Canada, il sangue non basta: così la destra sciacalla sulle vite trans

I cadaveri sono ancora caldi, ma gli avvoltoi hanno già iniziato a banchettare. Mentre il Canada piange le vittime della terribile sparatoria di massa a Tumbler Ridge, una macchina della propaganda ben oliata si è messa in moto per trasformare il lutto in odio puro. Non è una supposizione: è il verdetto spietato dei ricercatori che hanno analizzato l'ondata di fango digitale che sta travolgendo il paese.
La notizia: quando il dolore diventa propaganda
Secondo quanto riportato dal National Observer, la sparatoria di Tumbler Ridge è stata immediatamente strumentalizzata dall'estrema destra canadese per alimentare una narrativa d'odio contro la comunità transgender. I ricercatori citati nell'inchiesta — rilanciata con forza su Reddit r/transgender — hanno documentato un "aumento vertiginoso dell'odio" (surge in hate) nelle ore e nei giorni successivi alla tragedia.
Il meccanismo è subdolo e letale: si prendono frammenti di informazioni, spesso non verificate o del tutto false, e le si cuce addosso all'identità di genere del presunto colpevole o delle vittime per dimostrare una pericolosità intrinseca della comunità trans. Non importa la verità dei fatti; importa il rumore, la paura, il bersaglio facile.
Un copione che conosciamo fin troppo bene
"Canada's far right fuelled surge in hate after Tumbler Ridge mass shooting", titolano gli esperti. È il fenomeno del cosiddetto terrorismo stocastico: demonizzare sistematicamente un gruppo di persone finché qualcuno, da qualche parte, non decide che è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti. In Canada, questa strategia sta colpendo duramente i diritti civili, cercando di dipingere l'esistenza trans come una minaccia alla sicurezza pubblica.
È una tattica che abbiamo visto applicata ovunque, ma che in Canada colpisce ancora di più perché arriva in un momento in cui le tutele per la comunità LGBTQ+ sembravano solide. Eppure, basta una tragedia per far crollare la maschera della tolleranza.
L'Italia è lo specchio del Canada (ma senza scudo)
Perché questa notizia dovrebbe toglierci il sonno qui in Italia? Perché il metodo è lo stesso. Anche da noi, la retorica del "pericolo gender" viene agitata ogni volta che si vuole distogliere l'attenzione da problemi sistemici o per raccattare voti nei bassifondi del risentimento sociale.
In Italia viviamo un paradosso pericoloso. Da un lato abbiamo la Legge 164/82, una normativa storica ma ormai obsoleta che ancora richiede percorsi burocratici umilianti per il riconoscimento dell'identità. Dall'altro, abbiamo assistito all'affossamento del DDL Zan, che avrebbe dovuto proteggere proprio dalle ondate d'odio come quella che stiamo vedendo in Canada. Senza una legge specifica contro la trans-omofobia, siamo nudi di fronte agli sciacalli.
Quando esponenti politici nostrani parlano di "ideologia LGBTQ+ che minaccia i bambini" o usano termini dispregiativi per commentare fatti di cronaca, stanno usando lo stesso manuale dei gruppi estremisti canadesi. Stanno preparando il terreno.
Le parole sono proiettili
Non dobbiamo fare l'errore di considerare questi post sui social o queste dichiarazioni politiche come semplici "opinioni forti". Quando i ricercatori parlano di un aumento dell'odio dopo una strage, parlano di persone reali che ora hanno paura di uscire di casa, di genitori che temono per i propri figli, di una comunità sotto assedio.
Il Canada ci sta mostrando il futuro se non decidiamo di tracciare una linea rossa invalicabile. Se permettiamo che il sangue delle vittime venga usato come inchiostro per scrivere manifesti d'odio, abbiamo già perso. La domanda non è se accadrà anche qui, ma quanto tempo manca prima che qualcuno decida di trasformare la nostra retorica politica in una tragedia di cronaca.
Quanto vale, oggi, la vita di una persona trans di fronte a un clic o a un voto di protesta?
Fonte: Canada's far right fuelled surge in hate after Tumbler Ridge mass shooting: researchers · 14 marzo 2026
Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.
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