Il Governo vuole decidere come devi morire. Noi lo permetteremo?

Il nostro corpo appartiene a noi, o è una proprietà esclusiva dello Stato? È questa la domanda brutale, eppure necessaria, che dobbiamo porci oggi. Mentre la nostra attenzione viene costantemente distratta da polemiche quotidiane, un'ennesima offensiva paternalista e oscurantista minaccia di riscrivere le regole della nostra esistenza. O meglio, in questo caso specifico, della nostra fine.
Secondo quanto riportato dalla testata locale Cuneocronaca.it, dal 6 al 19 aprile l'Associazione Luca Coscioni scenderà in oltre cento piazze italiane per una fondamentale mobilitazione nazionale. L'obiettivo? Difendere i diritti sul fine vita. A Cuneo, in particolare, la Cellula Coscioni locale ha organizzato tre appuntamenti per "informare i cittadini e raccogliere firme contro la proposta di legge del Governo" attualmente in discussione al Senato. Il motivo dell'allarme è estremamente serio: il testo sostenuto dalla maggioranza parlamentare, se approvato in via definitiva, "metterebbe a rischio tutele già riconosciute in tema di morte volontaria medicalmente assistita e Disposizioni anticipate di trattamento".
Il ritorno del "dolore di Stato"
Fermiamoci un attimo e rendiamoci conto della gravità di quanto sta accadendo. Grazie alla disobbedienza civile prolungata, al coraggio instancabile di attivisti come Marco Cappato e al sacrificio dolorosissimo di persone come Dj Fabo, in Italia abbiamo conquistato storiche pronunce della Corte Costituzionale. La famosa sentenza 242/2019, pur con rigidi paletti, ha finalmente aperto uno spiraglio legale per il suicidio medicalmente assistito in condizioni specifiche, depenalizzando l'aiuto al suicidio quando la persona è affetta da patologie irreversibili e intollerabili. A questo si aggiunge la faticosa conquista della legge 219/2017 sul biotestamento, che regola le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Non è ancora una legge completa sull'eutanasia, certo. Ma è una base minima di civiltà e dignità. Ora, il disegno di legge spinto dall'attuale esecutivo punta a farci compiere una pericolosa retromarcia, sminuendo queste conquiste e complicando l'accesso a diritti già sanciti. Sotto il velo di una martellante narrazione "pro-vita", si nasconde nei fatti un accanimento mortifero. Chi siede oggi al governo sembrerebbe convinto che la sofferenza prolungata e forzata sia una sorta di dovere civico, o peggio, un obbligo morale imposto a tutti. Il rischio è di veder reintrodotto un vero e proprio "dolore di Stato", trattando cittadini adulti, consapevoli e capaci di intendere, come meri sudditi a cui deve essere categoricamente impedita l'ultima, disperatissima scelta di libertà personale.
Il filo rosso dell'autodeterminazione
Per chi legge e segue le tematiche affrontate da traidue.com, questo schema politico e culturale non è affatto nuovo. L'autodeterminazione dei corpi è il cuore pulsante e ineludibile delle lotte LGBTQ+ e dei movimenti femministi intersezionali. Ed è esattamente lo stesso campo di battaglia: lo Stato che pretende di decidere chi siamo legittimati ad amare, che tenta di ostacolare il modo in cui le persone trans affermano la propria identità di genere, o che decide se e come le donne possano esercitare i propri diritti riproduttivi, è il medesimo Stato che oggi si arroga il diritto di imporci una fine tra atroci sofferenze fisiche e psicologiche.
La violenza sistemica di un apparato normativo che mette i bastoni tra le ruote ai percorsi previsti dalla storica e fondamentale Legge 164/82, o che cerca di far infilare le associazioni anti-scelta nei consultori pubblici per colpevolizzare chi ricorre all'aborto, si manifesta con la medesima ferocia patriarcale quando impedisce a una persona malata in fase terminale di dire "basta". Non c'è alcuna differenza sostanziale: alla base c'è sempre un biopotere che si nutre del controllo sui corpi vulnerabili, cercando di schiacciare l'individuo e la sua capacità di scelta.
Un appello alla mobilitazione collettiva
Proprio per questo, non possiamo permetterci il lusso di restare a guardare voltandoci dall'altra parte. La mobilitazione che toccherà Cuneo e decine di altre piazze sparse per la Penisola non riguarda soltanto chi si trova a fare i conti con malattie incurabili in questo momento. È una questione che riguarda tutti noi, da vicino. Riguarda direttamente l'idea di Paese in cui vogliamo crescere, vivere e, inevitabilmente, morire. Vogliamo una democrazia matura e laica che rispetta fino all'ultimo respiro la dignità umana, oppure siamo rassegnati a scivolare verso uno Stato etico che ci vuole martiri per forza, sacrificati sull'altare di ideologie confessionali?
Oggi le associazioni scendono in piazza per chiederci di firmare ai tavoli informativi contro questo arretramento sul fine vita. Domani la stessa compattezza ci verrà richiesta, e ci è già richiesta, per difendere le unioni civili da proposte di ridimensionamento, per arginare gli attacchi alle famiglie omogenitoriali o per tutelare l'integrità della legge 194. Il fronte dei diritti civili è e rimane uno solo, interconnesso e indivisibile: quando si permette che frani un pezzo, prima o poi trema tutto il resto.
Siete davvero disposti a lasciare che un manipolo di politici, seduti nei palazzi romani, decida per voi le condizioni delle ultime ore della vostra esistenza, o rivendicherete a testa alta il diritto assoluto di appartenere solo a voi stessi, fino alla fine?
Fonte: Fine vita, a Cuneo tre appuntamenti per firmare contro la proposta di legge del Governo - Cuneocronaca.it · 4 aprile 2026
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