problemi della gente. Riguardano chiunque, a prescindere dal conto in banca, dall'identità di genere, dall'orientamento sessuale o dall'età. Quando il buio della malattia arriva, l'assenza di tutele legali non fa sconti a nessuno.
È confortante vedere che la provincia italiana sta sviluppando i propri "anticorpi" di civiltà. Ma al tempo stesso, genera una rabbia feroce. Quante altre sentenze, quanti altri appelli disperati, quanti altri pensionati dovranno sostituirsi allo Stato prima che i nostri rappresentanti eletti decidano di legiferare?
Il diritto di scegliere come e quando congedarsi dalla vita non è un'ideologia. È l'ultimo, insindacabile atto di libertà di un individuo. E se per difendere questa libertà dobbiamo prendere appunti dai pensionati dell'artigianato locale, allora sediamoci in prima fila. Ma domani, il conto di questa supplenza democratica, presentiamolo a chi di dovere.
Fonte: Fine vita e dignità. La battaglia della Cna per il diritto al consenso - lanazione.it · 30 marzo 2026
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