Cure negate a 1.900 giovani trans per paura di Trump. Succederà anche in Italia?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Cure negate a 1.900 giovani trans per paura di Trump. Succederà anche in Italia?

Non serve una legge per cancellare i diritti: a volte basta la paura. E quando il terrore politico infetta le corsie di un ospedale, a pagarne il prezzo sono sempre i soggetti più vulnerabili. Quello che sta accadendo in questi giorni al Rady Children’s Health di San Diego non è solo un brutto caso di cronaca sanitaria, ma l'anatomia di un ricatto istituzionale giocato sulla pelle di quasi duemila adolescenti transgender.

Stando a quanto riportato dal Times of San Diego, l'importante polo pediatrico californiano è stato appena colpito da una class action promossa da quattro famiglie. L'accusa è gravissima: aver interrotto i percorsi di affermazione di genere per 1.900 pazienti minorenni, cancellando di colpo prescrizioni e appuntamenti vitali.

La resa preventiva dell'ospedale

Come si arriva ad abbandonare 1.900 ragazzi in piena transizione? Lo scorso gennaio, le famiglie si sono viste recapitare un gelido messaggio sul portale clinico dell'ospedale: "A causa di recenti azioni federali, non saremo più in grado di fornire farmaci e procedure per l'affermazione di genere".

Cosa si nasconde dietro questa formula burocratica? Il terrore puro nei confronti dell'amministrazione Trump. Il governo federale ha recentemente minacciato di tagliare i fondi vitali alle strutture che supportano i giovani trans, etichettando ideologicamente queste cure salvavita come "mutilazioni chimiche e chirurgiche". Di fronte al rischio di perdere budget, i vertici dell'ospedale non hanno esitato un secondo: hanno obbedito preventivamente, sospendendo i trattamenti senza alcun riguardo per la continuità terapeutica o per l'impatto devastante sulla salute mentale di ragazzi che soffrono di disforia di genere.

Il ricatto sui corpi: la class action

La denuncia delle famiglie, depositata presso la Corte Superiore della Contea di San Diego, è un pugno nello stomaco per la sua inequivocabile lucidità: "Prendendo di mira i pazienti transgender e interrompendo le loro cure mediche necessarie senza consenso o preoccupazione per la loro salute fisica e mentale, i convenuti hanno discriminato i querelanti sulla base del loro sesso, della loro identità di genere e della loro disabilità", si legge nel testo dell'esposto.

Questo procedimento legale si affianca a quello già avviato a febbraio dal Procuratore Generale della California, Rob Bonta, che accusa la clinica di aver violato gli obblighi di assistenza previsti dallo Stato, chiedendo a un giudice di bloccare questa vera e propria epurazione sanitaria.

Da San Diego a Firenze: l'ombra sull'Italia

Perché questa notizia d'oltreoceano dovrebbe toglierci il sonno qui in Italia? Perché la strategia dell'intimidazione medica, seppur con forme diverse, è già arrivata a casa nostra.

Non abbiamo (ancora) i tagli federali in stile statunitense, ma abbiamo una politica che ha imparato a usare le ispezioni e la pressione mediatica come clave. Basti pensare al recente caso dell'ospedale Careggi di Firenze: interrogazioni parlamentari martellanti, ispezioni inviate dal Ministero della Salute, e un clima di perenne sospetto gettato sui professionisti sanitari che prescrivono la triptorelina (il farmaco blocca-pubertà) nel pieno rispetto delle linee guida internazionali.

L'obiettivo di queste campagne non è certo quello di "tutelare i minori", ma di spaventare i medici. Il calcolo politico è cinico e matematico: se rendi la somministrazione di cure per l'identità di genere burocraticamente estenuante e mediaticamente esplosiva, le direzioni sanitarie inizieranno a considerarla una "grana" da evitare. In Italia, la Legge 164 del 1982 e la nostra Costituzione garantiscono il diritto alla salute, ma quanto sono solide queste garanzie se chi deve erogarle trema davanti al politico di turno?

Chi difende i pazienti?

Il caso di San Diego ci impone di guardare in faccia una realtà scomoda: la salute delle persone LGBTQ+ non può e non deve essere trattata come una voce di bilancio, sacrificabile sull'altare dell'opportunismo aziendale o istituzionale. Quando un ospedale cede al bullismo politico, non sta solo tradendo il giuramento di Ippocrate; sta dicendo a una minoranza che la sua sopravvivenza vale meno di un finanziamento governativo.

Oggi tocca alla California lottare nei tribunali. Ma domani, se il clima di intimidazione dovesse portare una clinica italiana a sbarrare le porte ai giovani trans, chi avrà il coraggio di opporsi?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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