Bhumika in Parlamento: il Nepal ci insegna come si fa la democrazia

Andrea Buttarelli · Generato con AI
Bhumika in Parlamento: il Nepal ci insegna come si fa la democrazia

Non è un miraggio e non succede in una futuristica democrazia scandinava. Succede a Kathmandu. Mentre l'Occidente si guarda allo specchio, incerto se concedere o meno l'esistenza giuridica alle persone non-binarie e transgender, il Nepal ha deciso di superare tutti a destra, portando per la prima volta una persona transgender tra i banchi del suo Parlamento.

La notizia, riportata da L'Unione Sarda, segna un punto di non ritorno: "Bhumika, la prima persona transgender eletta nel parlamento del Nepal" non è solo un titolo di cronaca estera, è la prova che la rappresentanza istituzionale non è una concessione, ma un atto di giustizia necessario. Bhumika Shrestha, storica attivista del Blue Diamond Society, entra nelle stanze del potere in un Paese che, nonostante le sue contraddizioni economiche, ha saputo riconoscere il "terzo genere" sui documenti d'identità già dal 2007.

Uno specchio scomodo per l'Italia

Leggere questa notizia dall'Italia fa male, o almeno dovrebbe far riflettere. Mentre noi celebriamo come un evento straordinario la rara presenza di una persona trans in un talk show pomeridiano, in Nepal si vota per portarle al governo. Nel nostro Paese, la politica sembra aver inserito la retromarcia: il fallimento del DDL Zan ha lasciato un vuoto legislativo colmato solo da odio social e discriminazioni quotidiane.

La nostra legge di riferimento, la L. 164/82, ha più di quarant'anni. Sebbene la Corte Costituzionale e la Cassazione abbiano rimosso l'obbligo di intervento chirurgico per il cambio anagrafico, il percorso resta una via crucis burocratica e giudiziaria. In Italia, la politica parla delle persone trans, spesso per bollarle come una minaccia o un capriccio ideologico, ma non parla mai con loro, né tantomeno permette loro di parlare dai seggi del potere.

Perché il Nepal è più avanti?

Non è un caso che il Nepal sia diventato un faro per i diritti LGBTQ+ in Asia. Dopo la fine della monarchia e una sanguinosa guerra civile, la nuova Costituzione del 2015 ha sancito esplicitamente la protezione contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. Come riporta la fonte originale, l'elezione di Bhumika è il culmine di un percorso di visibilità che passa per le piazze e arriva alle urne.

Bhumika non è lì come "quota diversity". È lì perché rappresenta una fetta di cittadinanza che ha deciso di non essere più invisibile. In Italia, l'ultima (e unica) esperienza di rilievo nazionale resta quella di Vladimir Luxuria, eletta nel lontano 2006. Da allora, il deserto. La politica italiana sembra terrorizzata dall'idea che un corpo trans possa legiferare su temi che non siano solo la propria sopravvivenza.

La lezione di Bhumika

L'elezione di Bhumika Shrestha ci ricorda che la democrazia è tale solo se specchia la società in tutte le sue sfumature. Il Nepal ci insegna che non serve essere una superpotenza economica per essere una superpotenza dei diritti civili. Serve coraggio politico e una visione che vada oltre il prossimo sondaggio elettorale.

Cosa risponderemo quando i nostri figli ci chiederanno perché, nel 2024, un Paese ai piedi dell'Himalaya era più inclusivo di una nazione del G7 che si vanta di aver inventato il diritto? Forse è ora di smettere di guardare al Nepal come a una terra esotica da cartolina e iniziare a guardarlo come a un modello di civiltà istituzionale.

Bhumika in Parlamento non è una curiosità folkloristica. È una sfida lanciata a tutti noi: quanto siamo disposti a cedere spazio affinché la democrazia sia davvero di tutti?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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