Cortocircuito Rogan: il pericolo sono gli uomini, ma attacca le trans

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Cortocircuito Rogan: il pericolo sono gli uomini, ma attacca le trans

Immaginate di avere la verità sulla punta della lingua, di pronunciarla a voce alta davanti a decine di milioni di ascoltatori e poi, un secondo dopo, di rimangiartela pur di non rinunciare al vostro bersaglio politico e mediatico preferito. È esattamente quello che ha fatto Joe Rogan, il podcaster più ascoltato — e spesso più controverso — del mondo, offrendoci su un piatto d'argento la perfetta sintesi dell'ipocrisia anti-trans contemporanea.

Il cortocircuito in diretta

Stando a quanto riportato in queste ore dalla testata statunitense The Advocate, durante un recente episodio del The Joe Rogan Experience è andato in scena un paradosso grottesco. L'ospite della puntata, il comico e stuntman Steve-O, stava raccontando un momento di forte empatia vissuto confrontandosi con la realtà delle persone transgender. Parlava di compassione, dell'importanza di ascoltare il dolore altrui e di lasciare che questa esperienza complichi i nostri pregiudizi.

Di fronte a questa inaspettata e preziosa apertura umana, Rogan si è lasciato sfuggire una verità innegabile: le donne cisgender non sono minacciate dalle donne trans, ma dagli uomini. "Il problema sono gli uomini", ha ammesso candidamente il podcaster, arrivando a spiegare che gli spazi separati per sesso esistono essenzialmente "perché alcuni uomini sono dei fottuti viscidi" ("some men are f*ing creeps", per citare le sue esatte parole riportate da The Advocate).

La logica del capro espiatorio

Fin qui, potremmo parlare di un'analisi ineccepibile della violenza di genere. Ma la lucidità è durata lo spazio di un respiro. Invece di concludere che la società debba affrontare sistematicamente la tossicità maschile, Rogan ha capovolto la sua stessa premessa per tornare alla consueta retorica stigmatizzante, giustificando a priori l'esclusione delle donne transgender dagli spazi femminili.

È il trionfo assoluto della dissonanza cognitiva. Se il pericolo per l'incolumità femminile sono gli uomini cisgender ed eterosessuali — come confermano brutalmente decenni di statistiche, report internazionali e cronaca nera — per quale assurdo motivo la "soluzione" dovrebbe essere prendersela con una minoranza marginalizzata? In questa narrazione politicamente distorta, la donna trans viene trasformata nell'incarnazione delle colpe maschili. Eppure, per una crudele ironia della statistica, le donne transgender sono proprio tra i soggetti che subiscono i tassi più alti di violenza fisica e verbale da parte di quegli stessi uomini che Rogan identifica come il "vero problema". Chi viene costantemente indicato come carnefice, nella realtà, è tragicamente vittima.

Un copione che l'Italia conosce fin troppo bene

Se pensiamo che questo sia solo l'ennesimo teatrino mediatico d'oltreoceano, ci stiamo illudendo. Quella sbandierata da Rogan è l'esatta strategia retorica e politica che vediamo applicata quotidianamente nel nostro Paese. Quante volte, nei nostri talk show o in Parlamento, abbiamo sentito esponenti politici, opinionisti conservatori o frange dell'associazionismo sedicente "gender critical" usare la sacrosanta "sicurezza delle donne" come clava per colpire i diritti della comunità LGBTQ+?

Basta ripensare alle estenuanti discussioni che hanno portato all'affossamento del DDL Zan: la psicosi degli "uomini travestiti nei bagni delle donne" venne usata come spauracchio per negare tutele legali contro i crimini d'odio a un'intera fetta di cittadinanza. Oppure possiamo guardare ai costanti tentativi di ostacolare i percorsi di affermazione di genere garantiti dalla storica Legge 164/82, o alle polemiche feroci e pretestuose sulle carriere alias nelle scuole pubbliche italiane.

Incolpare le persone trans per la violenza patriarcale non è un errore di logica casuale: è un comodo e precisissimo gioco di prestigio. Permette alle istituzioni di non finanziare adeguatamente i centri antiviolenza, di bloccare sul nascere l'educazione all'affettività e al consenso nelle scuole, e, soprattutto, di non mettere mai in discussione il privilegio maschile. È enormemente più facile puntare il dito contro una persona trans in difficoltà che spogliarsi dei propri privilegi e smantellare davvero la cultura dello stupro.

Il grande bluff smascherato

La scivolata di Joe Rogan ha il grande merito di aver smascherato involontariamente il grande bluff della transfobia istituzionalizzata e mediatica: non si tratta, e non si è mai trattato, di proteggere le donne. Si tratta di sorvegliare i confini del genere, di punire chi non si conforma alle aspettative sociali e di distrarre l'opinione pubblica dal vero pericolo seduto nel salotto di casa.

Il re è nudo, e lo ha ampiamente ammesso al suo stesso microfono. La domanda che resta per noi ascoltatori, cittadini ed elettori è una sola: fino a quando continueremo a permettere che la violenza degli uomini venga usata come passepartout per perseguitare chi non ha alcuna colpa?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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