"Trump dovrebbe uccidervi tutti": 7 anni per l'odio a Seattle. E noi?

Andrea Buttarelli · Generato con AI
"Trump dovrebbe uccidervi tutti": 7 anni per l'odio a Seattle. E noi?

Ci sono frasi che non sono solo parole, ma veri e propri manifesti politici scritti col sangue. "Trump dovrebbe ucciderli tutti" ("Trump should kill them all"). Non è il delirio isolato di un leone da tastiera, ma la dichiarazione spavalda e agghiacciante rilasciata in un'aula di tribunale da Andre Karlow, l'uomo appena condannato a Seattle per aver brutalmente aggredito Andie Holcepl, una donna transgender.

Come riportato dal giornalista Christopher Wiggins per la testata statunitense The Advocate, e rapidamente divenuto virale sulle bacheche di Reddit, Karlow è stato condannato la scorsa settimana dalla King County Superior Court a 84 mesi di prigione — sette anni pieni — per aggressione di secondo grado e crimine d'odio. Ha ricevuto il massimo della pena. Durante la lettura della sentenza, l'aggressore si è mostrato totalmente impenitente, arrivando a sfidare fisicamente e verbalmente le istruzioni del giudice prima di essere scortato via.

Il movente che diventa aggravante

Quello che è successo nel quartiere universitario di Seattle nel marzo dell'anno scorso non è stata una semplice rissa, né un banale episodio di criminalità urbana. È stato un pestaggio mirato, metodico, alimentato — come hanno dimostrato i procuratori in aula — da una viscerale ostilità verso l'identità di genere della vittima.

La condanna di Karlow è un passaggio fondamentale perché riconosce formalmente il crimine d'odio (hate crime). Il sistema giudiziario dello Stato di Washington ha gli strumenti legali per affermare un principio cruciale: tu non hai solo colpito Andie, hai colpito ciò che Andie rappresenta. Hai cercato di punire la sua esistenza e, per estensione, quella di un'intera comunità. E quando l'odio si fa megafono di una precisa retorica estremista — invocando l'intervento letale di un Presidente per spazzare via le persone trans — smette di essere cronaca nera e assume i contorni del terrorismo identitario.

L'abisso italiano: vittime di serie B

Di fronte a una notizia del genere, per chi vive o si occupa di diritti civili in Italia è impossibile non fare i conti con la nostra realtà. Mettiamo per un attimo da parte Seattle. Immaginiamo che Andie Holcepl stesse passeggiando a Roma, a Milano, o nella provincia italiana. Immaginiamo che un uomo la massacri di botte urlando che "il governo dovrebbe farvi sparire tutti".

Cosa succederebbe nel nostro Paese?

L'aggressore verrebbe ovviamente processato per lesioni. Ma il movente? Quell'odio specifico, sistemico, mirato all'identità di genere, per lo Stato italiano non esiste. La Legge Mancino, che punisce i crimini d'odio legati a razza, etnia e religione, non copre né l'orientamento sessuale né l'identità di genere. È una ferita ancora aperta dalla vergognosa seduta del 2021, quando il DDL Zan — che avrebbe finalmente colmato questa lacuna — fu affossato tra gli applausi e le risate dei senatori.

Oggi, in Italia, aggredire una persona perché è trans non costituisce, di per sé, un'aggravante specifica legata all'odio transfobico. Le associazioni LGBTQ+ e i centri antiviolenza continuano a denunciare un sommerso spaventoso di aggressioni, minacce e discriminazioni. Ma senza uno strumento giuridico adeguato, le vittime rimangono invisibili per le statistiche ufficiali dei crimini d'odio. A tutelare le persone trans nel nostro ordinamento resta principalmente la storica, ma ormai datata, Legge 164/1982, che regolamenta il percorso di rettifica anagrafica, ma che di certo non offre scudi contro la violenza di strada o il clima d'odio.

Le parole armano le mani

Il caso di Seattle ci sbatte in faccia un'amara verità: la violenza fisica non nasce mai nel vuoto. È il prodotto finale di un ecosistema mediatico e politico che disumanizza quotidianamente le minoranze. Quando i leader politici dipingono le persone transgender come una "minaccia all'ordine naturale" o alla sicurezza pubblica, c'è sempre qualcuno pronto a tradurre quella violenza verbale in pugni.

Karlow sperava che la politica "li uccidesse tutti". Il giudice di Seattle gli ha risposto con sette anni di carcere, difendendo lo stato di diritto.

Oltreoceano l'odio transfobico costa 84 mesi di prigione e lo stigma indelebile di un crimine d'odio. In Italia, lo stesso odio viene ancora derubricato a un litigio per "futili motivi", lasciato all'interpretazione del singolo tribunale. Fino a quando accetteremo di chiamare "risse" le aggressioni all'identità di chi siamo?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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