Fine vita: il governo vuole decidere come dovrai morire?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Fine vita: il governo vuole decidere come dovrai morire?

Il tuo corpo ti appartiene davvero? In Italia, la risposta sembra essere sempre una: dipende. Dipende da chi siede in Parlamento e da quale crociata ideologica deve portare avanti per raccogliere qualche consenso. L'ultima trincea di questa logorante guerra contro il corpo libero è il fine vita, e la notizia di queste ore non può e non deve passare inosservata.

Come riportato da Vita e rilanciato dai canali dell'Associazione Luca Coscioni ("100 piazze per difendere i diritti nel fine vita. Scopri dove!"), è in corso una massiccia mobilitazione nazionale. In questi giorni, centinaia di attivisti presidiano oltre cento piazze italiane da nord a sud con un obiettivo disperato e vitale: arginare il tentativo istituzionale di cancellare i diritti acquisiti in tema di fine vita e testamento biologico (DAT).

Un attacco subdolo e diretto

Ma cosa sta succedendo esattamente nelle aule dove si decide il nostro futuro? Mentre l'attenzione mediatica è spesso cannibalizzata da polemiche di facciata, al Senato si discute una proposta di legge che rappresenta uno schiaffo in faccia all'autodeterminazione e a chi soffre. Stando a quanto denunciato dall'Associazione Coscioni, il testo in esame mirerebbe a vanificare la storica sentenza "Dj Fabo – Cappato" della Corte Costituzionale.

I dettagli dell'operazione fanno venire i brividi. Sembrerebbe esserci la volontà di eliminare la competenza dei medici del Servizio Sanitario Nazionale, per affidare le decisioni a un "Comitato di nomina governativa". Significa che a valutare il tuo dolore insopportabile non sarebbe più la scienza medica intrecciata alla tua volontà, ma un organo di matrice politica.

Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretaria e Tesoriere dell'Associazione, hanno inquadrato senza sconti la gravità della situazione, affermando che "sono in corso due azioni per cancellare il diritto al testamento biologico". La prima, spiegano lucidamente, "è esplicita, ed è contenuta nella proposta di legge di Forza Italia, in discussione al Senato, che vuole esplicitamente impedire alle persone di poter rinunciare alla idratazione e alimentazione artificiale". Saremmo di fronte a una spietata imposizione di Stato: costringere corpi malati a sopravvivere contro la propria volontà.

La seconda azione descritta è invece "più indiretta e subdola, e consiste nel boicottaggio della legge attraverso la disinformazione". I dati parlano chiaro: un sondaggio SWG rivela che il 75% dei cittadini ritiene che le istituzioni non li abbiano informati correttamente su come redigere le DAT. Il 40% non sa nemmeno cosa sia il testamento biologico. È il trucco più vecchio della burocrazia italiana: darti un diritto sulla carta per poi nasconderlo così bene da renderlo inaccessibile.

Il filo rosso che unisce le battaglie sui diritti

Chi segue le dinamiche dei diritti civili in Italia non faticherà a riconoscere questo schema. L'autodeterminazione corporea terrorizza una certa classe dirigente. È lo stesso identico filo rosso che strangola i diritti riproduttivi, con la Legge 194 perennemente sotto ostaggio dell'obiezione di coscienza promossa a livello regionale. È la stessa matrice ideologica che si scaglia contro l'identità di genere, dove le persone transgender italiane sono ancora costrette a dimenarsi nei meandri di una legge vecchia di quarant'anni (la L. 164/82), spesso concepita più come un percorso a ostacoli psichiatrico-giudiziario che come una reale tutela dell'individuo.

Il cittadino, in questa visione patriarcale e conservatrice, non è una persona in grado di decidere per la propria identità, la propria riproduzione o la propria morte. Viene costantemente infantilizzato. Il corpo, che sia quello di una persona trans, di una donna che vuole abortire o di un malato terminale, smette di essere un dominio privato e diventa un campo di battaglia dove la politica deve piantare la sua bandierina identitaria.

La piazza come legittima difesa

Scendere in quelle cento piazze, firmare i moduli, informarsi sul sito dell'Associazione Luca Coscioni non è solo un atto di compassione o di generosità verso chi oggi affronta patologie irreversibili. È un atto di sano egoismo e di legittima difesa preventiva. In Italia i diritti non sono mai acquisiti per sempre: vanno presidiati ogni singolo giorno.

Non possiamo permettere che il fine vita venga trasformato in un "fine libertà". Restare in silenzio di fronte a questo smantellamento significa accettare un principio devastante: se lasciamo che sia lo Stato a decidere come e quando dobbiamo soffrire, abbiamo già rinunciato al nostro diritto fondamentale di vivere — e morire — da persone libere.

E se domani toccasse a te, a chi vorresti affidare l'ultima parola sul tuo corpo?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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