Gli USA vogliono costringere le persone trans ad "apprezzare il proprio sesso". Domani tocca all'Italia?

Immaginate uno Stato che entra nel vostro studio medico e decide che non avete più diritto alle cure per la vostra identità, perché dovete imparare ad "apprezzare il vostro sesso biologico". Non è il prologo di un nuovo romanzo distopico, ma la cruda e agghiacciante realtà giuridica americana.
La notizia, diffusa in queste ore dalla testata specializzata Erin In The Morning, rappresenta un punto di non ritorno per i diritti civili occidentali. Una giuria della Corte d'Appello del Quarto Circuito degli Stati Uniti, composta interamente da giudici di nomina repubblicana, ha stabilito che lo Stato della West Virginia può escludere legalmente la chirurgia di affermazione di genere dalla copertura sanitaria pubblica (Medicaid) per le persone adulte.
La caduta dell'alibi: il vero obiettivo è cancellare l'esistenza trans
È leggendo le motivazioni della sentenza che si percepisce la portata devastante della decisione. I giudici hanno scritto nero su bianco che «non è irragionevole per un parlamento incoraggiare i cittadini ad "apprezzare il proprio sesso" e a non "diventare disprezzanti del proprio sesso" rifiutando di finanziare procedure sperimentali che potrebbero sortire l'effetto opposto».
Fino a ieri, l'argomentazione principale dei conservatori per vietare le terapie di affermazione di genere si nascondeva dietro il paravento del paternalismo: "lo facciamo per proteggere i bambini". Ora, come fa notare la giornalista Erin Reed, la Corte ha definitivamente fatto cadere la maschera estendendo la logica della sentenza "Skrmetti" della Corte Suprema (che riguardava proprio il blocco delle cure per i minori) direttamente alle persone adulte. L'obiettivo non è mai stato tutelare l'infanzia, bensì cancellare sistematicamente l'esistenza e la visibilità trans dalla società pubblica.
Se uno Stato ha il diritto costituzionale di negare l'assistenza medica per "incoraggiarti" forzatamente ad accettare il sesso assegnato alla nascita, quale sarà la prossima linea rossa da superare? Come si domanda giustamente Erin In The Morning, cosa impedirà ora ai legislatori di usare lo stesso identico principio per vietare il cambio dei documenti, l'abbigliamento non conforme al sesso biologico o persino reintrodurre le barbarie delle terapie di conversione? Sembrerebbe che la Heritage Foundation, il potente think-tank della destra radicale dietro il "Project 2025", abbia appena ricevuto l'impalcatura legale perfetta per il suo fine ultimo: mettere fuori legge le persone trans di ogni età.
Un campanello d'allarme per l'Italia
Sbaglieremmo, e di grosso, a derubricare questo scempio giuridico a una mera follia a stelle e strisce. In Italia, i percorsi di affermazione di genere si reggono ancora sull'impalcatura della Legge 164 del 1982. Una norma avanguardistica per l'epoca, ma che oggi appare circondata e assediata da un clima politico e culturale sempre più tossico.
Negli ultimi anni, dal naufragio del Ddl Zan tra gli sghignazzi del Senato, fino alle recenti e continue ispezioni ministeriali nei centri specializzati per il contrasto alla disforia di genere, la retorica istituzionale contro la fantomatica "ideologia gender" ha monopolizzato il dibattito. Quando il discorso pubblico inizia a trattare l'identità di genere non come un inalienabile diritto all'autodeterminazione, ma come una deriva ideologica da arginare o una "moda" da ostacolare, la distanza tra Roma e la West Virginia si fa spaventosamente corta.
I tribunali americani ci stanno dimostrando in tempo reale che le conquiste sui diritti civili non sono mai definitive, e che la repressione non ha limiti d'età. Se oggi chiudiamo gli occhi davanti a un tribunale che pretende di rieducare i corpi altrui per decreto, domani chi difenderà le nostre scelte e le nostre identità?
Fonte: 4th Circuit Rules That States Can Compel Trans Adults To "Appreciate Their Sex" Via Care Bans · 11 marzo 2026
Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.
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