L'aborto in Italia è un miraggio? Cuneo suona la sveglia.

Non è mai finita. Ogni volta che ci illudiamo che un diritto fondamentale sia ormai scolpito nella pietra, ci accorgiamo che viene silenziosamente svuotato dall'interno. Mentre la politica nazionale guarda spesso dall'altra parte, è dalla provincia che arriva la vera chiamata alla resistenza civile.
Stando a quanto riportato da Cuneocronaca, sabato 7 marzo lo spazio Arcipelago di Cuneo ospiterà l'incontro pubblico "Libertà di scegliere: diritti, corpi e politiche pubbliche". Promosso dalla consigliera regionale Giulia Marro (AVS), l'evento chiama a raccolta i pesi massimi dell'attivismo locale e nazionale: la rete +194 voci (redattrici dell'omonimo libro bianco), l'Associazione Luca Coscioni, Mai+Sole e SNOQ Cuneo.
Non si tratta del "solito" ritrovo tra addetti ai lavori. È un segnale di allarme che dovrebbe rimbombare in tutto il Paese, perché tocca il nervo scoperto della nostra democrazia.
Il corpo è nostro, ma decide lo Stato?
In Italia, il diritto all'aborto regolato dalla Legge 194/78 somiglia sempre più a un'estenuante roulette russa. Tra ospedali in cui l'obiezione di coscienza sfiora percentuali imbarazzanti e consultori progressivamente definanziati – o, peggio, aperti all'ingerenza delle associazioni sedicenti "pro-vita" – la libertà di scelta sta diventando un privilegio riservato a chi ha i mezzi economici per spostarsi o rivolgersi al privato.
Ma l'iniziativa di Cuneo ci ricorda una lezione fondamentale per tutta la comunità LGBTQ+ e per chiunque abbia a cuore le libertà individuali: la battaglia per l'autodeterminazione dei corpi è unica e indivisibile. Il filo rosso che collega una persona che cerca di abortire in una provincia a trazione conservatrice, un paziente che chiede dignità nel fine vita, e una persona trans che lotta per i percorsi di affermazione di genere (spesso resi infernali da una burocrazia cieca, figlia della pur pionieristica L. 164/82), è esattamente lo stesso. È il tentativo sistematico di negare a chiunque il diritto di esistere e di decidere per sé.
La tattica del logoramento
Le destre – non solo in Italia, ma in tutta Europa e oltreoceano – sanno bene che cancellare apertamente una legge popolare dall'oggi al domani scatenerebbe il caos e costerebbe voti. La strategia è molto più sottile e letale: mantenere intatto l'involucro legale, ma distruggere l'infrastruttura sanitaria e sociale che permette di esercitare quel diritto. È la tattica del logoramento.
Lo abbiamo visto con l'indecoroso affossamento del DDL Zan, lo vediamo con i tentativi striscianti di limitare l'accesso alla pillola RU486, e lo viviamo sulla nostra pelle quando parliamo di salute riproduttiva e carriere alias osteggiate nelle scuole. Se chi legifera è lo stesso che stringe le spalle davanti al collasso dei servizi a tutela della persona, allora eventi come quello piemontese non sono semplici dibattiti. Sono avamposti di sopravvivenza democratica.
Sabato ad Arcipelago si parlerà di aborto, certo. Ma si parlerà soprattutto di noi. Perché nel momento in cui lo Stato si arroga il diritto di decidere cosa puoi o non puoi fare con il tuo corpo, nessuno è più al sicuro.
Il problema oggi non è solo difendere ciò che abbiamo faticosamente ottenuto negli anni '70, ma pretendere che smetta di essere una promessa di carta. Cuneo sta dimostrando di non voler cedere di un solo millimetro: e voi, da che parte avete deciso di stare?
Fonte: Cuneo: sabato ad Arcipelago incontro pubblico su diritti, aborto e libertà di scelta - Cuneocronaca · 2 marzo 2026
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