La Corte UE blinda i diritti trans contro il Regno Unito. E l'Italia?

Il paradosso della Brexit è finalmente servito, e ha il sapore di una vittoria storica per i diritti civili. Chi l'avrebbe mai detto che il complicato groviglio diplomatico dell'Irlanda del Nord si sarebbe trasformato in uno scudo impenetrabile per i diritti delle persone transgender?
Secondo quanto riportato da Irish Legal News, una nuova e dirompente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) "sottolinea due volte" (double underlines) che i diritti delle persone trans devono rimanere in vigore in Irlanda del Nord. Questa decisione rende di fatto inapplicabile in quel territorio una controversa e regressiva decisione della Corte Suprema britannica.
Lo scontro tra Londra e l'Europa
Facciamo un passo indietro. Nell'aprile 2025, la Corte Suprema del Regno Unito aveva stabilito all'unanimità che la parola "donna" nell'Equality Act 2010 si riferisce esclusivamente al sesso biologico, escludendo di fatto le donne trans, a prescindere dal possesso di un certificato di riconoscimento di genere. Una mossa che aveva scatenato il caos in Gran Bretagna, alimentando le direttive che miravano a escludere le persone trans da spazi e servizi conformi alla loro identità.
Ma a Belfast le regole sono diverse. Grazie all'Articolo 2 del Windsor Framework post-Brexit, le direttive chiave dell'UE sulla discriminazione sessuale restano in vigore nella legge dell'Irlanda del Nord. Ed è qui che entra in gioco l'Europa, con una sentenza (il caso Shipova) che non lascia spazio a interpretazioni.
Il caso, ironia della sorte, riguarda molto da vicino il nostro Paese: è nato dalla vicenda di una donna trans bulgara residente in Italia, a cui le autorità bulgare volevano negare il riconoscimento legale del genere. La CGUE ha stabilito un principio fondamentale: tollerare la discriminazione basata sulla differenza tra sesso biologico e identità di genere equivarrebbe a "una mancanza di rispetto per la dignità e la libertà a cui la persona ha diritto".
Come ha spiegato il professor Colin Murray a Irish Legal News, il paragrafo 54 della sentenza Shipova chiarisce che "differenziare sulla base del sesso biologico – come ha fatto la Corte Suprema britannica – non è accettabile ai sensi del diritto dell'UE". Il principio cardine è sancito nero su bianco: in caso di conflitto, i tribunali nordirlandesi devono seguire la giurisprudenza della CGUE, non quella della propria Corte nazionale suprema. Scacco matto.
Una lezione per l'Italia
Perché questa complessa architettura legale britannica dovrebbe interessare il pubblico italiano? Perché il caso Shipova parla direttamente a noi. Mentre la donna al centro di questa storica sentenza europea vive proprio in Italia, il nostro dibattito politico sembra intrappolato in una perenne caccia alle streghe contro la fantomatica "ideologia gender".
In Italia siamo ancora fermi alla Legge 164 del 1982: una norma che ai tempi fu pionieristica, ma che oggi, nonostante le evoluzioni giurisprudenziali, costringe spesso le persone trans a estenuanti percorsi burocratici nei tribunali per vedere riconosciuta la propria identità. Per non parlare dell'affossamento del DDL Zan, affogato tra gli applausi del Senato nel 2021, o dei continui attacchi politici e mediatici ai centri per la disforia di genere e alle carriere alias nelle scuole.
La Corte di Giustizia Europea ci sta dicendo qualcosa di inequivocabile: i diritti legati all'identità di genere non sono concessioni che i governi nazionali possono elargire o revocare a seconda del vento politico o delle sentenze interne. Sono pilastri della libertà di movimento e della dignità umana, protetti dai trattati internazionali che sovrastano i capricci dell'intolleranza locale.
Mentre Oltremanica l'ondata conservatrice cerca di cancellare decenni di tutele, l'Europa alza un muro a difesa dell'autodeterminazione. La domanda scomoda, a questo punto, è solo una: se un cavillo della Brexit è bastato a salvare i diritti civili a Belfast, quanto dovremo aspettare prima che l'Italia, Paese fondatore dell'UE, garantisca piena dignità legale e sociale alle persone transgender senza aver bisogno che un giudice da Lussemburgo glielo debba ricordare?
Fonte: New CJEU ruling ‘double underlines’ transgender rights must stay in Northern Ireland - Irish Legal News · 16 marzo 2026
Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.
Resta aggiornato
Ricevi i nostri approfondimenti su diritti civili e identità di genere.
Iscriviti alla newsletter