Due papà o orfanotrofio? Il Tribunale smonta il divieto adozione

In Italia, nel 2026, una fetta delle istituzioni sembra avere una priorità agghiacciante: è meglio lasciare un bambino in un orfanotrofio all'estero, privo di affetti e di punti di riferimento, piuttosto che permettere a una coppia di due uomini di offrirgli una famiglia, una casa e un futuro. Sembra una distopia ideologica, ma è la fredda realtà dell'attuale impianto normativo sulle adozioni. Ora, però, qualcosa potrebbe – e dovrebbe – finalmente cambiare.
I fatti: la normalità che spaventa la politica
Come riportato dal portale Cittadinanzattiva.it, il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha deciso di rimettere alla Corte Costituzionale la questione della legittimità dell'articolo 29 bis della legge sulle adozioni. Il caso specifico riguarda due quarantenni veneziani, uniti civilmente dal 2019, che hanno chiesto di poter accogliere un bambino attualmente ospite di un istituto estero. La loro richiesta è disarmante nella sua profonda e assoluta normalità: «Non vogliamo essere dei pionieri – hanno spiegato i due uomini – ma solo valutati per ciò che siamo e che potremmo offrire in termini di accoglienza e possibilità a un bambino». Non chiedono scorciatoie, non pretendono corsie preferenziali. Chiedono, semplicemente, di essere messi alla prova come futuri genitori.
Una discriminazione irragionevole e ingiustificata
Il cortocircuito giuridico e morale del nostro Paese è ormai insostenibile. Grazie alle recenti aperture della giurisprudenza costituzionale, una persona single oggi può, a determinate e specifiche condizioni, accedere all'adozione. Eppure, se due persone dello stesso sesso si assumono responsabilità reciproche di fronte allo Stato, siglando un'unione civile ai sensi della Legge 76/2016, la porta dell'adozione internazionale viene loro sbattuta violentemente in faccia.
Per i giudici veneziani, questo divieto categorico non risponde più ad alcuna finalità legittima di tutela. Al contrario, produce effetti «irragionevoli, discriminanti e non giustificati», ponendosi in palese contrasto non solo con i principi di uguaglianza della nostra Costituzione, ma anche con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Il cardine del diritto minorile, infatti, non è mai stato il presunto "diritto degli adulti ad avere un figlio", bensì il supremo interesse del minore a crescere in un ambiente stabile e armonioso. Escludere a priori una coppia solida – peraltro valutata positivamente dallo stesso Tribunale lagunare per le sue "risorse e stabilità adeguate" – significa, nei fatti, penalizzare in primis proprio i bambini abbandonati, usandoli come pedine in uno scacchiere ideologico.
Il Parlamento fantasma e la supplenza dei giudici
La palla passa ora alla Consulta, ma l'ordinanza veneziana è l'ennesimo specchio del totale fallimento della nostra classe politica. Da quando, nel 2016, la stepchild adoption fu stralciata all'ultimo minuto dalla legge sulle unioni civili per beceri calcoli di palazzo, il Parlamento è rimasto terrorizzato. Incapace di legiferare sui diritti civili per non scontentare le frange più conservatrici, il legislatore preferisce delegare vigliaccamente ai giudici l'onere di aggiornare il Paese alla realtà del ventunesimo secolo.
Non possiamo più tollerare che la presunta "tutela dei minori" venga brandita come scudo retorico per giustificare quella che nei fatti si configura come un'omofobia di Stato. Se un magistrato deve ricordare alla politica che la capacità di amare, di accogliere e di educare non risiede nell'orientamento sessuale, significa che le istituzioni democratiche hanno perso la loro bussola morale.
La Corte Costituzionale ha oggi tra le mani un'opportunità storica per smantellare questo muro anacronistico. Resta però da porsi un interrogativo scomodo e doloroso: fino a quando l'Italia avrà il coraggio di guardare negli occhi un bambino senza famiglia, spiegandogli che il suo disperato bisogno di amore vale meno di un cavillo burocratico?
Fonte: Adozioni e unioni civili: per il Tribunale il divieto può essere discriminatorio - cittadinanzattiva.it · 19 marzo 2026
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